Verso le elezioni: ma ‘loro’ cosa votano?/2

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Seconda carrellata di dichiarazioni di voto in vista delle elezioni del 13 e 14 aprile. Da che parte stanno Aurelio Mancuso e Enrico Oliari, Imma Battaglia e Rita...

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Continuiamo con la carrellata di dichiarazioni di voto di alcune delle personalità del variegato mondo LGBT. Ieri abbiamo letto cosa avevano da dire artisti e personaggi televisivi. Questa volta, a dire da che parte stanno, sono esponenti e attivisti delle principali associazioni italiane. Anche in questo caso, le risposte e le motivazioni che hanno spinto ad una scelta piuttosto che ad un’altra sono diverse.

Aurelio Mancuso (presidente nazionale Arcigay): "Non faccio dichiarazioni dichiarazioni di voto pubbliche, neanche a titolo personale. Dato il ruolo che rivesto sarebbe difficile scindere i due piani. Come associazione, dopo gli ultimi Stati Generali, non abbiamo dato indicazioni precise e unitarie, perché la nostra è una realtà nazionale, con molte anime. E’ chiaro che, chi legge il mio blog, capisce subito qual è la mia intenzione".

Riccardo Gottardi (segretario nazionale Arcigay): "Abbiamo scelto di dare il nostro appoggio alle liste che presentino candidati LGBT in posizioni eleggibili o a qieu candidati che hanno deciso di sottoscrivere il patto con Arcigay. In collegi come la Sicilia, dove sono candidati Vladimir Luxuria e Gainpaolo Silvestri, o la puglia, dove c’è Paola Concia, scegliere è abbastanza facile. Per chi, come me, vota nel collegio Lombardia 2 dove il Pd candida Paola Binetti e dove non ci sono candidati LGBT, la scelta è davvero difficile. Sceglierò di votare cercando di ostacolare la destra, sperando di far si che conquisti meno seggi possibili".

Enrico Oliari (fondatore GayLib): "Sono di Alleanza Nazionale e voterò Pdl perché credo che il nostro impegno come persone LGBT vada profuso anche nel centro-destra. E’ il parlamento che, legiferando, può attribuire diritti alle persone LGBT eperché questo accada serve un voto transpartitico. Anche nel centro-destra ci sono persone laiche e liberali che sono a favore dei nostri diritti, ma non possiamo nascondere che ci sia anche una certa paura. D’altra parte, l’esempio della vicenda dei DiCo del centro-sinistra è stata esemplare. La realtà è che nessuno è più attendibile di altri quando si parla di riconoscere i diritti delle persone LGBT. Nel Pd, ad esempio, sono molto quelli contrari. E neanche le idee di persone come Paola Concia mi convincono. Lei parla di diritti delle persone che si amano, che non significa nulla e il programma del Pd non parla esplicitamente di unioni civili e coppie di fatto, né tanto meno di coppie omosessuali. Noi abbiamo proposto un istituto nuovo, diverso da quello che propongono le siniste, che è quello delle unioni omoaffettive ed è quello che promuoveremo dentro il Pdl. L’unico aiuto ci può arrivare dall’Europa e dai paesi membri. In molti paesi il riconoscimento dei diritti LGBT è arrivato da governi di centro-destra. Prima o poi anche l’Italia dovrà adeguarsi alle direttive dell’UE, quindi le sue pressioni possono essere determinanti".

Rita de Santis (presidente Agedo): "Io voterò per la Sinistra l’Arcobaleno perché sostiene molto le istanze della cominutà LGBT. E non solo a livello nazionale, anche a livello locale. Vivo vicino Brescia, dove si vota anche per le amministrative e mi è capitato qualche giorno fa di ascoltare due candidate alle elezioni locali che sono state abbastanza convincenti. In realtà non amo affatto la politica, ma credo che votare sia un dovere non solo come cittadina, ma soprattutto come persone impegnata nella difesa dei diritti civili. Forse, se non ci fosse stata la Binetti, avrei votato Pd. Ma con lei e i teodem dentro, non posso dare la mia preferenza a quel partito".

Imma Battaglia (presidente Dì Gay Project): "Voterò Pd perché mi convince il progetto di rinnovamento che porta avanti intermini complessivi, anche riguardo al bipolarismo. Per ottenere qualcosa, a cominciare dai diritti civili, serve stabilità e i tanti ‘signor no’ della politica italiana, alla fine, non hanno fatto altro che creare instabilità. Ho dei valori precisi che sono quelli di una democrazia: la sanità pubblica, la scuola pubblica, l’integrazione e il rispetto. Ma quando questi valori diventano ideologici, si trasformano in esercizi di potere. I diritti civili, che poi sono i diritti di tutti i cittadini, si ottengono con l’ascolto e la mediazione con chi la pensa in maniera opposta a noi. E’ chiaro che non amo personaggi come la Binetti e i teodem o i riciclati che arrivano da Forza Italia, ma un lavoro ben fatto, l’arrivo di tanti giovani e un programma semplice e chiaro aprono spazi di agibilità. Quelli che gli altri chiamano ‘veltrusconismo’, io lo chiamo realismo. E il realismo serve a raggiungere degli obiettivi. In linea con queste idee anche alle amministrative di Roma, voterò Rutelli al primo turno. Mi dissocio dal coro di chi ricorda la vicenda del World Pride senza raccontare come sono andare le cose veramente. Rutelli ha sempre avuto molto rispetto per la comunità LGBT. In quella storia giocò un ruolo importante la contingenza del momento. A me non interessa che il comune non diede il patrocinio, perchè, ad esempio, fornì i servizi utili alla riuscita dell’evento. E anche quelli sono soldi. A Roma il problema vero, allora come adesso, è la destra, molto più che in campo nazionale. Alemanno è al 33% e la destra è al 12: questo è gravissimo e parte della comunità LGBT non se ne rende conto".

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