Rio 2016: per la prima volta ci sarà la squadra dei rifugiati

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Dieci sportivi che nonostante non abbiano più una nazione da rappresentare potranno partecipare comunque, in nome dell'internazionalismo olimpico.

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Avranno una casa nel villaggio olimpico, il loro inno nazionale sarà l’inno olimpico, la loro bandiera sarà quella delle Olimpiadi: per la prima volta nella storia a Rio 2016 ci sarà una ‘squadra del mondo’ tra le partecipanti alle Olimpiadi. Una squadra composta da 10 rifugiati, scappati dai loro Paesi d’origine e accolti da altri Stati, come il Belgio o il Brasile.

Non una partecipazione individuale, ma una vera e propria squadra sovranazionale, per rappresentate un popolo che conta ben 63,5 milioni di persone sparse un po’ ovunque nel mondo: il popolo di chi ha dovuto scappare dal proprio Paese per guerre e persecuzioni politiche, di chi ha dovuto lasciare dietro di sé casa, famiglia, identità, radici.

Il Team dei Rifugiati (Refugee Olympic Team), il primo nella storia dei Giochi, è stato espressamente voluto e selezionato dal Comitato olimpico internazionale e costituito da 10 atleti il cui status è stato verificato dalle Nazioni Unite.

People Misenga e Yolande Bukasa sono due congolesi emigrati in Brasile e sono i due judoka. Due i nuotatori, originari della SiriaYusra Mardini (che ha solo 18 anni), vive a Berlino e Rami Anis, vive in Belgio. Poi ci sono i cinque corridori del Sudan del Sud: Yiech Pur Biel, James Nyang, Anjelina Nadai, Rose Nathike, Paulo Amotun. Infine un maratone etiope, Yonas Kinde.

Una decisione importante questa della creazione di una squadra di rifugiati, occasione per portare l’attenzione internazionale sulla grave crisi dei migranti e sullo storie, spesso dolorose e sconosciute, di questi sportivi e delle loro comunità. Dieci sportivi che nonostante non abbiano più una nazione da rappresentare potranno partecipare comunque, in nome dell’internazionalismo olimpico.

“Avendo dovuto interrompere la loro carriera sportiva, questi atleti rifugiati di alto livello avranno finalmente la possibilità di perseguire i loro sogni”, ha dichiarato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “La loro partecipazione alle Olimpiadi è un omaggio al coraggio e la perseveranza di tutti i rifugiati nel superare le avversità e costruire un futuro migliore per se stessi e le loro famiglie“.

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