Salvini e 5 Stelle, i loro no alle unioni civili smascherati da ipocrisia e prepotenza dell’attuale Governo

Nel 2016 Alessandro Di Battista e Matteo Salvini criticarono la legge Cirinnà. Oggi quelle parole fanno amaramente riflettere.

Nel 2016, come dimenticarlo, la legge Cirinnà sulle Unioni Civili passò grazie al voto di fiducia voluto dall’allora Governo Renzi, e senza alcun tipo di sostegno da parte del Movimento Cinque Stelle e della Lega Nord, attuali partiti di maggioranza.

I grillini, dopo mesi di appoggio al testo, cambiarono idea all’ultimo momento, scatenando la reazione indignata della senatrice Cirinnà e della comunità LGBT. Per difendere quell’indifendibile scelta il deputato Alessandro Di Battista andò in tv, da Lilli Gruber, a precisare: “Ci siamo astenuti anche perche’ si rende conto che non e’ stato concesso al Parlamento della Repubblica di votare neanche un emendamento. Questo e’ un ddl di iniziativa parlamentare ma ne’ al Senato ne’ alla Camera e’ stato permesso al Parlamento della Repubblica di votare un emendamento“.

Tornato in Italia per tirare la volata alle Europee del Movimento, il ‘Dibba’ non ha minimamente speso una parola nei confronti di quanto avvenuto prima al Senato e poi alla Camera la scorsa settimana (così come non una parola è arrivata dai pentastellati di Montecitorio e Palazzo Madama), quando la legge più importante di qualsiasi governo, la legge di bilancio, è stata incredibilmente approvata a suon di voti di fiducia nel totale sfregio delle più elementari regole parlamentari, senza alcun tipo di dibattimento. Nel 2016 questo (a sentir tutti loro) bastò per stralciare l’appoggio alle unioni civili, mentre due anni dopo, con i 5 Stelle al Governo, la ‘porcata’ è diventata prassi.

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L’incoerenza si fa ancor più tristemente comica dinanzi a Matteo Salvini, vicepremier nonché ministro dell’interno messo alle strette dal sindaco Leoluca Orlando, il quale ha dato disposizione di non applicare a Palermo le misure della legge riguardanti le norme che negano la possibilità di concedere la residenza a chi ha un permesso di soggiorno. Salvini, ovviamente via Facebook, ha tuonato: “Ricordo a questi sindaci di sinistra che il Decreto Sicurezza, una legge di buon senso e civiltà, è stato approvato da Governo e Parlamento, e firmato dal Presidente della Repubblica”.

Ebbene lo stesso Salvini, nel 2016 quando era all’opposizione, chiese pubblicamente ai propri sindaci di non celebrare le unioni civili, anche se diventate legge, al grido “disobbedite, non seguano legge sbagliata”. Dinanzi ai diritti delle persone LGBT, in conclusione, era lecito sputare sulle leggi dello Stato, mentre sul ‘suo’ decreto sicurezza è doveroso attenersi senza se e senza ma. Due pesi e due misure per due partiti presentatisi separati alle elezioni (‘mi dimetto dal movimento, se mai ci alleeremo con chi ha rovinato l’Italia‘, gridava Di Battista meno di un anno fa) eppure così clamorosamente simili, nell’ostentare una sfacciata ipocrisia politica e mediatica. Che puzza di omofobia.