Leelah Alcorn, la ragazza trans suicida, finisce nel video omofobo

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"Cambiate la società", aveva scritto nel suo addio. E di certo non intendeva questo

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Ricordate Leelah Alcorn, la giovane trans statunitense morta suicida lo scorso dicembre? La sua storia e la sua lettera, in cui spiegava che non si sentiva accettata dai genitori (molto religiosi e conservatori) e implorava tutti di cambiare la società, avevano commosso il mondo intero.
Quello che Leelah non avrebbe, forse, immaginato e che certamente non avrebbe voluto è che la sua immagine finisse in uno spot di una manifestazione che si batte proprio perché la società non cambi.
A denunciare l’accaduto è il senatore del Pd Sergio Lo Giudice, dal suo profilo Facebook.

“Su YouTube è apparso uno spot che invita a partecipare alla manifestazione “Difendiamo i nostri figli. Stop gender nelle scuole” organizzata da varie associazioni di integralisti cattolici antigay – scrive Lo Giudice -. Nel video, come esempio di minaccia ai loro figli, i promotori dell’iniziativa hanno utilizzato alcune foto di Leelah Alcorn, le stesse immagini che hanno fatto il giro del mondo dopo la sua morte”.

“A 14 anni Leelah aveva rivelato ai suoi genitori la sua identità – ricorda il senatore -, ma loro si erano rifiutati di accettare “il” loro Joshua per quello che era. Quando a 16 anni la ragazza li aveva implorati di consentirle di avviare il percorso di transizione all’altro sesso, la loro risposta era stata di spedirla ad un gruppo di conversione forzata dell’omosessualità, quelle “terapie riparative” considerate dannose e pericolose dall’intera comunità scientifica, vietate in alcuni Stati Usa e di cui Obama ha chiesto la messa al bando in tutti gli Stati Uniti proprio a seguito della tragica vicenda di Leelah. Venuti a conoscenza del suo coming out con i compagni, i genitori l’avevano ritirata da scuola e le avevano impedito l’accesso a Internet”.

Come scrive Lo Giudice, il 28 dicembre 2014, durante le feste di Natale, Leelah si è lanciata sotto un tir in una strada vicino casa.
“È una violazione intollerabile della sua memoria che le sue immagini vengano utilizzate per promuovere paura e disprezzo verso altri ragazzi e ragazze – denuncia infine l’ex presidente di Arcigay -. Voi ‘difensori dei vostri figli’, ricordate che Leelah era una di loro, uccisa dalla sfortuna di essere capitata in una delle vostre famiglie”.

Alla denuncia di Lo Giudice si associa Flavio Romani, attuale presidente di Arcigay. “Un atto ignobile- attacca Romani -, il vero pericolo per i figli è avere genitori capaci di arrivare a tanto”. “L’estremo cinismo e la sfacciata immoralità di questo gesto – dice Romani – svelano inequivocabilmente la natura e i valori della battaglia di questi fanatici”. “Infierire sulla morte di una diciassettenne – conclude Romani -, vittima della stessa violenta ignoranza di chi oggi diffonde quello spot, è deplorevole e spaventoso: sono questi mostri il vero pericolo, il loro odio e la loro spregiudicatezza dovrebbero allarmare tutte e tutti”, conclude a Romani.

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