Nichi Vendola stronca il Congresso della Famiglia: ‘un ritrovo di bulli, io, mio figlio e mio marito siamo una Famiglia’ – video

Bellissima intervista di Nichi Vendola a Piazza Pulita, tra vita privata, politica, Stonewall e Congresso della Famiglia di Verona.

Sposato con Ed Testa e padre di Tobia, nato nel 2016 da gestazione per altri, Nichi Vendola è tornato in tv, ieri sera nel corso di Piazza Pulita, regalando a Corrado Formigli e ai telespettatori una meravigliosa intervista.

60 anni, e un presente fondato sulla sua famiglia, sui suoi affetti, l’ex presidente della Regione Puglia ha fortemente criticato il Congresso Mondiale della Famiglia, che ha preso oggi vita a Verona.

La presenza più grave è quella del Ministro della Pubblica Istruzione. Nelle scuole va contrastato il fenomeno del bullismo, e il bullismo omofobico è una questione seria. Tra le principali cause di suicidio tra gli adolescenti c’è la paura dello stigma legato alla diversità. Bullismo e omofobia nella scuola sono un problema serio, e siccome questo sarà un raduno di bulli da tutto il mondo, perché sono dei bulli quelli che andranno a Verona a parlare di famiglia tradizionale. Verranno personalità nei cui Paesi vige il carcere, la tortura, in cui si teorizza la legittimità della pena di morte per i gay. Credo sia molto grave. Credo che il Governo, in questo caso, stia raccontando di un occidente che vuole liberarsi di quello che aveva promesso, della democrazia liberale, sulla difesa e sulla tutela intransigente della libertà di ognuno. Il rischio è proprio quello di arretrare.

Un concetto, quello di ‘famiglia tradizionale’, che Vendola smonta in pochi minuti, raccogliendo i sentiti applausi del pubblico in studio.

Ci sono moltissime famiglie, la Famiglia con la maiuscola, con tutta la sua retorica e il suo mito, è un’invenzione. Le Famiglie, è una parola che va declinata al plurare. Ogni famiglia, è una storia a parte. Ciò che conta è la qualità dell’investimento di amore, la capacità di crescere, proteggere, accudire, un bambino, di non considerarlo un oggetto. Salvini interpreta la parte di un radicalismo di destra, che ha come obiettivo polemico i gay, le donne, i diritti di libertà, cioè l’autodeterminazione degli individui. Salvini per motivi di investimento culturale, costruisce questo tipo di campagna. Accanto a lui ci sono persone che ci credono come Lorenzo Fontana, devoto di quel clericalismo che immagina un Dio servo della Chiesa, e non il contrario. Il ministro Fontana può dire quello che vuole. La mia famiglia esiste. Ma io mi alzo ogni mattina e faccio colazione con mio figlio, lo accompagno a scuola e lo vado a prendere. Giriamo per le strade, siamo accolti in generale con affetto. Siamo una famiglia, e mio figlio è sereno. Da qualche mese sono anche suo padre legalmente,  c’è stata un’istruttoria durata quasi un anno. Sono venuti gli assistenti sociali, dovevano interrogare me e Ed per farci avere la custodia legale. Alla fine si sono anche scusati con. Dicono che entrano in famiglie a prima vista “tradizionali” ma che girano intorno alla violenza, al degrado. Questo perché la famiglia tradizionale è una menzogna, una bugia.

Diventato genitore nel 2016, l’ex presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà ha poi svelato che tipo di padre è.

Devo contenere le mie ansie. Sono un padre apprensivo, credo premuroso, molto innamorato. Mio figlio è vivacissimo, bellissimo. Tutto quello che trovo per viziarlo ha un contenuto didattico. Gli compro giocattoli, il momento un po’ critico è il rapporto con Spider-Man. Quando aveva due anni mi sono dovuto rassegnare alle spade, ma di gommapiuma. Poi sono entrato in crisi, ho parlato con la psicologa della scuola materna, sul tema delle armi, e mi ha tranquillizzato. La violenza mimata e giocosa aiuta i bambini, non diventerà salviniano mio figlio, nonostante la spada.

Un ricordo conclusivo, bellissimo, sui 50 anni di Stonewall.

Sono nato in un tempo in bianco e nero, in cui avevo paura di essere l’unico al mondo. In cui scoprivo la frase che Oscar Wilde aveva usato per descrivere la propria omosessualità: ‘l’amore che non osa pronunciare il proprio nome’. Poi proprio 50 anni fa, in una via di New York, in un bar che si chiamava Stonewall, l’ennesima aggressione della polizia scatenò una battaglia da parte della comunità LGBT. Dice il poeta Allen Ginsberg, che non si sa chi vinse e chi perse, ma sa che rimase ucciso lo sguardo ferito dei gay. Da quel momento ogni gay nel mondo imparò a rifiutare il vittimismo, e nacque l’espressione Pride, Orgoglio, cioè volersi nominare, io non mi posso vergognare dell’amore che ho, e voglio nominarlo. A quel tempi quelli come me erano una minaccia perché non potevano fare figli, ora invece sono una minaccia perché un figlio l’ho fatto. È ironico vero? I guardiani della morale, che sono poi tutti sepolcri imbiancati, non cambiano mai.