Chi dice “addio Italia” e chi vuole #moltopiùdicirinnà

Il maxiemendamento Ddl cirinnà ha creato molto scontento in Italia. E c’è chi se ne va, per sempre.

E’ questione d’identità.

Addio Italia è il titolo dell’ultimo video di Marcello Signore, un giovane youtuber gay, che come altri/e usa il web per dire la sua. Come tanti e tante italiani, Marcello Signore vuole protestare contro un Paese che, per riconoscere i suoi diritti, ritarda di 30 anni e poi altri 3 mesi in discussioni assurde e fuorvianti, riuscendo, infine, a portare a termine soltanto un pezzo di quel poco che già prevedeva il ddl Cirinnà.

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Nel video Marcello parla a chiare lettere, concludendo con un gesto simbolico ma forte, per il quale si commuove: lo youtuber strappa la sua Carta d’Identità italiana come segno di protesta nei confronti del lungo, difficile e inconcludente percorso del ddl Cirinnà, una delle poche iniziative legislative che era stata incubata in un ramo del Parlamento e non partiva dal Governo, come spesso accade. Un’iniziativa più democratica di molte altre.

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Marcello Signore vive a Parigi e, in quanto italiano, si trova spesso a difendere l’Italia dai luoghi comuni che la colpiscono. E’ italiano e, come tale, ha sempre sentito di volerlo fare… fino a ieri. Lo stralcio della Cirinnà, infatti, avvenuto dopo mesi di estenuanti, inconcludenti nonché offensivi, dibattiti ha distrutto la sua identità di italiano come le identità di milioni di persone che l’aspettavano, la volevano, la appoggiavano. Tutte. L’identità legale, quella familiare, la sessuale e quella sentimentale sono state stracciate, tutte insieme.

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La domanda lecita a questo punto è:

Cosa siamo noi se non abbiamo più un’identità? Niente, non esistiamo

Dopo aver molto riflettuto, Marcello ha deciso di stracciare l’unica identità che non sente più sua, quella italiana:

Per ora mi sento di dover dire addio all’unica identità di cui non vado più fiero

Non è l’unico Marcello a non essere d’accordo con il Maxiemendamento che accorda, invece, i partiti al governo: a Roma mercoledì si è tenuta una manifestazione a cui hanno partecipato alcune centinaia di attivisti e attiviste contrari all’accordo, di fronte a Palazzo Madama.

Fanpage ha pubblicato ieri il video della manifestazione con alcune interviste, tra cui quella al Senatore del Pd Sergio Lo Giudice che ci dice:

É una sconfitta non essere riusciti a portare a casa una legge piena, però è quello che siamo riusciti a fare

Un’attivista intervistata spiega così la posizione dei e delle manifestanti:

Stiamo aspettando da molto, la nostra comunità sta aspettando da oltre trent’anni questo momento e quando qualcuno mi chiede “ti accontenteresti di una parte della legge?”. No, perché questa legge già è un compromesso

Tante altre le voci discordanti: domani, alle 17.30 a Milano, partirà un corteo organizzato dal gruppo NoExpo Pride a cui stanno aderendo sempre più persone per chiedere #moltopiùdicirinnà, dichiarando:

Siamo stufi/e dei giochi al ribasso. Vogliamo diritti, uguaglianza e libertà di autodeterminazione!”

#moltopiùdicirinnà

NoExpo Pride è una realtà, come tante altre, che pur non essendo d’accordo con la tiepidezza del ddl Cirinnà, avrebbe gioito di una sua approvazione, magari festeggiando in piazza. Tantissime sono le persone in Italia che si sarebbero “accontentate” del ddl Cirinnà per intero, anche se prevedeva ancora una distinzione di fondo tra omosessuali e eterosessuali. Per molte e molti, non sarà più possibile adesso accontentarsi di nuovo, di un gioco al ribasso, sui nostri diritti.

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Uno stato che non eguaglia tutte le persone, rende difficile il percorso verso l’eliminazione di qualsiasi omotransfobia, sociale o interiorizzata, perché un bisogno umano molto diffuso è quello di dover essere riconosciuti dall’esterno, per conoscersi meglio nell’intimo.

 

9 commenti su “Chi dice “addio Italia” e chi vuole #moltopiùdicirinnà

  1. Lo youtuber mi pare abbia giusto un tubo al posto delle cellule grigie l’Italia ha una legge che la mette in Europa e caragrazia che abbiamo questa poiché come si è visto dai grillini a Sel che ha votato contro a parole favorevoli e nei fatti ognuno fa il proprio tornaconto politico. Io lo considero un miracolo. Se non vuole tornare se ne stia in Francia prenda la nazionalità francese et… bonne chance!

  2. su via non esageriamo, la carta di identità la poteva strappare prima (visto le tante porcate della nostra classe politica) e non scordiamoci che i risultati si ottengono continuando a lottare.
    In Italia il percorso è ancora lungo ma possiamo ottenere l’uguaglianza, chiedendo e facendoci sentire senza mai mollare l’osso.
    Ad oggi abbiamo un piccolo risultato. Non mi trovo in accordo con chi dice meglio niente…

  3. Sono infermiera ed omosessuale. L’Italia ha tanti difetti, il non riconoscere i miei diritti e la classe politica sono tra questi. Ma nonostante tutto se sei un essere umano di qualsiasi etnia e con qualsiasi documento (e non) vieni curato. E questo mi sembra un buon motivo per mantenere la propria identità. Forse dovresti guardare un poco più in là, prima di fare un gesto così plateale.

  4. È vero, l’Italia, la politica italiana ha cercato sempre di fare a brandelli la nostra identità.. e le nostre relazioni di coppia le ha sempre disconosciute.
    Quante volte ho desiderato andarmene via da questa nazione in cui mi hanno fatto sempre sentire sbagliato e fuori posto.
    Però c’è un vento nuovo ammettiamolo. Quando sarà approvata in via definitiva la legge ora in itinere sulle unioni civili quello sarà comunque un giorno storico per noi. Una breccia sul muro che può solo essere allargata per farci strada.
    Non sarà il matrimonio egualitario e quello resta comunque il nostro traguardo. Ma io lo considero un buon impianto con la quale uscire dalla clandestinità.
    Meglio le unioni civili così scritte che niente!

    Vale la pena ora non abbandonare il nostro paese!

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