VI DICO SU COSA È CADUTO IL GOVERNO

E se dietro la caduta del Governo Prodi, apparentemente sulla politica estera, ci fossero le grandi manovre di un potere forte che ha voluto impedire a ogni costo i diritti civili alle coppie gay?

ROMA – All’indomani del voto sulla politica estera che ha portato alle dimissioni di Romano Prodi impazzano le teorie su cosa veramente, dietro le quinte di Palazzo Madama, possa aver portato a questa crisi di governo del tutto inaspettata. Basta leggere i quotidiani di ieri per capire che nessuno si aspettava la caduta del Governo Prodi. A cose fatte sono poi esplose le teorie della cospirazione, secondo cui i cosiddetti ‘poteri forti’ (Stati Uniti, Confindustria e, soprattutto, Vaticano) avrebbero voluto fare uno sgambetto a un governo che a certi occhi rischiava di comportarsi in modo troppo ‘di sinistra’ e indipendente rispetto ai desideri della superpotenza americana e della Chiesa Cattolica. Per dirla con le parole del senatore dalemiano Nicola Latorre si sarebbe trattato di «un’operazione di vecchio stampo

democristiano nella quale si incrociano i voleri del Vaticano e di altri all’estero. Perché fino a un minuto prima del voto, Andreotti aveva garantito il suo appoggio». Il dietro front di Giulio Andreotti sul sostegno alla politica estera del governo appare in effetti difficilmente spiegabile, mentre ben noto era il suo totale dissenso sul Disegno di Legge sui DiCo, che si apprestava a iniziare il suo cammino proprio al Senato.

Diritti alle coppie omosessuali? Non possumus

Il tema, tabù per la Chiesa (“non possumus”), dei diritti e doveri dei peccaminosi conviventi, soprattutto se omosessuali, aveva aleggiato anche lunedì durante l’incontro tra rappresentanti dello Stato Italiano e quello Vaticano in occasione delle celebrazioni della firma del famigerato Concordato. Il Cardinale Bertone interpellato sui DiCo aveva poi commentato: «Potrei rispondere non dico, ma si è parlato anche di questo tema chiarendo le nostre rispettive posizioni». In apparenza l’incontro sarebbe stato cordiale, ma ciò non toglie che alla fin fine entrambe le parti erano rimaste sulle rispettive posizioni e l’esecutivo aveva ribadito che, pur tenendo in considerazione l’opinione della Chiesa, su quel tema avrebbe continuato ad andare avanti. Delle fortissime pressioni anti-Pacs prima e anti-Dico poi dei ‘teo-con’ della maggioranza si sapeva, e guarda caso ieri pomeriggio tra le prime reazioni alla caduta del governo si era prontamente registrata quella della senatrice Paola Binetti, seguace dell’Opus Dei, che si era

affrettata a dire a ‘Nessuno Tv’: «Non mi stupirei se dalla salita di Prodi al Quirinale ne uscisse la notizia di allargare la maggioranza ed io sarei d’accordo». L’allargamento, evidentemente, sarebbe verso il centro post-democristiano, certamente in prima fila nella lotta contro i pari diritti per le coppie omosessuali. Per Binetti «con un solo voto di maggioranza cinque anni non si possono affrontare, perché ogni senatore deve poter operare in grande libertà interiore e quindi la garanzia della democrazia del paese deve contemplare questa possibilità. Sui Dico penso semplicemente che se non ci sono i numeri è meglio lasciare perdere.»

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Abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della comunità GLBT la loro opinione sulla ‘teoria del complotto’…

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Abbiamo chiesto ad alcuni esponenti della comunità GLBT la loro opinione sulla ‘teoria del complotto’

L’opinione di Alessio De Giorgi, direttore di Gay.it: «Che Andreotti e Pininfarina siano vicini al Vaticano, e in particolare alla ‘fazione’ conservatrice della CEI, è cosa nota. Non so quindi se c’è stato un complotto: certo l’approvazione in Cdm dei DiCo è stata uno schiaffo per la parte della CEI che ha puntato tutto contro. E il fatto che questa approvazione abbia creato uno scontro aperto all’interno della Chiesa (con le prese di posizioni dei vescovi Plotti e Tettamanzi, ma anche col no delle ACLI e di altre associazioni ad una grande manifestazione di piazza anti-DICO e antigovernativa), forse ha accelerato il senso di risentimento di Ruini and co. contro questo governo. Che questo – conclude De Giorgi – sia di lezione per quanti, almeno fino alle 4 di ieri, anche dentro il movimento LGBT, urlavano contro questo governo troppo filo-Vaticano e poco libertario».

