25° Festival Mix: è festa allo Strehler di Milano

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Da stasera al 31 maggio la cinekermesse diretta da Giampaolo Marzi celebra le nozze d'argento col cinema queer. In apertura la stilosa commedia glam "Les amours imaginaires" del...

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Bello e ribelle, il Festival Mix. Pronto a festeggiare alla grande stasera al Teatro Strehler le nozze d’argento con lo schermo, ‘silver’ anch’esso, ossia venticinque gloriosi anni di cinescoperte queer, rivelazioni di autori ormai cult quali Sébastien Lifshitz e Bruce Labruce, interessanti percorsi interculturali di ricerca attraverso altre arti come musica e letteratura, in continua metamorfosi: un lungo viaggio iniziato nel 1986 grazie al comitato provinciale CIG Arcigay Milano per dare visibilità a film con tematiche glbt e diventato un irrinunciabile appuntamento di rilievo internazionale grazie alla guida sicura del direttore Giampaolo Marzi.

Sarà davvero imperdibile quest’edizione deluxe il cui momento clou vedrà la premiazione dell’ineffabile Franca Valeri, attivissima come non mai, ultima vera paladina della causa glbt, che sarà incoronata nella serata di sabato 28 maggio "Queen of Comedy 2011". L’icona pop anni ’80 Ivana Spagna è stata invece scelta come "Queen of Music" (verrà premiata domenica sera) e allo Strehler presenterà il suo ultimo libro intitolato "Quasi una confessione".

Sfavillante apertura, stasera alle 21, con la prima visione italiana dell’attesa commedia glam "Les amours imaginaires" di Xavier Dolan, piccolo prodigio canadese ventiduenne in grado di dettare legge nell’immaginario modaiolo queer – il ritorno dello spesso occhiale nero e del capello verticalizzato a fungo è anche merito suo! – grazie a questo film raffinato e stiloso, su un triangolo amoroso tutto ralenti ed esplosioni di "Bang Bang", che coinvolge lo stesso Dolan, un boccoluto angelo biondo (Niels Schneider) e una ragazzina dal sofisticato look retrò (Monia Chokri).

Il succulento concorso lungometraggi prevede nei prossimi giorni alcuni titoli davvero meritevoli quali l’intimista "Ausente" ("Assente") dell’argentino Marco Berger, delicata immersione nella complessa relazione tra un professore di nuoto e un suo affascinante allievo, quasi un’ode al corpo maschile filtrata dallo sguardo sensibile del regista (è stato acquistato da Atlantide Entertainment per la collana "Queer Frame" insieme ad altri cinque titoli tra cui la coproduzione peruviana e colombiana "Contraccorriente", il tedesco "Sasha" e l’inglese rockeggiante e lesbico "Break My Fall".

Segnatevi assolutamente uno dei migliori film saffici degli ultimi anni, il melò basco "80 egunean" ("80 giorni") di Jon Garaño e José Maria Goenaga, sull’amicizia amorosa di due donne non più giovani che si rincontrano in un ospedale dopo molti anni. È semplicemente stellare il cast dell’elegante "Gigola" di Laure Charpentier, tratto dal suo omonimo romanzo pubblicato nel 2002 dopo una censura di tre decenni, su una giovane lesbica androgina che si prostituisce con donne facoltose nella Pigalle degli anni Sessanta: Marisa Berenson, Marisa Paredes, Rossy De Palma, Eduardo Noriega e la filiforme Lou Doillon nel ruolo della protagonista. Se cercate una commedia brillante e disimpegnata, scegliete domenica alle 20.45 il gradevole "La Folle Histoire d’Amour de Simon Eskenazi" di Jean-Jacques Zilbermann su un clarinettista ebreo oppresso dalla mamma invadente e dall’ex moglie ma ‘salvato’ dall’apparizione del travestito musulmano Naïm. Farà discutere il crudo dramma "Rosa Morena" del brasiliano Carlos Augusto de Oliveira sul tema delle adozioni illegali: un architetto danese gay vola in Sudamerica per ‘acquistare’ un bambino.

Anche la scelta dei documentari in competizione risulta di alto livello: non ci stupiremmo se finisse in zona Oscar l’ottimo "We were here" di David Weissman che sarà presente personalmente al festival, elaborata ricostruzione già premiata al Togay dello sconvolgente impatto dell’epidemia Aids sulla comunità gay di San Francisco, arricchita da un eccezionale materiale di repertorio; non si dimentica facilmente il necessario "Angels on Death Row. The Ebrahim Hamidi’s case" di Alessandro Golinelli e Rocco Bernini, potente atto di denuncia contro la pena capitale riservata a chi viene accusato di omosessualità in Iran. Sempre dall’Italia vi consigliamo "365 withous 377" di Adele Tulli sul primo anniversario dell’abolizione in India della Section 377 che criminalizzava gli atti omosessuali e l’anteprima di "Essere Lucy" firmato da Gabriella Romano su uno dei primi transessuali italiani, oggi ottantaseienne, e sulla sua esperienza di deportato nel campo di concentramento di Dachau.

Come di consueto, la selezione di cortometraggi – una sessantina – verrà distribuita nelle tradizionali maratone pomeridiane il 27, 28 e 29 maggio.

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Dopo il successo dell’anno scorso, torna la sezione "Uncut" dedicata alla censura e alla libertà d’espressione. Si potranno vedere in versione integrale "La ricotta" di Pasolini, "L’indiscreto fascino del peccato" di Almodóvar e "Je vous salue, Marie" di Jean-Luc Godard. È una novita assoluta, invece, l’intelligente sezione "Superotto" in cui si recuperano cult queer di difficile visione quali il fondativo doc del 1990 "Paris is Burning" di Jennie Livingston. Nello spazio Scatola Magica riecco il salotto letterario sui generis condotto dalla Pina e Diego di Radio Deejay che lunedì 30 maggio alle 19.30 ricorderà il ventennale della morte di Pier Vittorio Tondelli con un doveroso open reading. 

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