Vaticano: chi dice qualcosa contro la Chiesa fa terrorismo

L’Osservatore Romano bolla come “vili attacchi al Papa” le affermazioni di Andrea Rivera, uno dei conduttori del concerto del 1 maggio. Il Circolo M. Mieli si autodenuncia: covo di terroristi.

CITTA’ DEL VATICANO – All’Osservatore Romano non hanno gradito il concerto del primo maggio, trasmesso in diretta dalla Rai ieri da piazza S. Giovanni in Roma. I tuoni e i fulmini del quotidiano della Santa Sede si sono concentrati su Andrea Rivera (nella foto), uno dei conduttori della manifestazione, che durante un monologo ha osato dire a voce alta, e con un microfono in mano, che «Il Papa ha detto che non crede nell’evoluzionismo. Sono d’accordo, infatti la chiesa in duemila anni non si è mai evoluta.» Poi ha aggiunto: «Non sopporto che il Vaticano abbia rifiutato i funerali di Welby. Invece non è stato così per Pinochet, per Franco e per uno della banda della Magliana.» Apriti cielo, all’Osservatore Romano hanno perso le stampelle e hanno velocemente approntato un articolo al vetriolo nel quale si passa con disinvoltura dalle opinioni di Rivera sulla Chiesa alla “pericolosità” delle minacce recentemente ricevute dal monsignor Angelo Bagnasco, ai messaggi delle Br, fino ad arrivare prontamente a tirare in ballo “chi fa del laicismo la sua sola ragione d’essere”. Nel pezzo, intitolato “I vili attacchi al Papa. Anche questo è terrorismo” si afferma che “È terrorismo lanciare attacchi alla Chiesa. È terrorismo alimentare furori ciechi e irrazionali contro chi parla sempre in nome dell’amore, l’amore per la vita e l’amore per l’uomo.” Inoltre: “Le parole del ‘conduttore’ forse sono solo espressione di una sconcertante superficialità. Ma la loro pericolosità non è altrettanto superficiale. Sono di queste ore gli attacchi e le minacce, pesanti, rivolte al Presidente della Cei, l’Arcivescovo Angelo Bagnasco (…) ore anche gli slogan nei cortei inneggianti ai terroristi, i messaggi che appaiono su internet, provenienti da ‘br’ in carcere, un’offensiva che cerca di trovare terreno fertile nell’odio anticlericale. Un odio purtroppo coscientemente alimentato da chi fa del laicismo la sua sola ragione d’essere, per convenienza politica.”

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L’apparentamento tra chi, liberamente, laicamente e democraticamente, critica certe posizioni e azioni della Chiesa a delinquenti e terroristi è a dir poco indecente. Rivera, dal canto suo, rivendica il proprio diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero: «I miei testi li ho proposti agli autori e sono stati approvati», aggiungendo che «la maggior parte dei mie detrattori ha detto che ho fatto delle battute fuori luogo? Allora l’articolo 21 della costituzione che ci fa li. Non è fuori luogo?» Rivera è ora nell’occhio del ciclone, messo all’indice da un gran numero di politici. Raccoglie comunque la piena solidarietà di Andrea Maccarrone, del Direttivo di Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, che lo appoggia nell’«aver osato esprimere dei giudizi critici sul papa e sul vaticano e si vede attaccato da tutti fronti come fosse un criminale. Il giovane presentatore si è limitato ad esprimere liberamente le sue idee circostanziando e motivando le sue opinioni. Non vediamo come queste idee possano ritenersi violente o intolleranti, o possano ledere la libertà religiosa di chicchessia, come qualcuno ha paventato. Andrea Rivera ha infatti criticato fatti specifici (la scelta di non celebrare il funerale di Welby e di celebrare invece quello di personaggi assai più controversi come Pinochet). Oggi addirittura l’Osservatore Romano parla di terrorismo. Se la libertà di pensiero e di critica anche nei confronti di istituzioni religiose è da considerarsi terrorismo, allora tutto il Circolo di cultura Omosessuale Mario Mieli, che della sua libertà di pensiero e di critica è fieramente orgoglioso, si autoaccusa di terrorismo, dal momento che consideriamo che la società che vuole Ratzinger sia una società buia e intollerante. Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, auspica che si levino più forti e numerose da parte del mondo politico, della cultura, del sindacato e del lavoro, le voci in solidarietà verso chi ha il coraggio delle proprie idee e di esprimerle liberamente e in maniera non servile. Non vorremmo ritrovarci ai tempi dell’Inquisizione e dell’Indice dei libri proibiti.»

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Si schiera al fianco di Rivera anche Franco Grillini, deputato dell’Ulivo e presidente onorario di Arcigay: «Rivera ha criticato la politica vaticana e ha interpretato il sentimento della piazza e di buona parte del paese. Piuttosto occorrerebbe chiedersi se in Italia sia ancora permesso criticare Papa e Vaticano. È appena il caso di ricordare che l’88% degli italiani non ha condiviso l’atteggiamento vaticano sui funerali di Welby.» Per Grillini «Qualcuno vorrebbe mettere fuorilegge laicismo e anticlericalismo e limitare la libertà di espressione. Soprattutto nei mezzi radiotelevisivi dove è ormai impossibile contrastare lo strapotere mediatico clericale. È bene ricordare che non siamo nella Polonia della Lustrazia o a nella Tehran degli ayatollah. Far passare per terrorista Rivera è tanto ridicolo quanto grottesco e dimostra come gli ambienti vaticani siano allergici alle critiche e alla diversità di pensiero e di opinione.»

Critica in una nota la tattica ‘terroristica’ del quotidiano vaticano anche il consigliere Rai Sandro Curzi: «Quando si arriva a parlare di terrorismo per la battuta di un giovane comico o di un artista di strada – peraltro opportunamente invitato a quella grande festa di giovani e di libertà, che e’ tradizionalmente il concerto del primo maggio a San Giovanni – mi pare che si faccia, anche se involontariamente, della pericolosa provocazione. Mentre, prosegue Curzi, «le pagine dei giornali sono piene delle minacce ‘terroristiche’ al presidente della Cei e delle polemiche sul family day, è francamente irresponsabile buttare benzina sul fuoco per meschine strumentalizzazioni politiche. A prendere le distanze e a chiarire tempestivamente l’episodio di Andrea Rivera sono intervenuti tutt’e tre i segretari confederali e il direttore di Rete Tre. Che si voleva di più? Che bruciassimo in piazza Rivera? Che si dimettesse il governo? Che Marx chiedesse scusa per essere venuto al mondo?» Dispiace, prosegue l’ex direttore di Liberazione, «che anche l’Osservatore Romano, che nella sua storia ci aveva abituati a ben altri e alti toni, si sia lasciato coinvolgere da un clima che tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero cercare di svelenire piuttosto che caricare di rancorosa propaganda.» (Roberto Taddeucci)

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