Delirio a “In Onda” su La7. Adinolfi sparla, Luca Fontana: “Il transessuale è un mostro chimico chirurgico”

“Se mi faccio trapiantare delle orecchie lunghe e metto una pelliccia marrone, non per questo sono diventata un cocker'”, cita il traduttore.

Scintille ieri sera su La7: a “In Onda“, il programma di David Parenzo e Tommaso Labate, si è parlato di unioni civili, religione e omosessualità, oltre che di diritti e doveri rispetto a questo nuovo istituto giuridico (questione adozioni compresa). Ospiti Luca Barbareschi, l’esponente più famoso del cattofascismo radicale, Mario Adinolfi, e Luca Fontana, drammaturgo e famoso traduttore italiano.

Il dibattito si è aperto su una frase di Gore Vidal: “Non esistono gli omosessuali, esistono atti omosessuali“. Da qui le spiegazioni discutibili di Fontana, che afferma di non considerare l’omosessualità come un essere ma come un “fare”: “chi accetta la parola ‘gay’ si situa in un ghetto da solo“. Poi il solito exploit di Adinolfi, che rigira la domanda e afferma: “Perché lo stato dovrebbe regolamentare una questione di presunti diritti? Il matrimonio esiste sostanzialmente per tutelare la prole, esiste dal codice di Hammurabi ed è tra uomo e donna. Si tratta di equiparare ad una famiglia quello che famiglia non è“.

Da qui si apre la parentesi sulla questione figli e adozioni, nella quale interviene Barbareschi che, se pur pienamente d’accordo sul discorso unioni civili, si dichiara scettico: “L’archetipo paterno passa attraverso quello materno, quindi sono in dubbio: magari tra 20 anni bisognerà capire come sono cresciuti i figli di due mamme o di due papà“. Adinolfi chiosa: “Il bambino è un oggetto di transizione finanziaria, abbiamo capovolto la logica: i figli non sono un diritto, il diritto è quello dei bambini ad avere un padre e una madre“, accusando poi Nichi Vendola di aver “comprato a 150.000 euro un bambino in spiaggia“. Altro tema del dibattito è la questione religione/omosessualità, Fontana è categorico: “L’autorità ecclesiastica interviene nello stato laico in un modo pericoloso, siamo la barzelletta d’Europa“, ammonisce, facendo riferimento alla vile associazione tra pedofilia e omosessualità e ai numerosi casi di preti pedofili, che Adinolfi smentisce affermando che “Ratzinger si è impegnato per combattere il fenomeno“. Fontana e Barbareschi gli ricordano però che Ratzinger firmò una missiva interna in cui vietava ai cardinali di denunciare atti pedofili interni alla chiesa.

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Ma il clamoroso colpo di scena arriva sul finale, quando il dibattito finisce sul Gay Pride. Fontana afferma che “la checcaggine è una sindrome comportamentale che c’entra poco col sesso. È l’imitazione di genere: oggi le donne stanno cambiando ma le checche no, continuano a imitare la diva sopra le righe degli anni 50“. Ma il suo delirio raggiunge l’apice con una considerazione a dir poco assurda: “L’approdo estremo della checcaggine è la transessualità. Germaine Greer, nota femminista, afferma che ‘se mi faccio trapiantare delle orecchie lunghe e metto una pelliccia marrone, non per questo sono diventata un cocker’“, cita il traduttore, tra le vergognose sghignazzate dei presenti alla trasmissione. “So che molti non accetteranno il mio pensiero e mi criticheranno, ma il transessuale è una sorta di mostro chimico chirurgico, non è una donna, è una possibilità medica“.

6 commenti su “Delirio a “In Onda” su La7. Adinolfi sparla, Luca Fontana: “Il transessuale è un mostro chimico chirurgico”

  1. Io ho guardato la puntata per alcuni secondi. C’era Barbareschi che parlava e faceva letteralmente pena; sapendo poi che c’era pure Adinolfi ho deciso di cambiare immediatamente canale per non guastarmi del tutto la serata. A quanto pare ho fatto bene. La vedrò quando sentirò di avere stomaco per farlo. Ma perché a parlare dei nostri diritti, delle nostre vite, ci vanno personaggi del genere? Non è possibile. Le frasi di Fontana tra l’altro non mi stupiscono, e non mi stupisce il fatto che facciano riferimento a una femminista; da tempo certe femministe sono diventate ostili all’emancipazione di chi è trans, queer, intersessuale. Sono retrograde. Come le femministe bigotte che si scagliano contro la prostituzione, il porno, la gestazione per altri, eccetera.

  2. Non mi ricordo se ha preso meno voti Adinolfi a Roma o Maroni a Varese. Entrambi credo non siano neanche stati votati da tutti i parenti e amici. Il punto è: perché allora gli danno visibilità in tv? C’è gente che ha centinaia di migliaia di follower su youtube e in televisione non esistono. Forse la risposta è che la televisione è morta non se la fila più nessuno e non parlo solo degli under 30 tra cui alcune medaglie di nuoto olimpiche che nelle interviste hanno candidamente dichiarato di non aver mai visto la tv.

  3. Barbareschi ha quasi superato l’orsettone pokemon Adinolfi: con i suoi soldi si è aperto un teatro… i suoi soldi capito? non quelli che gli ha dato il Berluska per non fargli cadere il governo.
    e io che avevo pensato male, povero Luca… sono proprio uno stronzo.

    1. Guarda, mettersi a dire nel 2016 che bisogna aspettare decenni per capire se le scemenze che gli omofobi sparano sulla genitorialità delle coppie dello stesso sesso sono tali oppure no, scemenze nettamente smentite dalla comunità scientifica e a cui il resto dell’occidente ha smesso di credere già da molto tempo tant’è che siamo rimasti uno dei pochissimi Paesi del mondo sviluppato a non consentire alle coppie dello stesso sesso di adottare, e dichiararsi poi contro la libertà di offrire e ricevere servizi di gestazione a pagamento, in barba alla libertà di fare ciò che si vuole col proprio corpo, in barba alla libertà economica e lavorativa delle persone, in barba ai sogni di genitorialità di milioni di persone e di coppie, non è né moderno né liberale; proprio per niente. E’ retrogrado.

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