Addio a Richard Glatzer, uno dei registi di Still Alice muore per SLA

Il marito Wash Westmoreland: “Sono devastato”. Glatzer era malato da quattro anni.

“Sono devastato. Richard era la mia anima gemella, il mio collega, la mia vita. Un vero artista e un uomo brillante”. Così Wash Westmoreland ha commentato su Twitter la morte di suo marito, il regista Richard Glatzer, scomparso ieri a 63 anni per SLA in un ospedale di Los Angeles dove era stato ricoverato tre settimane fa per una forte crisi respiratoria. Insieme lui aveva diretto il toccante dramma sull’Alzheimer “Still Alice” che è valso un meritato Oscar a Julianne Moore come miglior attrice protagonista. Durante la lavorazione del film, la malattia di Glatzer era già in uno stadio avanzato e per poter dirigere gli attori e comunicare con la troupe aveva utilizzato un iPad.

“Vederlo combattere la SLA per quattro anni – ha dichiarato Westmoreland – con così tanta forza e coraggio ha ispirato me e tutti coloro che lo conoscevano. In questo momento cupo, mi dà una certa consolazione vedere che Still Alice va in giro per il mondo. Ha messo il suo cuore e l’anima in quel film, e il fatto che abbia toccato così tanta gente era per lui una gioia perenne.

Grazie a tutti per questa grande prova d’amore. Richard era una persona unica: ostinato, divertente, premuroso, socievole, generoso e molto, molto intelligente. Conservo ogni giorno di questi brevi venti anni che abbiamo passato insieme. Non posso credere che se ne sia andato. Ma nel mio cuore e in quello di chi l’ha amato, vivrà per sempre”.

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Il sodalizio artistico con Wash Westmoreland risale al 2001, quando diressero insieme il buffo “The Fluffer” sul dietro le quinte dei set porno, seguito cinque anni dopo dalla riuscita commedia Quinceañera vincitrice al Sundance su una quindicenne che si scopre incinta e chiede aiuto al cugino gay. Nel 2013, l’anno in cui si sono sposati, avevano diretto insieme anche il biografico “The Last of Robin Hood” sulla vita di Errol Flynn.

Richard Glatzer aveva esordito come regista nel 1993 con l’intenso “Grief”, vincitore ai festival gay di San Francisco e di Torino, in cui si affrontavano temi forti come il lutto per la morte di Aids del proprio amore nell’ambiente televisivo di uno show che rischia di rimanere senza produttore (Glatzer era molto attivo nelle campagne di prevenzione e cura dell’Hiv).