Al via sotto la neve il 31esimo Torino Film Festival

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Si inaugura stasera al Lingotto con madrina Littizzetto il TFF diretto per la prima volta da Virzì. In apertura la commedia senile "Last Vegas", tra i film queer...

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La prima ospite del Torino Film Festival è già arrivata. È la neve. Presentatasi lucente e compatta, con una signorile coltre di qualche centimetro, ha accolto gli abitanti del capoluogo subalpino dove questa sera alle 21, presso l’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto, prenderà il via la trentunesima edizione, la prima per il neodirettore Paolo Virzì. Sul palco ha voluto il sarcasmo birichino della madrina Littizzetto («c’è chi punta sulle bellone, noi abbiamo preferito lo spirito acuto») e, per togliere quella patina di seriosità e intransigente cinefilia della kermesse che da sempre antepone il buon cinema a tappeti rossi e cosmetica promozionale, ha dato una svolta “pop” al festival con tanto di street band musicale, i Bandakadabra, e performances acrobatiche dei Cirko Vertigo.

Alla cerimonia d’inaugurazione seguirà la commedia senile Last Vegas di Jon Turteltaub con un quartetto stellare di premi Oscar: Michael Douglas, Robert De Niro, Morgan Freeman e Kevin Kline. La Città del Peccato fa da rutilante sfondo all’addio al celibato di Billy (Douglas), che si sposa una donna di trent’anni più giovane. Così gli amici si ritrovano, tra rimpianti e gelosie, profondamente cambiati come irriconoscibile è la stessa Vegas. Uscirà nelle sale italiane il 23 gennaio 2014 per Universal Pictures.

I titoli queer non sono molti ma sulla carta di un certo interesse: in concorso troviamo C.O.G. (è l’acronimo di “Child of God”, ossia “Figlio di Dio”) di Kyle Patrick Alvarez, commedia esilarante tratta da un racconto di David Sedaris su un rigido studente di Yale, David (Jonathan Groff), con l’ambizione di diventare uno scrittore. Per farsi un’esperienza di vita pratica, decide di trascorrere l’estate a raccogliere mele in Oregon nella fattoria di un burbero agricoltore dove viene sedotto da un fascinoso carrellista (Corey Stoll) ma quando conosce un veterano di guerra molto religioso, Jon (Denis O’Hare), la sua visione del mondo subirà un radicale cambiamento. Curiosità: sia il regista che i due attori protagonisti, Groff e O’Hare, sono gay dichiarati (quest’ultimo era il senatore Briggs in Milk e si è sposato due anni fa col compagno Hugo Redwood).

Potrebbe rivelarsi una scheggia impazzita ma imperdibile, nella sezione “After Hours”, l’estremo Au nom du fils (“In nome del figlio”) del belga Vincent Lannoo, già vincitore a Sitges del Méliès d’Oro, su una fervente cattolica che, dopo il suicidio del figlio abusato da un prete, diventa una vendicatrice sanguinaria. Da non perdere assolutamente il doc portoghese pluripremiato a Locarno E agora? Lembra-me (“E adesso? Ricordatemi”) di Joaquim Pinto, odissea privata del regista in lotta contro l’Aids e l’epatite (purtroppo per problemi di salute probabilmente non potrà essere presente a Torino).

Occhio a un altro documentario, lo svedese Belleville Baby di Mia Engberg, oggi mamma di una deliziosa bambinella che cresce insieme alla sua compagna. Nel film racconta di Vincent, un suo amore etero di quando viveva a Parigi nel quartiere di Belleville, che improvvisamente è tornato nella sua vita con una telefonata allarmante in cui le racconta di essere uscito di prigione dopo otto anni di carcere.

Si attende con trepidazione il nuovo lavoro del valente regista sardo Peter Marcias, Tutte le storie di Piera su una delle massime – e sottoutilizzate – attrici italiane, la bolognese Piera Degli Esposti che riceverà il Premio Maria Adriana Prolo.

Nella magnifica retrospettiva sulla “New Hollywood” curata da Emanuela Martini, che proseguirà l’anno prossimo (molti titoli sono in via di restauro), segnatevi la chicca vintage Milestones di Robert Kramer e John Douglas, monumentale doc con cinquanta personaggi, affresco epico sulla transizione antropologica americana dai ’60 ai ’70 con tanto di preziose testimonianze degli ultimi hippies e di coppie gay testimoni di un periodo irripetibile della storia statunitense.

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d'amore Viennese.

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