‘Bambini gay, si può provare con la psichiatria’, l’ultima follia di Papa Francesco

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Di ritorno da Dublino, Papa Francesco è tornato a parlare di omosessualità e famiglie arcobaleno. Scatenando apprezzamenti e indignazione.

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La stragrande maggioranza dei media italiani dipingono Papa Francesco come primo pontefice apertamente ‘gay friendly’, riportando il più delle volte dichiarazioni e sue iniziative mai confermate ma solo riportate.

Fumo negli occhi per nascondere tutt’altra verità, che vede Bergoglio il più delle volte perfettamente in linea con i suoi predecessori, nel mantenere dritta la barra della conclamata e anacronistica omofobia vaticana. Di ritorno da Dublino il Papa, già travolto dallo scandalo dei preti pedofili, si è intrattenuto con la stampa italiana e internazionale, confessando cosa consigliarebbe a un genitore che scopre di avere un figlio gay.

“In quale età si manifesta questa inquietudine? E’ importante. Una cosa è se si manifesta da bambini, perché ci sono tante cosa da fare con la psichiatria, per vedere come sono le cose. Un’altra è se si manifesta dopo i vent’anni o cose del genere”.

Parole di una gravità disarmante, perché vanno a riaprire la porta della ‘malattia mentale’ nei confronti dell’omosessualità, abbattuta nel 1990 dall’Organizzazione mondiale della sanità. Dichiarazioni pericolose, se dette dal vicario di Cristo e pastore in terra della Chiesa universale, nel pieno di una battaglia globale contro le cosiddette ‘teorie riparative’.

Da sempre eccezionale nel dare un colpo al cerchio e uno alla botte, Francesco ha poi indossato tutt’altra maschera, quella del buon pastore che tende la mano alla nostra comunità, consigliando ai genitori con figli omosessuali di “pregare, non condannare, dialogare, capire, fare spazio perché si esprimano“. “Ignorare il figlio o una la figlia con tendenza omosessuale è una mancanza di maternità e paternità, tu sei mio figlio, tu sei mia figlia, come sei, io sono tuo padre e tua madre, parliamo. Mai dirò che il silenzio è un rimedio. Quel figlio ha diritto ad una famiglia e non a essere cacciato via”.


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