Venezia, coppia gay minacciata con un coltello: ‘fr*ci di merd*, siete fortunati che c’è gente per strada’

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L'ultima sconvolgente denuncia di omofobia arriva da Venezia e ha coinvolto due giovani fidanzati, aggrediti da quattro ventenni.

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Si può avere paura di camminare per strada, nel pieno centro città, solo perché omosessuali?

A porsi questa domanda un ragazzo di Venezia, minacciato fisicamente la notte di martedì, in pieno centro. Luca, nome di fantasia, era in compagnia del proprio compagno Luigi, altro nome di fantasia. I due stavano semplicemente passeggiando sulla via di ritorno verso casa dopo una lunga giornata, quando quattro ragazzi tra i 20 e i 25 anni hanno iniziato ad insultarli, come denunciato su Facebook.

Uno di loro inizia a urlarci contro: “Guarda questi qua! Sicuramente sono due froci di merda”. Dopo aver girato istintivamente lo sguardo per vedere chi ci stava “parlando” e dopo avergli risposto che eravamo fieri delle persone che siamo, senza neanche avere il tempo di riprendere il nostro passo subito uno di loro ci viene incontro e prende di mira Luigi, dicendogli che gli romperebbe la faccia se non ci fossero state altre persone per strada e offendendoci con le più fantasiose espressioni omofobe. Fino a qui tutto “normale”: un classico esempio di omofobia che purtroppo dilaga nella nostra società“.

Peccato che la situazione, improvvisamente e inspiegabilmente, degeneri pesantemente, nell’indifferenza generale dei passanti.

Tutto normale fino a quando uno dei quattro ragazzi tira fuori un coltello, minacciando Luigi nei peggiori modi possibili”, continua Luca nel suo racconto. “Frocio, vieni qui se hai coraggio”. “Oggi sei fortunato, stai attento”. Il ragazzo continua a ricordarci numerose volte che siamo fortunati perché non siamo i soli per strada, prima di andarsene a passo veloce con i suoi compagni“.

Fortunatamente le minacce non hanno avuto seguito, ma la paura per entrambi, quella sì, è stata tanta. I due ragazzi non hanno ostentato “atteggiamenti arroganti, fastidiosi, aggressivi o “esibizionisti” di alcun genere”, perché “non è nel nostro stile e chi ci conosce può tranquillamente confermare”, eppure l’odio che si fa violenza li ha travolti.

“In quel momento eravamo due semplici persone che tornavano a casa dalla biblioteca, come ogni sera. Non parlavamo, non facevamo altro se non camminare e fumarci la nostra ultima sigaretta di quella lunga giornata. I quattro ragazzi sembravano perfettamente lucidi e coscienti di cosa stavano dicendo e facendo. Da parte nostra non hanno ricevuto alcun segnale per spingerli ad agire in questo modo, e il gruppo sembrava divertito dalla situazione che aveva creato il loro compagno”.

Ed è qui che Luca si pone una domanda essenziale, perché tremendamente figlia dei mesi difficili che stiamo vivendo.

“Ora, offese e questioni ideologiche (che si commentano da sole) a parte, io mi chiedo com’è possibile che nel 2018, in pieno centro storico di Venezia, città d’arte, città studentesca, luogo dove una miriade di culture, credenze, religioni e usanze si incontrano da secoli, possano accadere episodi di un livello di ignoranza del genere (perché questa è ignoranza allo stato puro, altra espressione per descrivere il tutto non mi viene in mente).
E mi chiedo ancora,  com’è possibile venire minacciati per strada con un coltello per puro divertimento? Com’è possibile che nessuno dei passanti abbia accennato a prendere le nostre difese anche solo chiamando le forze dell’ordine?”.

Com’è possibile, per l’appunto. Difficile, purtroppo, rispondere a questo quesito, sempre più ripetuto e ingombrante. Giorno dopo giorno.

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