VIVERE DA GAY IN ITALIA

“Goletta gay” è arrivata in porto. Le vostre risposte al sondaggio di Gay.it hanno eletto le province ‘a misura di gay’ e quelle in cui l’omosessualità è dura da vivere. Ecco tutte le classifiche.

Abbiamo chiesto, avete risposto. Numerosi e fedeli, siete stati novemila. E avete fotografato l’Italia in ogni sua provincia, eleggendo quelle in cui vivere da gay è più facile e piacevole, e quelle invece in cui si fatica ancora ad essere omosessuali. Il sondaggio lanciato da Gay.it è il primo nel suo genere in Italia. Perché l’abbiamo fatto? Semplice. Abbiamo testato quali città sono vivibili per gay e lesbiche, perché tutte possano entro breve tempo diventarlo. Ma veniamo ai risultati. “Goletta Gay” ha rivelato che il Centro Italia è la zona in cui un gay vive meglio: ai primi posti, Bologna, Firenze e Pisa. Il Sud, invece, risulta la zona in cui il clima è meno favorevole con La Spezia, Trapani, Potenza e Matera agli ultimi posti.

Le due principali città d’Italia, Milano e Roma, risultano rispettivamente quarta e quinta nella classifica generale. Sesta Torino, quindicesima Venezia, ventunesima Napoli. In coda Palermo sessantasettesima, Como settantaduesima, Cuneo settantottesima, Caserta ottantaduesima.

La classifica regionale conferma il primato del Centro Italia: Emilia Romagna, Lazio e Toscana sono ai primi tre posti. Il Sud occupa, invece, le ultime posizioni con Puglia, Calabria e Basilicata.

Per stilare la classifica, le domande del questionario sono state raggruppate in otto categorie, per ognuna delle quali è stato possibile realizzare anche le classifiche parziali.

Il primo criterio, tutto personale, fa riferimento a quant’è la percentuale di persone che hanno fatto il coming out (rivelazione) in famiglia, con gli amici e sul lavoro e quale reazione questo coming out ha scatenato. In questa categoria risultano prime Trieste, Biella e Firenze. Ultime Agrigento e Aosta.

Il secondo criterio allarga il campo di ricerca alle amicizie e agli affetti: si è presa, cioè, in considerazione la capacità, città per città, di costruire relazioni amicali o affettive con altri gay e altre lesbiche o al contrario, si è cercato di misurare quanto isolamento produce l’omosessualità nel contesto in cui si vive. Prima, in questo caso, è la capitale del Nord, Milano seguita da Bologna e Prato; in coda Avellino e Benevento.

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Il terzo criterio tenta di determinare quanto sono radicati una cultura omofoba e un atteggiamento di rifiuto e di rigetto delle diversità sessuali in una città. Il primato per la tolleranza va a Ravenna, seguita da Bologna e Pisa. Quello per la minor tolleranza va Foggia.

Il quarto criterio, allargandosi ulteriormente alla “socialità“, vuole misurare quante sono le opportunità di divertimento, di socializzazione, di cultura e le iniziative sociali delle città italiane e in questo caso Bologna è prima seguita da Roma e Milano, La Spezia ultima insieme a Pordenone.

Il criterio successivo, valutando il numero di quanti emigrano e di quanti immigrano dalle diverse città, chiude il cerchio su tutti gli altri criteri e misura la percezione generale della vivibilità e della invivibilità delle città da parte di gay e lesbiche. Ancora prima in classifica risulta Bologna mentre fanalino di coda è Potenza.

Il sesto criterio riguarda la salute: una città è vivibile non solo quando vi sono le condizioni per vivere, ma soprattutto quando insegna a sopravvivere evitando malattie quali l’AIDS, attraverso campagne di prevenzione da parte degli Enti e delle Associazioni preposte. Pesaro e Urbino sono prime con alle spalle Savona e Genova, ultima Vercelli.

Il settimo criterio prende in considerazione proprio le Associazioni, valutando la loro presenza, la visibilità, l’efficienza e l’efficacia del loro lavoro. Bologna è sempre prima insieme a Roma, mentre ultima risulta Frosinone.

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Infine, l’ultimo criterio tiene conto di quanto gay e lesbiche sentono positive nei loro confronti le amministrazioni locali. Anche qui, prima è Bologna seguita da Pisa e Reggio Emilia, e ultima Frosinone.

Salta agli occhi il dato sull’orientamento sessuale. In Italia ben il 20% si definisce bisessuale su un portale gay, laddove negli altri Paesi occidentali, compresi gli Stati Uniti, la percentuale di chi si definisce bisex in sondaggi simili arriva appena al 4-5%. Questa è una particolarità tutta italiana, dovuta forse allo scarso grado di accettazione del proprio orientamento sessuale: definirsi bisex è più semplice, soprattutto nel Sud Italia.

L’indagine di Gay.it, oltre ad aver fornito una fotografia dei differenti livelli della qualità della vita nelle città d’Italia, ha voluto anche servire da stimolo, da “denuncia” per quelle città meno tolleranti e in cui la vita è meno semplice per un omosessuale. Le città più vivibili sono quelle in cui le Istituzioni si danno maggiormente da fare, vale a dire Bologna, Pisa e Reggio Emilia. Il rapporto con le Istituzioni incide molto, più di quanto gli stessi Amministratori siano disposti ad ammettere. Vi è poi un nesso forte che lega il rapporto tra Istituzioni e comunità gay, con il livello di omofobia di una città: come se gli abitanti trovassero conferma dai propri amministratori nel rifiutare le diversità sessuali.

Il divario tra Nord e Sud esiste ed è confermato dai dati. Ma c’è qualche sorpresa, ovvero le posizioni di Catania, dodicesima (prima di realtà come Modena o Genova), e di La Spezia, terzultima. Bisogna dire che Catania ha una comunità gay storicamente molto forte mentre a La Spezia è l’esatto contrario: è una piccola realtà del Nord in cui le opportunità sono poche e la vicinanza di aree più vivibili per i gay (la Versilia, Firenze, Pisa, Genova) rende ancora più evidente il clima sfavorevole. In ogni caso, il Sud, con Calabria, Basilicata e Puglia, è la zona da cui si emigra maggiormente mentre la Regione con il più alto tasso di immigrazione è il Lazio, con in prima fila ovviamente la Capitale.

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di David Fiesoli