Vescovo di Lucca: “Gay? Nella chiesa serve una rivoluzione culturale”

Davanti ai giornalisti, Monsignor Castellani ha parlato di diversità come ricchezza: “L’omosessualità non è una devianza, ma un’attitudine umana”. Intanto, Alfano a Bologna ribadisce: “No a matrimoni”

“Sui gay la chiesa è chiamata a una rivoluzione culturale”. Così il vescovo di Lucca Italo Castellani, che solo a giugno scorso si era espresso contro il registro delle unioni civili, stupisce la platea al tradizionale incontro della diocesi con i giornalisti svoltosi qualche giorno fa, come riporta il sito loschermo.it . Riferendosi all’ormai nota frase pronunciata da Papa Francesco a proposito del giudicare i gay, l’alto prelato ha continuato: “Ci sono 486 specie animali che contemplano l’omosessualità. Quindi questa non è una caratteristica puramente umana. Non è una devianza, ma fa parte della natura. L’omosessualità è un’attitudine umana. Quindi ci troviamo di fronte a una grande sfida, fuori e dentro la chiesa”.

Intervistato dal vaticanista Raffaele Luise, Castellani parla di diversità come ricchezza attingendo dalla natura per una metafora esplicativa. “Se tutti i fiori fossero uguali – dice -, i prati perderebbero la loro bellezza“. Ma ammette di avere ancora qualche difficoltà lui stesso a relazionarsi con il mondo lgbt.

“Gay. Ecco, lo confesso: quando utilizzo questa parola sembra che ci sia già un giudizio intrinseco – dice -. A usarla ho difficoltà. E’ quindi necessario un trapasso culturale, perché la differenza è ricchezza”. Difficile non parlare di apertura, considerati i proclami a cui la chiesa ci ha abituati.

Ma proprio ieri a Bologna, Angelino Alfano, vicepremier e leader del Nuovo Centro Destra, ha ribadito le posizioni del suo partito sulla questione del matrimonio gay. “Nessuno ci farà passare per oscurantisti – ha dichiarato -. La famiglia è composta da un uomo e una donna che ambiscono a procreare – dice il leader del Ncd – ma noi abbiamo grande rispetto per l’affettività di tutti, siamo persone aperte. Siamo pronti a ragionare sulle tutele patrimoniali che incidono sul codice civile per tutelare al meglio i diritti patrimoniali delle persone. Questa è la nostra posizione e nessuno riuscirà a parlare di noi come oscurantisti”.

E poi cita i DiCo come riferimento per parlare di unioni. Citazione che, secondo il Circolo Mario Mieli di Roma, non è casuale. “(I DiCo) hanno aperto una mortificante stagione di ricatti politici e contrattazioni sui diritti e sulla pelle delle coppie e dei cittadini LGBT – commenta il presidente del Mieli Andrea Maccarrone. Un riferimento già privo di quei fondamentali valori di parità e dignità che invochiamo da anni e che il leader del secondo partito di Governo vorrebbe ulteriormente svuotare derubricando il fondamentale tema dei diritti e tutele delle coppie gay e lesbiche a una pura

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questione di tipo successorio-patrimoniale risolvibile attraverso più semplici interventi sul Codice Civile”.