Gasparri a Lo Giudice: “quanto hai pagato il bimbo?” E lui lascia l’aula

Violento e vergognoso attacco personale del Senatore Gasparri a Sergio Lo Giudice

Violento e ergognoso attacco personale del Senatore Maurizio Gasparri al Senatore Sergio Lo Giudice del Partito Democratico, padre insieme al nostro blogger, l’avvocato Micheel Giarratano, del piccolo Luca. Così violento, da indurre Calderoli, che in quel momento si trovava a presiedere l’aula e che certamente non è noto per essere favorevole alle nostre istanze, a  riprendere il senatore Gasparri.

“Chi ha comprato un bambino, dovrebbe dirci quanto lo ha pagato”, ha polemizzato Gasparri, contestato dai senatori Pd mentre Lo Giudice lasciava l’emiciclo in segno di protesta. A sua difesa è intervenuto il democratico Francesco Russo: “Non vorrei che fossimo costretti a chiedere un intervento disciplinare di fronte ai colleghi che hanno trasceso i toni”. Lo Giudice è tornato poi in aula dove è stato abbracciato da molti colleghi, tra cui a lungo dalla prima firmataria del ddl sulle unioni civili, MonicaMonica Cirinnàong>

A Sergio Lo Giudice, ovviamente, ed al suo compagno Michele, la solidarietà di tutta la redazione di Gay.it

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3 commenti su “Gasparri a Lo Giudice: “quanto hai pagato il bimbo?” E lui lascia l’aula

  1. Ma questa gente non prova vergogna alcuna….Sono sconcertata da tutto questo, un abbraccio forte e tanta tanta empatia al senatore Lo Giudice al suo compagno e a LORO figlio

  2. a parte la querelle Gasparri – Lo Giudice, è da tanto che mi chiedo: ma veramente il matrimonio e la famigliola sono il futuro, l’obiettivo del movimento e della cultura lgbti?

    Dopo gli anni di Giò Stajano a Mario Mieli, segnati dalla logica della trasgressione, dell’anticonformismo, della contestazione radicale dei costumi e delle norme sociali, come cifre dell’essere-vivere-apparire omosessuale, non resta altro, ma proprio altro, che la più piatta e noiosa (“noioso” è termine ricorrente nell’autonarrazione di Scalfarotto, La Delfa, …) logica della normalizzazione?

    Si insiste su matrimonio e figli come se fossero le prime esigenze di ogni omosessuale e poi, dove sono normati e previsti si accasano pochissime migliaia di persone.

    Va bene, sono un simbolo, un ‘pretesto’ sulla via – appunto – della normalizzazione, ma il prezzo è altissimo. Poiché, affermando a parole la volontà di superare il paradigma eteronormativo e i conseguenti stereotipi, non si trova di meglio che puntare all’istituto giuridico e sociale più tradizionale e oramai più bistrattato dalla mentalità etero corrente.

    Puntando a sposarsi in due, magari in frac o smoking o nella nuvolona bianca di merletti, tra riso e confetti, per trascorrere giornate… tra fasciatoi e biberon, due uomini o due donne non fanno altro – mi scuso anticipatamente per il termine – che scimmiottare la coppia tradizionale.

    E’ la maggiore dimostrazione (inconsapevole?) della subordinazione all’eteronormatività, nella totale assenza di modalità peculiari, alternative, tipiche dell’essere lgbti, nell’incapacità di prendere sul serio il proprio orientamento, le sue caratteristiche e le sue conseguenze.

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