Marocco: manifestazioni a favore degli aggressori omofobi

Vergognosa manifestazione a difesa degli aggressori, mentre i partiti prendono finalmente le distanze

Il Marocco si divide ed è un timidissimo segno positivo dei tempi.

La tristissima vicenda è nota ma via via emergono dettagli: a inizio marzo alcuni abitanti di una città di mezzo milione di abitanti a nord di Marrakech, Beni Mellal, irrompono nell’abitazione di un negoziante di dolciumi a Ait Tahih, un quartiere della città, lo scoprono a letto con un altro uomo, insultano e picchiano la coppia e li cacciano per strada nudi e insanguinati. Arriva la polizia e cattura uno dei due omosessuali che viene processato per “sodomia” (punita dal codice penale) e condannato a cinque mesi di carcere. L’altro ragazzo omosessuale si presenta spontaneamente domenica scorsa e sarà processato il prossimo 4 aprile.

Ieri sera , a Beni Mellal, si sono invece riuniti parenti ed amici dei cinque aggressori omofobi che saranno processati a breve per lesioni personali: con una vivacissima manifestazione (in video) hanno espresso il loro sdegno per l’arresto dei cinque aggressori, tra i quali un minorenne, pronunciando parole irripetibili contro la coppia omosessuale, contro la “sodomia” e contro la comunità lgbt in genere. Una vera e propria manifestazione omofoba, quindi, che sta tristemente avendo eco nella stampa nazionale senza particolari critiche.

D’altro canto, sulla vicenda c’è da registrare finalmente la timidissima presa di posizione di alcuni partiti politici del Marocco, che a breve andrà alle elezioni. Il sito Medias24.com, infatti, oggi riporta le dichiarazioni di ferma condanna di ben cinque degli otto partiti politici marocchini. In particolare, il segretario della CPU, Mohamed Sajid, è stato il più fermo nel condannare l’episodio che “riporta in auge pratiche medievali”, mentre il presidente del partito del primo ministro attualmente in carica (PJD) si è limitato a criticare la violazione del domicilio privato e gli atti di aggressione, senza però entrare nel merito di quanto sia inaccettabile sotto il profilo dei diritti umani che l’unica condanna finora comminata sia stata quella alla vittima dell’aggressione. Nessuno degli esponenti politici interpellati, però, ha accennato al tema della depenalizzazione dell’omosessualità, ma tutti si sono limitati a criticare la modalità di farsi giustizia da soli messa in atto dagli aggressori.

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