22° Migay: la cultura queer è un mix pop di arte varia

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Il Migay cambia nome in "Festival Mix" e si apre anche al teatro. Tra i film da vedere: "Dream Boy", "Shelter" e "Les filles du botaniste". L'attrice comica...

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Il Migay diventa "Mixgay". Alla sua ventiduesima edizione, il festival di cinema gaylesbico e queer culture di Milano, in programma dal 4 al 10 giugno presso il Teatro Strehler e diretto come sempre dall’ottimo Giampaolo Marzi, modifica il proprio nome con l’abbreviazione Festival Mix dovuta al gemellaggio con le omonime manifestazione di New York e San Paolo.

Nel capoluogo lombardo saranno ospiti i fondatori di entrambe le manifestazioni: Jim Hubbard e Suzy Capò. A dimostrare la spontanea vocazione a una trasversalità senza confini, il Migay non sarà solo cinema ma anche musica, letteratura, persino teatro: riecco quindi Music on the steps, sette serate di musica elettronica con DJ set live sul sagrato del teatro e food & drinks a volontà curati da AK (la giornata di lunedì 9 giugno sarà interamente dedicata alle donne).

Torna anche il salotto letterario-pop Brain & Sexy della Pina e di Diego, noti conduttori radiofonici di Radio Deejay, nello spazio Scatola Magica dove sarà presentato, tra gli altri, il nuovo romanzo di Barbara Alberti Il Vangelo secondo Maria (Castelvecchi Editore).

Da quest’anno il Migay si apre al teatro, con tre curiosi progetti messi in scena da gruppi italiani: dal 7 all’11 giugno, al Teatro Studio è in cartellone l’immortale Ballata del carcere di Reading di Oscar Wilde con Umberto Orsini e Giovanna Marini per la regia di Elio De Capitani (il Caimano morettiano che è soprattutto uno stimato regista teatrale). Il 12 giugno è la volta di Try Creampie di Animanera, una sorta di "boudoir onirico" in cui gli spettatori potranno sdraiarsi in morbidi letti a fianco di leggendari personaggi letterari, da Oscar Wilde a Pasolini, da Fassinder ad Anaïs Nin, per l’occasione "mascherati" da prostituti. Da domenica 8 giugno e per alcune settimane, allo Strehler, si potrà assistere alla nuova fatica della rivelazione catalana Pau Mirò dal titolo Chiove su un triangolo amoroso composto da una giovane prostituta, il suo fidanzato-protettore e un cliente assai speciale.

Ma il cuore pulsante del Migay resta il cinema e l’eclettica selezione di un centinaio di titoli tra lunghi, corti e documentari lo conferma: da non perdere il dramma americano scelto per l’apertura, il sulfureo Dream Boy di James Bolton tratto dal romanzo omonimo di Jim Griesly, sull’amore contrastato fra uno studente diciassettenne e un giovane fattore in una comunità religiosa del North Carolina; lo stralunato porno-epic-horror movie di Bruce LaBruce Otto or up with dead people, acidamente kitsch e creativamente "intergender" nello stile sperimentale; la spassosa black-comedy spagnola "ursina" Chuecatown di Juan Flahn; il frizzante esordio di Jona Markovitz

Shelter, commedia romantica ambientata tra i surfisti californiani (occhio ai protagonisti: belli, giovani e tatuati!); l’attualissima coproduzione franco-canadese Les filles du botaniste di Dai Sijie ambientato agli inizi degli anni ’90 nella Cina rurale, sulla passione proibita tra l’assistente donna di un celebre botanico e sua figlia; il ritorno della regista tedesca Angelina Maccarone, vincitrice nel 2006, con un trittico al femminile attraverso le generazioni ambientato a Rotterdam, Vivere. Tra i documentari, da non lasciarsi assolutamente sfuggire l’inglese

Derek di Isaac Julien con interviste inedite a Jarman e la voce narrante del premio Oscar Tilda Swinton. Chi ama la signorilità ineguagliabile di madame Deneuve, premiata recentemente a Cannes con un riconoscimento speciale per la sua interpretazione in Racconto di Natale di Desplechin, si segni il francese Après lui di Gaël Morel (mano ai fazzoletti: si parla della difficile elaborazione del lutto di una madre per la perdita del figlio in un incidente d’auto).

Il drappello italiano non è folto ma agguerrito: in concorso c’è un unico lungometraggio tricolore, Senza fine di Roberto Cuzzillo sulle difficoltà incontrate da una coppia lesbica che ha deciso di avere un figlio attraverso l’inseminazione artificiale. Davvero "doc" per qualità, infine, sia l’intenso The Beirut Apartment di Daniele Salaris con le sue toccanti testimonianze di gay e lesbiche libanesi, che il "politiqueer" Improvvisamente l’inverno scorso di Gustav Hofer e Luca Ragazzi segnalato alla Berlinale.

Un premio è stato già assegnato, ed è il riconoscimento Queen of Comedy 2008 che quest’anno va all’attrice comica ma non solo Cinzia Leone, da sempre vicina alla comunità glbt e attualmente in scena col monologo teatrale Outlet.

Clicca qui per visitare il sito del Festival Mix

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