Veltroni: no all’omofobia, sì ai diritti dei conviventi

Per Walter Veltroni il giorno dell’atteso discorso riguardante il suo impegno nel Partito Democratico, nel quale accenna al problema dell’omofobia e difende i diritti dei conviventi non sposati.

TORINO – Occhi puntati sul Lingotto di Torino dove oggi pomeriggio Walter Veltroni ha ufficialmente annunciato di accettare la possibilità di diventare il leader del Partito Democratico. Un discorso di 100 minuti accuratamente preparato e nel quale il sindaco di Roma ha parlato di tante cose, dalla necessità di riunire il paese, la necessità delle riforme, i conti pubblici, il clima. Nel suo lungo discorso in passaggi due richiami di particolare interesse per i lettori di queste pagine: uno sull’omofobia e uno sulle coppie di fatto.

“E nella nostra società – ha detto Veltroni -, a fianco di una grande ricchezza a volte nascosta in termini di "capitale sociale", sento esserci uno stato d’animo fatto di smarrimento, di stanchezza, di pessimismo, persino di forme di intolleranza, di incattivimento, di omofobia, di diffidenza e chiusura verso tutto ciò che appare estraneo, diverso.”  Poi, più avanti, parlando del rapporto tra stato laico e religione la necessità di trovare un punto di equilibrio: “È questo spirito di ricerca e di confronto che sta alla base della proposta di legge sui Dico. Se è certamente vero ciò che Savino Pezzotta ha detto, circa il valore costituzionale della famiglia fondata sul matrimonio, è altrettanto vero che, come hanno fatto tutte le altre grandi democrazie, anche in Italia è giusto riconoscere i diritti delle persone che si amano e convivono.”

Soddisfatti Anna Paola Concia e Andrea Benedino, portavoci nazionali di Gayleft, la consulta lgbt dei Ds: «Abbiamo chiesto stamattina a Veltroni parole chiare sui diritti civili. Queste parole sono arrivate: la denuncia dell’omofobia e l’impegno per una legge europea sulle coppie di fatto eterosessuali e omosessuali. Queste parole aggiungono Concia e Benedino ci incoraggiano a continuare il percorso di costruzione della cittadinanza politica degli omosessuali dentro il futuro Partito Democratico. Porteremo avanti questo percorso coinvolgendo tutte e tutti quegli omosessuali che vogliono accettare con noi questa scommessa.»

Non entusiasta invece la ministra Rosy Bindi, secondo cui «è stato un discorso un po’ lungo ed è mancata la generosità verso altre culture che non sono di sinistra, come quella cattolico-democratica.»  (RT