Viareggio: “Pagami, altrimenti dico che sei gay”

Si sta svolgendo in questi giorni il processo contro un giovane che, nel 2003, chiese soldi ad un quindicenne per non parlare della sua omosessualità. I difensori chiedono la perizia psichiatrica.

“Si dice che tu sia gay, se mi paghi, non spargerò la voce”. Per questa frase, e il relativo atteggiamento reiterato nei confronti di un allora quindicenne gay, un giovane viareggino, che al momento degli episodi aveva diciotto anni, ha dovuto comparire in tribunale per difendersi  dall’accusa di estorsione.

I fatti risalgono alla fine del 2003 quando l’accusato, come garanzia del suo silenzio, avrebbe estorto alla vittima di volta in volta piccole somme come 10 o 20 euro fino ad arrivare ad un totale di 80 euro. Non che la cifra abbia una qualche importanza rispetto alla gravità del reato, ma certo, per un ragazzino di 15 anni non è una somma né un’ umiliazione da poco.

Durante l’udienza, tra gli altri è stata ascoltata anche la psicologa che ai tempi dei fatti seguiva la giovane vittima del sopruso per precedenti problemi di isolamento e scarsa capacità di intraprendere relazioni interpersonali. “La terapia – ha affermato la dottoressa – era stata poi interrotta in quanto il giovane aveva trovato un suo equilibrio. Quanto avvenuto ha poi causato un’ulteriore chiusura in se stesso il ragazzo che ha dovuto cominciare un altro ciclo di terapie”. E queste parole sono bastate perché gli avvocati difensori chiedessero, incredibile ma vero, una perizia psichiatrica sul ragazzo dato che, secondo loro, potrebbe essere “un soggetto incline a ingigantire gli episodi”.

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