Venite a Nizza!

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Il caso, la sorpresa, il dolore, lo sbigottimento, la paura. Il nostro Roberto Schinardi da Nizza.

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La bambina e la bambola rosa. L’aspetto più truce della spaventosa strage di Nizza è tutto lì, in quell’immagine di puro terrore quieto: il cadavere di un infante coperto da un telo dorato con a fianco il suo giocattolo che immaginiamo preferito. Sono loro, i bambini, a rendere ancora più insopportabile la tragedia: probabilmente, tra le 84 vittime, una decina sono bimbi, e uno dei primi nomi a essere fatto è un undicenne americano, Brodie Copeland, e ce ne sono almeno una trentina tra il centinaio di feriti, una ventina molto gravi.

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In una società ‘no future, no opportunities’ sono proprio i bambini a essere le prime vittime, perché senza futuro non avrebbe senso nemmeno che esistessero: e in questa guerra senza regole/limiti/confini la vita diventa proprio la passione massima dei bimbi, il gioco, e in nome del gioco nulla è sacro. Così si può morire in una sorta di bowling umano dove un 31enne – si chiama Mohamed Lahouaiej Bouhlel e il cognome si legge come ‘boules’ (‘bocce’) + ‘hell’ (‘inferno’) – tra l’altro padre di tre figli, semina morte con un camion per ben due km lungo la meravigliosa Promenade des Anglais, dall’ospedale Lenval fino oltre al celebre Hotel Negresco, cercando di zigzagare per colpire più persone. Il grande poeta Mario Luzi diceva che “nella letteratura contemporanea vedeva solo il gioco”: forse in questa corsa alla follia anche gli emissari della guerra vedono la vita come un gioco amorale, le persone come pedine da abbattere come birilli, senza più alcuna regola etica.

Nizza, la spiaggia poche ora fa. (foto Roberto Schinardi)
Nizza, la spiaggia poche ora fa. (foto Roberto Schinardi)

Sembra un luogo comune, eppure quando la percezione del pericolo è più vicina la sensazione di coinvolgimento è davvero impattante: ieri sarei dovuto andare con amici proprio davanti all’Hotel Negresco per vedere i fuochi d’artificio, e solo all’ultimo abbiamo deciso di gustarcelo dal terrazzo di casa, verso l’aeroporto, davanti al quale è proprio passato il camion killer prima di dare il via alla mattanza. E la sensazione che si prova è che siamo davvero tutti in guerra, in questa lotteria del male dove la tyche, il caso, domina in modo tragicamente democratico, e chiunque può essere coinvolto in qualsiasi momento indipendentemente da ceto, razza, religione e orientamento sessuale: non è la strage di Orlando, ancora fresca nella memoria, eppure Nizza è una delle città più omofriendly d’Europa, con uno splendido quartiere gay, il Petit Marais, che si snoda da piazza Garibaldi verso il porto, ornato da ristoranti, bar, pub e sex club sempre affollati. Ed è l’unica città al mondo con due festival di cinema lgbt durante l’anno, l’In&Out in primavera e il Ze Festival autunnale. Quindi, non lasciamoci intimorire. La capitale della Costa Azzurra resta ‘la bella Nizza’, la strage non può né potrà mai sfregiare le sue splendide spiagge acciottolate, il mare cristallino dell’incantevole Baie des Anges, la sua frequentazione turistica multiculturale e multisessuale. Perciò, venite a Nizza. Se avevate in programma un viaggio a Nizza non annullatelo né rimandatelo. Non rinunciate a una delle spiagge gay più belle del mondo, a Saint-Laurent d’Eze, a venti minuti da Nizza verso Montecarlo, oppure agli scogli terrazzati dell’immortale Coco Beach, in città, oltre il porto grande. Bisogna stringersi intorno ai nizzardi e non cedere al vero intento dei terroristi, instillare la paura nella nostra vita quotidiana.

Nizza, il lungomare della strage come appare ora (foto Roberto Schinardi)
Nizza, il lungomare della strage come appare ora (foto Roberto Schinardi)

Adesso la zona del massacro è inaccessibile ai giornalisti stranieri (“ci vuole la tessera francese, siamo in Francia” ci intima un poliziotto) e a Nizza l’atmosfera ha del surreale: una splendida giornata con limpido cielo azzurro, senza una nuvola, e nessuno sulle spiagge, inaccessibili per un’ordinanza, e bandiere ammainate nei bagni privati, anche quella rainbow che sventola gagliarda a Castel Plage e Hi Beach. La stessa Promenade des Anglais è semideserta, joggers e ciclisti si muovono sparuti, il traffico è minimo. Per tutta la notte un vento fortissimo ha fatto sibilare gli infissi fino all’alba. Non sembra vero che si sia compiuta neanche un giorno fa una delle più atroci stragi della storia di Francia, nel giorno più che simbolico della presa della Bastiglia.

Allons enfants, facciamolo per voi.

Roberto Schinardi

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