VITA DA MARCIAPIEDE

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Inchiesta sulla prostituzione su cui Berlusconi vorrebbe legiferare. Ma - sorpresa - nessun progetto è stato presentato. Mentre prostitute e puttani si riuniscono per il diritto all'autodeterminazione

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ROMA – Non esiste alcun progetto di legge sulla prostituzione, o, se esiste, nessuno lo ha mai visto. Mentre sui media si rilancia il “tam-tam” su una presunta proposta Bossi-Fini-Prestigiacomo che vieterebbe l’esercizio del mestiere più antico del mondo per strada, le operatrici e gli operatori (perché, nonostante la legge li ignori, anche gli uomini si prostituiscono) si riuniscono attorno al “Tavolo Permanente sulla Prostituzione” per elaborare azioni concrete che possano tutelare i lavoratori del sesso dalle ingerenze dello Stato. L’obiettivo è di ribadire che la prostituzione è una libera scelta, e che gli unici casi in cui bisogna che lo Stato intervenga per vietarla, sono quelli in cui chi si prostituisce non è nelle condizioni di poter scegliere. Per questo, l’indice viene puntato contro la mancanza, in Italia, di una legge contro la schiavitù, che penalizzi lo sfruttamento delle donne, spesso extra-comunitarie, che vengono costrette a intraprendere la strada della prostituzione.

Il primo incontro del Tavolo Permanente si è svolto il 23 gennaio scorso a Roma, presso la sede nazionale della Cgil, su iniziativa di Alessandro Cardente dell’ Ufficio Nuovi Diritti della CGIL, che definisce il progetto di legge avanzato dal governo «una proposta ideologica, d’immagine, il cui unico vero scopo è di fare “pulizia sulle strade” per usare una loro espressione. Per questo motivo – spiega Cardente – con Maria Gigliola Toniollo del Settore Nuovi Diritti Nazionale, abbiamo condiviso la necessità di promuovere un gruppo di lavoro composto dalle realtà politiche della Sinistra tutta, del Sindacato, delle associazioni, delle realtà laiche ma soprattutto dagli operatori che svolgono l’attività di prostitute e di prostituti. L’adesione è stata inaspettatamente eccezionale, carica di interventi interessanti e costruttivi: questo ci porterà a creare controproposte e a condurre e ad ampliare un dibattito con più voci».

Durante l’apertura dei lavori del tavolo, Cardente ha evidenziato due aspetti importanti; il primo che il “tavolo” deve essere permanente, il secondo che non si deve parlare solo di prostituzione femminile. «Questa di cui discutiamo è un’attività complessa – spiega ora l’esponente della CGIL – la si può condividere o meno, ma è svolta da uomini e donne che liberamente scelgono come propria attività la prostituzione. Il compito delle istituzioni, quindi, rimane quello di tutelarne la libertà di scelta e la dignità, non certo, quello di organizzarne la vita. Visto però, che il tentativo è esattamente l’opposto credo sia necessario ed opportuno che il “tavolo” possa contribuire oggi, a creare valide controproposte a questa legge “fantasma” e, domani, essere utile per nuovi interventi: far votare in Parlamento la legge sulla schiavitù».

Alla prima riunione del Tavolo Permanente, l’adesione è stata massiccia: tra i presenti, rappresentanti di Arcigay, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, del Gruppo di Lavoro Gayroma.it, del Mit, della Lila, del Forum Europeo delle Donne, Arcitrans, Parsec e altre innumerevoli Associazioni e Cooperative del settore. La situazione che si prospetta non è rosea: in Italia, risultano essere sette milioni le persone che ogni settimana si rivolgono alle prostitute, ai prostituti e ai transessuali, ma di ciò non si parla. L’unica proposta che viene dal governo, fa riferimento a pene per chi si prostituisce e a multe per i clienti. Forse anche per questo, attualmente le prostitute sulla strada sono molte di meno di quelle che c’erano due anni fa. La legge Bossi-Fini sta dando i suoi risultati: oggi le donne clandestine e irregolari non vanno più per strada facilmente, hanno paura, vengono fermate continuamente e arrestate.

La proposta di legge Bossi-Fini-Prestigiacomo sulla prostituzione è ovviamente all’ordine del giorno. I primi due dati emersi da un dibattito durato oltre quattro ore sono stati la totale disinformazione e inesattezza dei media da cui traspare che la legge sia già stata approvata e applicata, e la netta evidenziazione che la prostituzione fino ad oggi attribuita solo e soltanto al genere femminile, comprenda in realtà molti operatori di sesso maschile e transessuali.