L’opinione dell’onorevole Vladimir Luxuria (Rifondazione Comunista): «Innanzitutto rimane un problema politico perché non si possono considerare i senatori a vita come dei senatori eletti dall’Unione. Il problema della maggioranza risicata al Senato rimane. Il mio primo pensiero ovviamente è andato al fatto di come sarebbe stata la discussione sui Dico al Senato e non mi fa essere particolarmente ottimista. Certo è stata una sorpresa. Andreotti nella sua risposta alla relazione di D’Alema aveva dato un parere positivo, sposando la linea della politica estera di questo governo. Poi invece al momento delle votazioni si è astenuto, per cui è un legittimo sospetto sentire un frusciare di sottane e un odore d’incenso. Soprattutto perché sui Dico il governo aveva già detto che non avrebbe posto la questione della fiducia e dunque se si voleva dare una dimostrazione di forza sui Dico non si poteva fare in sede di dibattito, ma lo si poteva fare solo quando ci sarebbe stato un voto determinante per le tenuta del governo stesso, che comunque sui Dico aveva espresso un disegno di legge. Oggi – conclude Luxuria – più che Dico mi sembra che non ci sia più neanche un bisbiglio…»

L’opinione dell’onorevole Franco Grillini (Ulivo): «Penso che sia possibile ipotizzare uno schiaffo di Ruini a Prodi per interposti senatori a vita, anche se non esagererei sulla teoria complottista. La verità è nei numeri, che non mentono: questa era una maggioranza in bilico sin dalla nascita. I numeri non c’erano e si sapeva che c’erano degli esponenti del PdCI e di Rifondazione che o su questo o su altre questioni avrebbero votato contro il governo e, secondo me, sono stati fatti degli errori sin dall’inizio. Ad esempio è stato un errore utilizzare per le presidenza di Camera e Senato due senatori, che avrebbero potuto essere lì a votare. È stato fatto certamente un errore da parte di Di Pietro, ad esempio, di candidare persone che poi non avrebbero sostenuto il governo. (Il riferimento è al senatore De Gregorio). Ci sono quindi dei difetti congeniti di questa maggioranza che vanno molto al di là di qualunque teoria complottista. Poi certo non è stato una genialata andarci a infilare i DiCo a due giorni dal voto sulla politica estera. Infatti io avevo chiesto che la discussione sui DiCo partisse dalla Camera, perché, parliamoci chiaro, al Senato si sapeva sin dall’inizio che non c’erano i numeri per nessuna legge sui diritti delle coppie omosessuali. È probabile che nella decisione di Cossiga e di Andreotti ci sia stato anche quello di dare uno schiaffo a Prodi su questo terreno, ma ad esempio Cossiga si era pronunciato sui Pacs più volte. Pininfarina poi è un laico per cui sulla questione dei Dico guarderei più ad Andreotti, che in ogni caso ha deciso come votare all’ultimo minuto.»

L’opinione del senatore Gianpaolo Silvestri (Verdi): «Io penso che dietro l’operazione vi sia il Quirinale, che sia stata preparata a tavolino e che sia un’operazione congiunta del filone filo-occidentale Atlantico, della Confindustria e sia del Vaticano, non per farlo cadere ma per far capire che dei DiCo non bisognava più discutere, vedi il voto di Andreotti, che prima aveva detto sì. Tutto questo in contemporanea al dibattito sul partito democratico, con la famosa frase di Rutelli “Non tirate trappo la corda”, che la dice molto lunga. Io credo che sia stato in parte un incidente e in parte un’operazione politica voluta per allargare la maggioranza. Ieri infatti ho notato, tra le tante dichiarazioni, quella della senatrice teo-dem Binetti, che ha detto che adesso bisogna allargare la maggioranza e a questo punto di tolgano di mezzo i Dico che impediscono l’allargamento. Anche questo mi fa pensare a un’operazione a tavolino, non fatta da lei ma che comunque ci sia stata. Questo significa la tomba dei DiCo, perché l’allargamento della maggioranza va evidentemente verso il centro. Non sarà ufficialmente detto no ai DiCo, ma sarà resa impraticabile (se non mettendo nuovamente a rischio la coalizione) la questione. Io poi – continua Silvestri – sono sempre ottimista, comunque la politica cambia velocemente e che quindi si possa riaprire immediatamente il discorso, però la parola è al Parlamento: o si ritiene che questa sia una cosa fondamentale e importante, e allora ci si muove, o credo che i mezzi della politica in questo momento siano molto in difficoltà».