Delirio a “In Onda” su La7. Adinolfi sparla, Luca Fontana: “Il transessuale è un mostro chimico chirurgico”

di

"Se mi faccio trapiantare delle orecchie lunghe e metto una pelliccia marrone, non per questo sono diventata un cocker'", cita il traduttore.

CONDIVIDI
688 Condivisioni Facebook 688 Twitter Google WhatsApp
16747 6

Scintille ieri sera su La7: a “In Onda“, il programma di David Parenzo e Tommaso Labate, si è parlato di unioni civili, religione e omosessualità, oltre che di diritti e doveri rispetto a questo nuovo istituto giuridico (questione adozioni compresa). Ospiti Luca Barbareschi, l’esponente più famoso del cattofascismo radicale, Mario Adinolfi, e Luca Fontana, drammaturgo e famoso traduttore italiano.

Il dibattito si è aperto su una frase di Gore Vidal: “Non esistono gli omosessuali, esistono atti omosessuali“. Da qui le spiegazioni discutibili di Fontana, che afferma di non considerare l’omosessualità come un essere ma come un “fare”: “chi accetta la parola ‘gay’ si situa in un ghetto da solo“. Poi il solito exploit di Adinolfi, che rigira la domanda e afferma: “Perché lo stato dovrebbe regolamentare una questione di presunti diritti? Il matrimonio esiste sostanzialmente per tutelare la prole, esiste dal codice di Hammurabi ed è tra uomo e donna. Si tratta di equiparare ad una famiglia quello che famiglia non è“.

Da qui si apre la parentesi sulla questione figli e adozioni, nella quale interviene Barbareschi che, se pur pienamente d’accordo sul discorso unioni civili, si dichiara scettico: “L’archetipo paterno passa attraverso quello materno, quindi sono in dubbio: magari tra 20 anni bisognerà capire come sono cresciuti i figli di due mamme o di due papà“. Adinolfi chiosa: “Il bambino è un oggetto di transizione finanziaria, abbiamo capovolto la logica: i figli non sono un diritto, il diritto è quello dei bambini ad avere un padre e una madre“, accusando poi Nichi Vendola di aver “comprato a 150.000 euro un bambino in spiaggia“. Altro tema del dibattito è la questione religione/omosessualità, Fontana è categorico: “L’autorità ecclesiastica interviene nello stato laico in un modo pericoloso, siamo la barzelletta d’Europa“, ammonisce, facendo riferimento alla vile associazione tra pedofilia e omosessualità e ai numerosi casi di preti pedofili, che Adinolfi smentisce affermando che “Ratzinger si è impegnato per combattere il fenomeno“. Fontana e Barbareschi gli ricordano però che Ratzinger firmò una missiva interna in cui vietava ai cardinali di denunciare atti pedofili interni alla chiesa.

Ma il clamoroso colpo di scena arriva sul finale, quando il dibattito finisce sul Gay Pride. Fontana afferma che “la checcaggine è una sindrome comportamentale che c’entra poco col sesso. È l’imitazione di genere: oggi le donne stanno cambiando ma le checche no, continuano a imitare la diva sopra le righe degli anni 50“. Ma il suo delirio raggiunge l’apice con una considerazione a dir poco assurda: “L’approdo estremo della checcaggine è la transessualità. Germaine Greer, nota femminista, afferma che ‘se mi faccio trapiantare delle orecchie lunghe e metto una pelliccia marrone, non per questo sono diventata un cocker’“, cita il traduttore, tra le vergognose sghignazzate dei presenti alla trasmissione. “So che molti non accetteranno il mio pensiero e mi criticheranno, ma il transessuale è una sorta di mostro chimico chirurgico, non è una donna, è una possibilità medica“.

Leggi   Identità di genere: spieghiamo il concetto
Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...