29° Torino Film Festival, programma tutti-gusti anche queer

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Ampio ventaglio di titoli dal 25 novembre al 3 dicembre con vari film glbt tra cui il musical bisex "Les bien-aimés" di Christophe Honoré e Glenn Close travestita...

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Una delle critiche avanzate contro il Torino Film Festival è sempre stata quella di essere troppo di nicchia e privilegiare eccessivamente il cinema sperimentale e di ricerca, ostico ai più. Non si può certo dire questo del programma sciorinato per la ventinovesima edizione in programma dal 25 novembre al 3 novembre, terzo anno del mandato da direttore di Gianni Amelio che l’ha definito "una sintesi dei miei primi due festival, pensato per andare verso lo spettatore". Infatti il bilanciamento tra autorialità pura e spettacolo popolare è quanto mai equilibrato: aprirà la cinemanifestazione al Teatro Regio nientemeno che L’arte di vincere – Moneyball con Brad Pitt diretto da Bennett Miller (regista di Truman Capote – a sangue freddo) sull’epica sportiva di un allenatore di baseball, tale Billy Beane degli Oakland A’s, fautore nel 2002 di una reale rinascita della propria squadra finita in malora, grazie a un oculato rinnovo delle regole degli ingaggi pur avendo a disposizione un budget molto risicato.

C’è grande attesa per il nuovo Woody Allen Midnight in Paris, girotondo sentimentale con surreale tuffo nel passato alla stregua di La rosa purpurea del Cairo, definito dalla curatrice Emanuela Martini "il miglior Allen degli ultimi dieci anni". Pare sia già in zona Oscar la nuova commedia drammatica The Descendants di Alexander Payne con un immalinconito George Clooney nei panni di un avvocato hawaiano che riallaccia i rapporti con le due figlie dopo un incidente in cui è coinvolta sua moglie.

Per i più cinefili, nell’ottima sezione "Onde" curata da Massimo Causo, c’è il nuovo lavoro della giapponese Naomi Kawase in concorso a Cannes, Hanezu no tsuki (Dolce chiaro di luna rosseggiante) ma anche lo sperimentale Sleepless Nights Stories del warholiano Jonas Mekas che fa spuntare dai suoi archivi alcuni vecchi amici quali Yoko Ono, Patti Smith, Marina Abramovic, Harmony Korine e Louis Garrel.

In concorso ci saranno due film italiani: I più grandi di tutti di Carlo Virzì sul rilancio di una rock band e Ulidi piccola mia diretto da Mateo Zoni (un gruppo di ragazze che vive in una casa famiglia ha complessi rapporti con gli assistenti sociali e le famiglie di origine).

Vari i titoli d’interesse queer: dal trascinante musical bisex alla Jacques Démy Les bien-aimés di Christophe Honoré che non è andato lontano dal vincere la Queer Palm sulla Croisette, a un’inedita Glenn Close che si traveste da maggiordomo nella Dublino di fine Ottocento nel film di chiusura Albert Nobbs diretto da Rodrigo García. Un sogno che si realizza per l’attrice del Connecticut che firma anche sceneggiatura e coproduzione: voleva interpretare al cinema questo ruolo dal 1982, quando interpretò l’omonima pièce off-Broadway. Nella retrospettiva integrale dedicata a Robert Altman sarà possibile recuperare due cult gay, il militaresco Streamers con Matthew Modine e Mitchell Lichtenstein (quest’ultimo ora fa il regista) e lo psico-grottesco Terapia di gruppo interpretato da Jeff Goldblum nel ruolo di un inquieto bisessuale in crisi col fidanzato.

Tra le curiosità, nella sezione-pozzo Festa Mobile, spicca la commedia piccante americana A Good Old Fashioned Orgy di due autori del David Letterman Show, Alex Gregory e Peter Huyck, su un gruppo di trentenni che decide di organizzare un’ammucchiata tra vecchi amici. Occhio anche al francese in concorso 17 filles (17 ragazze) di Delphine e Muriel Coulin, di cui si parla già assai bene, su una microcomunità al femminile le cui componenti decidono di rimanere incinte simultaneamente.

In giuria ci saranno Jerry Schatzberg (Presidente), Michael Fitzgerald,Valeria Golino, Shekhar Kapur e Brillante Mendoza. A scegliere il miglior documentario internazionale è stato chiamato anche il regista gay francese Vincent Dieutre.

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