Verso le elezioni: ma ‘loro’ cosa votano? /3

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Dopo artisti, personaggi dello spettacolo e associazioni, adesso è il turno di imprenditori e professionisti. Chi voteranno Giorgio Bozzo e Paolo Rigliano, Frank Semenzi e Felix Cossolo?

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In attesa del voto del 13 e 14 aprile prossimi, continuiamo il nostro giro di consultazioni tra personaggi noti nella comunità LGBT italiana per capire loro a chi daranno il loro voto e le ragioni delle loro scelte. Abbiamo già visto come voteranno artisti, personaggi dello spettacolo ed esponenti dell’associazionismo italiano. Questa volta è il turno di imprenditori e professionisti. Per la prima volta viene fuori il tanto chiacchierato ‘voto disgiunto’. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Giorgio Bozzo (manager di spettacolo): "Per formazione personale e familiare, il mio cuore batte a sinistra, anche se con gli anni le mie posizioni si sono spostate da quella che una volta si definiva ‘sinistra extraparlamentare’ ad ambiti che da ragazzo avrei definito ‘borghesi’. E nonostante adesso sia un imprenditore, non ho mai ceduto minimamente al richiamo del centro-destra: è contro la mia storia personale e contro i miei valori. Mi ritengo un imprenditore illuminato di sinistra e le formazioni di centro destra non mi hanno mai attirato. Voterò Partito Democratico alla Camera, anche se non sono per nulla soddisfatto di questo partito, e Italia dei Valori al Senato. Il mio è un voto disgiunto e, se volete, un po’ schizofrenico, ma Di Pietro ha speso molte volte parole buone nei confronti dei diritti delle persone LGBT".

Felix Cossolo (fondatore della Gay Street milanese e direttore di Clubbing): "Sono molto vicino alla Sinistra l’Arcobaleno e quindi alla Camera la mia preferenza va a questa lista. Al Senato, invece, ci possono essere problemi di governabilità e di maggioranza, quindi voterò Pd per evitare che lo scarto con il centro – destra sia insufficiente. In realtà il Pd mi convince poco, ma votare il ‘meno peggio’ è necessario per contrastare il rischio che vinca Berlusconi. Se avessi votato a Roma avrei supoprtato Franco Grillini come sindaco, ma purtroppo voto a Milano".

Frank Semenzi (editore di Pride): "Mi batto da 25 anni per i diritti delle persone LGBT e in tutto questo tempo ha visto troppe persone che, dall’interno delle associazioni, sfruttando le tematiche a noi care per farsi una posizione. NOn so ancora chi voterò, dovrò turarmi il naso. Provocatoriamente direi che voto Lega Nord. In fondo la sinistra e i gay di sinistra non si comportano diversamente dalla Lega, magari in maniera più velata, ma la sostanza non cambia. Anche i Radicali, che sono stati tra i pochi a battersi veramente, si sono venduti al Pd per una poltrona. Convivo da 25 anni con lo stesso uomo, posso dire che ho avuto una vita felice, ma non tutti hanno la mia stessa fortuna e a loro non ci pensa nessuno".

Paolo Rigliano (psichiatra): "Nonostante le evidentissime difficoltà, voterò Partito Democratico. Penso che per noi gay e lesbiche sia fondamentale entrare nel più grande partito progressista italiano per promuovere il cambiamento dall’interno. Non ha senso chiudersi in trincee che diventano autoreferenziali che non possono contrastare le dinamche che ormai hanno pervaso tutta la società. In politica ci vuole strategia. In questo i cattolici sono stati più bravi di noi e sono riusciti a disseminarsi ovunque. Cosa che dovremmo fare anche noi, se vogliamo raggiungere qualche obiettivo".

Paolo Barchieri (imprenditore, proprietario Saune Metro): "Io voterò Socialisti alla Camera solo perché in lista c’è Franco Grillini che è una persona capace. Se fosse stato candidato con un’altro partito, avrei votato comunque per lui. Purtroppo questa legge ha il grossi difetto di non permettere di esprimere preferenze. Non ho ancora deciso per quale lista voterò al Senato, probabilmente per il Pd, perché nonostante non mi piacciano per niente alcuni esponenti come la Binetti, penso che comunque possa riuscire a fare qualcosa per la comunità LGBT".

Christian Panicucci (imprenditore, proprietario di vari locali in Toscana): "Voterò Partito Democratico sia alla Camera che al Senato. ma se ho scelto di votare per il partito di Veltroni è solo grazie all’accordo con i Radicali, che sono una garanzia per i temi cari alla comunità LGBT. Altrimenti non avrei mai potuto votare per un partito che candida persone come la Binetti".

di Caterina Coppola

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