“Quelli che lei chiama “feccia” sono i nostri figli gay”, la lettera di una mamma al consigliere omofobo

Straordinaria replica di Lorenzina Opezzo, mamma di un figlio gay, al consigliere omofobo di Vercelli Giuseppe Cannata.

E’ il sito InfoVercelli24.it a pubblicare la lettera di una mamma di Vercelli, che ha deciso di prendere carta e penna per replicare al consigliere Giuseppe Cannata, che in estate aveva definito sui social noi omosessuali come la “feccia d’Italia“, tanto da chiedere a gran voce “ammazzateli tutti ‘ste, lesbiche, gay e pedofili“.

Una follia che è costata al consigliere di Fratelli d’Italia un avviso di garanzia per istigazione a delinquere, ma Cannata non si è affatto dimesso. Anzi, in aula il consigliere ha ‘usato’ il Vangelo per provare a giustificare quanto scritto, lasciando di sasso una donna di Vercelli, Lorenzina Opezzo. Una mamma, che dopo aver premesso di non volere visibilità né candidature future in politica, è partita all’attacco.

Lei è naturalmente libero di fare del Suo tempo ciò che vuole, esprimendo il Suo disprezzo pubblicamente ma non può pensare che, proprio per essere pubblico, non raccolga dissenso e disprezzo a sua volta, quella che Lei ha definito gogna mediatica. E’ anche libero di battersi per chi vuole ma non è libero di insultare. “Merde, feccia” si può scrivere sul proprio diario personale o dire tra quattro amici al bar; non in un luogo pubblico in cui vivono gay e lesbiche ed i loro genitori. Questi ultimi, madri e padri di coloro che Lei definisce merde, tra l’altro, appartengono perlopiù a famiglie tradizionali, per usare il termine che Lei predilige. Ecco, noi genitori di queste “merde” abbiamo vite normali con i nostri ragazzi. Alti e bassi, feste di famiglia, problemi, insomma tutto ciò che appartiene a tutti. Con la differenza che i nostri ragazzi (e di riflesso anche noi) hanno spesso avuto esperienze difficili, a volte dolorose, a volte molto dolorose. A sentirsi definire “merde” a molti, dopo aver sopportato sguardi ammiccanti, parole pesanti, essere stati tollerati, non interessa un bel nulla; ad altri, invece, aumenta le difficoltà che spesso hanno e preferiscono tacere, nascondersi. Alcuni, non così di rado, nel sentirsi messi alla gogna (anche loro!) e considerati fallati da gente come Lei, non hanno strumenti e capacità per reagire e spesso scelgono un’altra soluzione. Le lascio immaginare quale. Forse nella sua carriera di medico non ha mai dovuto constatare la morte di chi ha preferito togliersi la vita piuttosto che dare un dispiacere a qualcuno. Le parole non sono mai leggere neanche quando si è tra amici, sono gravissime se pronunciate da chi ricopre cariche pubbliche o aspira a ricoprirle. Stupisce che Lei non capisca.

“Egregio dottore”, continua Lorenzina,ha fatto male a non dimettersi. Legalmente può fare ciò che vuole, ne ha diritto, ma non avere la consapevolezza che non si è graditi neppure, a quanto pare, all’interno della propria maggioranza e, soprattutto, che certe affermazioni in un ruolo pubblico sono gravissime, è davvero singolare“.

Per quanto riguarda me/noi la vita non subirà scossoni per ciò che Lei scrive e, soprattutto, mi è difficile considerarLa un nemico. Sarebbe eccessivo; la vita è molte volte complicata per mille motivi tanto che tengo a salvaguardare quel che resta del giorno e, soprattutto, non mi appartengono odio e rancore ma sono pronta però a battermi anch’io per ciò in cui credo. Vuol dire che La penserò come un signore che, con l’età che ha (non si offenda, siamo vicini anagraficamente), ha ancora voglia di dividere il mondo in buoni e cattivi in base al sesso ed alla provenienza (mi pare che abbia anche detto che ci difenderà dalle invasioni) senza conoscere le persone.

“A me, docente in pensione, continuano ad interessare l’umanità e l’animo umano e sono fondamentalmente intransigente”, prosegue la donna. “La mia intransigenza deriva però dalla capacità di ascoltare e dialogare, capendo le ragioni degli altri perché l’esperienza umana è varia e complessa e la nostra cultura, la nostra arte, scienza servono ad accrescere le vite degli uomini, ad alimentarne l’animo. Non varrebbero nulla se non riuscissimo a far con esse del bene agli altri uomini. Sventolare il Vangelo non ci rende migliori. Don Gallo diceva che da secoli un’idea di natura uguale per tutti, immutabile nel tempo e nello spazio, non si trova più se non nei testi ufficiali cattolici. Ed aggiungeva che “la nostra libertà non si aggiunge semplicemente a quella altrui ma ne è parte integrante e costitutiva, poiché la libertà procede sempre da chi ne è stato storicamente escluso”. Ciò per dire che la penserei così anche se non fossi coinvolta personalmente. Certi principi sono irrinunciabili perché, se nella nostra famiglia non ci siamo mai sentiti cittadini di serie b, essi valgono per tutti, anche per coloro che non hanno la forza per farsi sentire”.

Con questi pensieri Le auguro di vivere più serenamente la Sua età e di confrontarsi spesso con gli altri perché l’umanità di persone diverse da Lei non potrà che arricchirLa. E’ ancora in tempo.

Firmato Lorenzina Opezzo.

1 commento su ““Quelli che lei chiama “feccia” sono i nostri figli gay”, la lettera di una mamma al consigliere omofobo

  1. grazie SIGNORA Lorenzina Opezzo A none mio ..Elvis da Firenze gay e con genitori consapevoli della omosessualità e fieri di essere miei genitori …anche ho perso il padre un po’ di tempo fa’ !le sue parole nella lettera mi rincuorano e mi rendono ancora più forte e fiero di essere una PERSONA e non feccia o merda ! semplicemente un uomo gay che non è diverso da altri uomini o donne che sia ! GRAZIE DI CUORE DI AVER ESPRESSO CIÒ CHE MOLTE PERSONE NON HANNO IL CORAGGIO DI DIRE/ AMMETTERE! ❤️

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