3 Generations: la famiglia super queer di Susan Sarandon, Naomi Watts e Elle Fanning

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"Non voglio più essere un'eccezione" dice il protagonista alla madre in una delle scene più importanti del film.

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New York. Una famiglia alla prese con una trasformazione controversa, osteggiata eppure indispensabile. Tre generazioni a confronto, una famiglia quasi tutta al femminile in cui il maschile irrompe in modo scomodo o scandaloso. Nel nuovo film della regista Gaby Dellal, 3 GENERATIONS. Una famiglia quasi perfetta, Ray (Elle Fanning) è un adolescente nato donna ma che si sente un ragazzo e se sua madre Maggie (Naomi Watts) è la più convinta sostenitrice del suo desiderio di “cambiamento”, la nonna Dolly (Susan Sarandon), lesbica e da molto tempo compagna di Frances (Linda Emond), fa invece una certa fatica ad accettare la scelta del nipote. Ray ha infatti deciso di iniziare la terapia ormonale per trasferirsi in un’altra scuola e provare così a ricominciare tutto daccapo, ma essendo minorenne le occorre il consenso anche del padre, col quale sia Ray che Maggie non hanno più contatti da tempo. Per la madre di Ray questo significa dover rintracciare il suo ex, Craig (Tate Donovan), e riaprire un cassetto pieno di ricordo dolorosi.

Il desiderio principale della regista Gaby Dellal nel progettare questo film è stato quello di occuparsi delle famiglie “moderne”, famiglie alle prese con la ricerca di un equilibrio e di nuove forme di stabilità. Ha così pensato a questa triade generazionale – nonna lesbica, figlia etero e nipote transessuale – che viene osservata in tutta il suo carico di umanità, con un continuo oscillare tra humour e dramma: “Volevo fare un film divertente che illustrasse le dinamiche familiari, le prove e le tribolazioni implicite nel far crescere un bambino all’interno di uno stretto nucleo familiare”.

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La regista si è molto documentata per il progetto e lo stesso hanno fatto gli altri membri del suo gruppo di lavoro e del cast. Le loro fonti hanno incluso persone, organizzazioni, documentari, blog e altro materiale della comunità transgender. Hanno contattato e incontrato ragazzi e ragazze trans, chiedendo loro cos’hanno provato facendo coming out e come hanno reagito le persone attorno a loro. Dellal è stata in contatto, per tutta la durata del progetto con l’organizzazione GLAAD e con The Center di New York. Per preparare al meglio cast e troupe un consulente della GLAAD ha spiegato alcuni temi centrali per la comunità LGBT, come la differenza tra trans e transgender e come si distingua dall’orientamento sessuale. Il produttore Peter Saraf ha detto: “Abbiamo cercato di ottenere informazioni e pareri in merito a ciò che stavamo facendo da quante più persone possibili per assicurarci che ciò che avremmo comunicato fosse percepibile come corretto e autentico. Non volevamo semplificare o mascherare le cose”.

In realtà la transizione e il percorso di Ray sono di fatto solo il pretesto per l’indagine emotiva e psicologica che il film compie sui personaggi e sulle loro relazioni. A tal proposito Elle Fanning ha detto: Ero felice che non fosse un film incentrato sul problema di essere transgender, ma sulle dinamiche della famiglia. C’è una scena divertente in cui Ray ha fatto a botte e la sua famiglia, che è costituita da sole donne, deve confrontarsi ed adattarsi ai tipici comportamenti e problemi maschili”.

Personaggio importante e a suo modo enigmatico è quello la nonna, Susan Sarandon: la chic e sofisticata Dolly è un po’ il capofamiglia, il “membro alfa”. È lesbica ma ciononostante è la più dubbiosa sul percorso del nipote perché, come ha detto Susan Sarandon: “Essere gay non significa approvare il cambiamento di sesso. Essere gay ha a che fare con l’orientamento sessuale, mentre essere transgender riguarda l’identità. Dolly dà voce a tutti coloro che temono i trattamenti ormonali e gli aspetti medici del cambiamento di sesso”. Susan Sarandon ha una lunga esperienza come attivista ed è stata una delle prime a sostenere la comunità gay nell’ambito delle problematiche dell’AIDS negli anni ’80. Il personaggio di Dolly dà voce a chi, pur non muovendo da posizioni bigotte o tradizionaliste: “comprende che ciò che cambia è solo un aspetto, un dettaglio, non trasforma la persona. Siamo più di sesso, età e colore“.

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Il film è incentrato sul tema del desiderio: per la protagonista è il desiderio di essere maschio ma, ognuno a suo modo, un po’ tutti i personaggi devono relazionarsi col nuovo che bussa alla porta. Com’è possibile – sembra essersi chiesta la regista – fare i conti in modo non troppo doloroso col desiderio altrui? Tutti i personaggi coinvolti nella storia devono affrontare una trasformazione: c’è chi deve superare un amore finito, chi deve accettare le scelte altrui, chi deve provare ad abbandonare il nido, chi deve trovare la forza di assumersi le proprie responsabilità.

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