Venezia, figlio di una coppia lesbica iscritto all’anagrafe: sentenza storica

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Le associazioni esultano: "Adesso occorre superare gli ultimi divieti della legge 40".

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Risiede a Venezia il primo bambino figlio (riconosciuto) di due mamme in Italia: la Corte di Cassazione ha riconosciuto nelle scorse ore alla coppia lesbica (sposata in Gran Bretagna) il diritto di iscrivere il bambino, avuto con fecondazione eterologa, all’anagrafe del capoluogo veneto con i cognomi di entrambe le madri.

L’ufficio dello stato civile britannico lo aveva iscritto come figlio di entrambe le mamme, che avevano poi chiesto il riconoscimento all’anagrafe del Comune di Venezia. Dopo il secco no ricevuto prima dall’ufficiale di Stato e poi in Aula (in tribunale e in Corte d’Appello), la sentenza di terzo grado ha ribaltato ogni scenario.

La Corte ha sancito infatti il diritto preminente del bambino ad avere una famiglia e a mantenere le relazioni affettive già consolidate “pur in assenza di vincoli biologici o adottivi”. Per la Cassazione, insomma, la volontà della coppia non contrasta con l’ordine pubblico internazionale. “La fattispecie perfezionata dagli uffici dello stato civile di un Paese estero non è contraria all’ordine pubblico”.

Festeggiano la notizia anche i gruppi che da tempo si battono per il riconoscimento dei diritti della comunità LGBT. Per l’associazione Luca Coscioni e l’associazione radicale Certi Diritti si tratta di un “altro colpo per la legge 40, a 12 anni esatti dal referendum sulla suddetta legge”.

Filomena Gallo e Leonardo Monaco, segretari delle due associazioni, puntualizzano: “Il Parlamento, con questa nuova doccia di realtà, farebbe bene a superare in fretta gli ultimi divieti della legge 40, come il divieto di eterologa per le donne single e lesbiche prima che ci pensi la Corte Costituzionale a finire di demolire una delle più brutte leggi della storia della nostra Repubblica”. 

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