Zachary Quinto spiega il perché del suo coming out

Un ragazzo canadese vittima di bullismo omofobico si suicida. E l’attore spiega che a convincerlo a fare coming out è stato proprio il terribile gesto di un altro ragazzo, il piccolo Jamey Rodemeyer.

Un coming out fatto ieri con nonchalance sulle pagine del New York Magazine lascia il posto, oggi, alle motivazioni. Non c’è solo il ruolo nello spettacolo Angels in America, infatti, ad aver convinto Zachary Quinto ad affidare al domenicale del New York Times la sua confessione ma anche il gesto tragico del piccolo Jamey Rodemeyer e prima di lui quelli di Asher Brown, Seth Walsh, Raymond Chase e molte altre vittime di bullismo omofobico nelle scuole.

Sul suo blog, Quinto ha spiegato come sia rimasto impressionato dal fatto che Jemey avesse girato un video per la campagna It gets better proprio contro i suicidi a scuola, salvo poi commettere egli stesso il tragico gesto. E lo stesso Quinto aveva accettato di girare appena un anno fa il video per la stessa campagna invitando gli studenti lgbt a resistere e avere fiducia che in futuro le cose andranno meglio.

"Quando ho saputo che Jamey Rodemeyer si era ucciso – si legge nel blog – mi sono sentito male. Ma quando ho scoperto che appena pochi mesi prima aveva addirittura girato un video per It gets better mi sono disperato. Anche io ho girato un video per It gets better ma dopo il suicidio di Jamey mi è diventato subito chiaro che se sei gay e vivi una vita senza che nessuno lo sappia, non era abbastanza fare un video per dare un contributo significativo all’immenso lavoro che per l’uguaglianza completa."

"La nostra società ha bisogno di riconoscere lo slancio inarrestabile verso l’uguaglianza civile per tutti i cittadini gay, lesbiche, bisessuali e transgender di questo paese. I ragazzi gay devono fermarsi coi suicidi. I genitori devono insegnare ai loro figli i principi del rispetto e dell’accettazione. La vita di Jamey Rodemeyer ha cambiato la mia. Ora – ha concluso l’attore – posso solo sperare che sia possibile cambiare la società, e voglio dare il mio contributo"

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Nel giorno di questo importante coming out, però, arriva la notizia di un altro suicidio, questa volta di un ragazzo di 15 anni. Si tratta di Jamie Hubley, canadese, stanco di sopportare la vita per come gli si presentava a scuola. Non bastavano le sue cantanti preferite Lady Gaga, Katy Perry, Adele per fuggire da quel mondo di offese e soprusi. Il gesto, nonostante fosse stato ampiamente annunciato sul web, è arrivato di sopresa per amici e familiari. Nessuno aveva preso sul serio le parole di Jamie: "Sono davvero stanco della vita – aveva scritto – Mi spiace ma non ne posso più. Voglio ricordare prima di tutto le mie amiche Nancy, Abby, Colleen, Jemma e Kasia. Essere triste è triste e io lo sono stato per troppo tempo. Non posso andare a scuola. Non posso stare su questa terra, con queste ferite sul braccio. Non voglio che i miei genitori pensino che sia colpa loro. Vi amo babbo e mamma.  E’ solo che è troppo difficile. E non voglio apsettare altri tre anni. E poi come sapete che andrà meglio? Non lo sapete". "Ricordatemi come un unicorno – conclude Jamie – Forse rinascerò scoiattolo volante 🙂 E volerò via".