“Le guardie obbligano i genitori ad uccidere i propri figli, umiliazioni e torture continue”: parlano i sopravvissuti ai lager in Cecenia

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L'intervista di due ex-detenuti nei lager ceceni, ora si trovano in un luogo sicuro e sono aiutati dalle associazioni LGBT russe.

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Dopo gli arresti degli attivisti LGBT in Russia arrivano altre notizie dal fronte orientale: il canale televisivo France24 è riuscito ad intervistare due sopravvissuti dei lager per omosessuali in Cecenia che ora si trovano in una località protetta e anonima.

I due giovani denunciano torture, umiliazioni e uccisioni, uno di loro in particolare afferma: Le famiglie dei prigionieri venivano convocate per dare il colpo di grazia al proprio figlio. Le guardie dicevano: se non lo fate voi lo facciamo noi“.

 

Il network francese è riuscito ad intervistare due uomini che sono riusciti a fuggire dai lager aperti in Cecenia e dove, secondo varie fonti, sarebbe detenuto almeno un centinaio di persone, tutte accusate di essere omosessuali. I due giovani, che ora si trovano in una località segreta, raccontano di torture, umiliazioni e uccisioni clandestine; come già affermato dalle autorità cecene sono le famiglie stesse a non desiderare un figlio omosessuale ed è quindi compito loro porre fine alla sua vita per “lavare con il sangue l’onore della famiglia“.

Siamo sempre stati perseguitati, ma mai come in questo momento. Adesso arrestano tutti, uccidono le persone, fanno quello che vogliono, tanto sanno di essere impuniti – racconta uno dei due ragazzi nella videointervista – le autorità cecene sperano di “ripulire la nazione” dell’omosessualità“.

Il ragazzo racconta poi in che modo le guardie torturano i prigionieri dei quattro lager aperti di recente nel paese: “Ci mettevano in fila e ci obbligavano a darci dei nomi da donna, ci punivano con scosse elettriche, non ci davano da mangiare e la sera gettavano nelle nostre celle gli avanzi delle loro cene, in molti preferiscono essere uccisi piuttosto che subire tutto questo“.

Ma la situazione più sconvolgente la racconta il secondo ragazzo, quando afferma che sono le famiglie stesse dei detenuti a porre fine alla vita dei propri figli imprigionati: “Le guardie dicono ai genitori di uccidere i loro figli. Loro dicono: o lo fate voi o lo faremo noi. Hanno torturato un uomo per due settimane poi hanno convocato i suoi genitori e i fratelli. La polizia ha detto: vostro figlio è un omosessuale risolvete la cosa o lo faremo noi. L’hanno portato nel bosco e li lo hanno ucciso e seppellito, non gli hanno nemmeno fatto il funerale”.

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