La geniale campagna di Real Time per ogni genere di amore

Quello che poteva sembrare un errore ortografico è il frutto di un’efficace campagna di advertising.

Quello che poteva sembrare un errore ortografico è il frutto di un’efficace campagna di advertising la cui finalità è di affermare che “Un’amore è giusto, perché l’amore non è mai un errore!

Vi potrebbe essere capitato d’imbattervi nella campagna di San Valentino del canale Real Time, di cui nelle ultime ore si sta parlando moltissimo: il protagonista è un apostrofo.

Sì, avete capito bene, perché il claim di lancio è proprio la frase “un’amore è giusto“.

Una campagna antiretorica ad effetto pensata nei minimi dettagli e con tanto di reale petizione all’Accademia della Crusca: in italiano la parola “amore” è di genere maschile, e allora – provocazione – perché non scriverla sia al maschile sia al femminile? Un amore è universale e deve valere per ogni genere di amore.

#PerOgniGenereDAmore è l’hashtag lanciato per la campagna, e noi non possiamo che fare i complimenti ai creativi che l’hanno pensata.

 

7 commenti su “La geniale campagna di Real Time per ogni genere di amore

  1. Ma cosa c’entrano i generi grammaticali con quelli degli esseri umani? Questa cosa è di una stupidità inaudita e l’unico effetto sarà di accrescere l’ignoranza grammaticale mentre la discriminazione di genere sarà la stessa.

  2. Ho letto il titolo della petizione:

    “Rendiamo la parola amore di genere neutro, perché l’amore non sia mai un errore”

    Qualcuno spieghi a questi geni che il neutro in italiano non esiste.

  3. E allora perché non ‘il coppio’, ‘la matrimonia’, ‘il convivenzo’, ‘gli unioni civili’? L’apertura mentale di quelli di Real Time c’è senza dubbio, ma sta cosa non la condivido molto. Tra l’altro, anche potendo declinare la parola amore al femminile non si avrebbe comunque l’effetto desiderato, dato che resterebbero fuori quelli che hanno un genere non binario.

  4. Questa petizione, che spero sia solo provocatoria, ricorda molto quella di togliere la parola “incinta” con “persona in stato i gravidanza” in modo da tutelare le persone trans. Una complicazione di cui francamente non ce n’è il benché minimo bisogno.

    1. Quella delle persone in stato di gravidanza sarebbe invece una cosa condivisibile e auspicabile, in quanto non in tutti i casi chi è in stato di gravidanza è donna. Si tratta non come dici tu di togliere la parola incinta, o di vietare di riferirsi alle donne incinte in quanto donne, ma di usare termini generici come, appunto, persona quando si fanno discorsi generali, riguardanti individui che possono essere delle donne oppure no. Se una donna ha cambiato sesso, anche proprio sui documenti, senza rimuovere i propri genitali interni dato che non è obbligatorio farlo, e poi partorisce, è assurdo, e offensivo direi, far finta che non abbia cambiato sesso. Non è una donna. Nei discorsi valenti per tutti, usare termini generici è la cosa più logica, rispettosa e di buon senso. Con buona pace dei retrogradi vari.

      1. Ma infatti io sono d’accordo su questo, ma con il tasso di suicidi nel mondo trans e dati sui crimini d’odio alla mano, penso solo che forse per tutelare queste persone occorra qualcosa di più complesso. Così invece si rischia solo di alterare l’umore dell’opinione pubblica verso il conservatorismo, perché vedrebbero la cosa più come il capriccio di una minoranza esi otterrebbe l’effetto contrario. La gente purtroppo non capisce e dev’essere presa in un certo modo. Anche sta cosa dell’apostrofo mi sa che farà più danni che altro.

        1. Senza dubbio c’è bisogno di interventi ad ampio raggio, ma già operare sul linguaggio, facendo sempre più rendere conto alle persone del fatto che intersessuali, trans e compagnia bella esistono e ci sono anche proprio nelle questioni più comuni, tra le quali partorire, non è poco. Tra l’altro, non è che la gente non capisce, è che ci sono quelli che presentano i fatti in maniera distorta, facendo credere appunto che quello che si fa con indicazioni del genere non è includere degli esclusi ma togliere qualcosa a qualcuno. E qui, permettimi, ma noto solo cattiva fede, volontà di distorcere i fatti per cercare di mettere le persone le une contro le altre; cosa vergognosa.

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