Ornella Serpa (Coord. “Difesa delle Prostitute”-Roma) sottolinea l’esigenza estrema di poter dialogare «con un governo che sta legiferando su di noi senza neanche interpellarci», mentre Arcitrans è completamente contraria a una normativa in materia di prostituzione, fermamente convinti che sia impossibile poter regolamentare le prestazioni di alcune parti del corpo così come questo governo vorrebbe fare. E’ questa la posizione più largamente condivisa, alla quale aderiscono l’avvocato Giuseppe Ramadori, che ricorda che “ognuno ha diritto a fare del proprio corpo l’uso che più desidera”, e Marcella Di Folco (Mit Nazionale).

Ma è stato soprattutto l’intervento dell’On. Franco Grillini (Parlamentare Ds – Comitato Ristretto sulla Prostituzione in Commissione Giustizia) a rasserenare gli animi dei presenti, dicendo chiaramente che ancora non esiste formalmente un testo base. Il testo Pittelli è solo un testo indicativo e può essere dunque cambiato in qualsiasi momento e lo stesso Pittelli si è detto assai poco interessato a una legge che produca più polemiche che consensi.

Secondo il parere dell’On. Grillini la cosa più bizzarra, in tutta questa vicenda, è l’atteggiamento del governo che prima ha annunciato la propria iniziativa, poi l’ha rinviata per diverse settimane, poi ha trovato un accordo su questioni controverse come quella dei condomini e infine ha annunciato di aver votato un testo che nessuno ha mai visto e che in realtà non esiste. E proprio per questo motivo è stato chiesto al Presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Pecorella, che fine avesse fatto il testo di legge. Certo è che la politica di annunciare delle leggi senza specificare che ancora non esiste neanche un testo definito è moralmente e eticamente eccepibile. L’unica cosa certa è che alla radice dell’idea di una legge sulla prostituzione c’è il desiderio da parte di Forza Italia e soprattutto del suo presidente, di conseguire un risultato di immagine. E i Forzisti in separata sede lo dicono esplicitamente: tutto quello che ci interessa di questa legge è poter affermare che il Governo ha ripulito e chiuso le strade alla prostituzione. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore: il trionfo dell’ipocrisia.

E c’è poi chi dall’ironia parla drammaticamente di una realtà che vive tutti i giorni da anni come Maria Pia Covre (Comitato Diritti Civili Delle Prostitute) che sottolinea: “la strategia di propaganda da parte del Governo per darsi una certa immagine prima ancora che per creare un progetto di legge. Tenere alta l’attenzione sulla Prostituzione per nascondere poi altro, distogliere l’attenzione dalla Finanziaria, dalla Guerra, dalla Disoccupazione. C’è una grande confusione, molte operatrici mi chiedono addirittura se si può ancora andare a lavorare, perché hanno paura delle multe, i clienti sono sempre meno dopo la legge Bossi-Fini e il lavoro cala. Su questo piano noi facciamo fatica a portar fuori la nostra voce, non c’è spazio per noi sui Loro media.”

Ci vuole un messaggio semplice e diretto che arrivi a tutti.

«Io credo al diritto all’autodeterminazione – aggiunge la Covre – la prima cosa da fare è insistere affinché si voti al Senato la legge sulla Schiavitù, altrimenti si continueranno a far scudo del fatto che vogliono combattere il traffico e i trafficanti utilizzando la legge sulla prostituzione. La legge sulla Schiavitù ci dà la possibilità di combattere i trafficanti e proteggere le vittime; cominciamo dal poter diversificare all’interno della prostituzione tra le persone che esercitano liberamente un mestiere e altre che ne sono vittime. Se togliamo le vittime rimangono prostitute e prostituti autodeterminati e si può ragionare su basi diverse».

A quel punto si potrebbe anche, come molti auspicano, adottare la soluzione della Germania che ha stabilito che la prostituzione è un contratto d’opera come l’attività dell’idraulico quindi non viola l’ordine pubblico e la moralità.

L’ultima parola spetta a Luigi Valeri, ufficio stampa dell’Arcigay Nazionale che insiste su libertà, sicurezza e dignità di chi sceglie di prostituirsi, e lancia un segnale chiaro di paura per gli effetti che una tale regolamentazione della destra porterebbe: i gay si incontrano nei luoghi pubblici, si conoscono nei luoghi pubblici «non vorrei che poi ripulire le strade un giorno significasse anche questo: impedire certi incontri che non sono prostituzione pur finendo con approcci di tipo sessuale, limitando l’orientamento sessuale delle persone in modo ulteriore, siamo sicuri che non si arriverà anche a questo?»

continua

di Monica Giovannoni

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