“All’amore assente”, thriller italiano gay

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Si parla di elezioni anche al cinema nel giallo politico-esistenziale di Andrea Adriatico. Un portaborse ghost-writer sparisce e un investigatore lo cerca. Ma chi sa tutto è innamorato...

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Cinema queer italiano, qualcosa di muove. Lentamente. È curioso come, nell’ultimo mese, siano usciti vari film tricolore d’interesse gay – Improvvisamente l’inverno scorso, Cover Boy, Altromondo – tutti attanagliati dallo stesso problema: una distribuzione faticosa e frammentata.

Non fa eccezione la stimolante sfida d’autore All’amore assente di Andrea Adriatico, interessante regista aquilano di stanza a Bologna che nel 2004 firmò il non banale Il vento, di sera su una coppia gay separata da una tragedia ineluttabile (è attualmente disponibile in dvd). Uscito venerdì 11 a Teatri di vita nel capoluogo emiliano dopo la presentazione al London Film Festival, il suo nuovo lavoro All’amore assente sarà visibile fino al 17 aprile presso il Cinema Spazio 1 di Firenze, il 21 approderà a Foggia nelle sale del Falso Movimento e prossimamente dovrebbe conquistare una piccola visibilità a Genova, Palermo, Roma, Milano e Torino: come sempre, in questi casi, l’arma migliore di sopravvivenza è il passaparola.

Atmosfere sospese e una ricerca espressiva dal taglio espressamente autoriale caratterizzano All’amore assente, un thriller politico-esistenziale «di confine tra i generi giallo, noir e psicologico» come spiega lo sceneggiatore Stefano Casi, autore dello script insieme al regista Adriatico e allo scrittore Marco Mancassola al cui romanzo Il mondo senza di me è ispirato il film.

La vicenda ruota intorno alla sparizione di Andres Carrera, portaborse ghost-writer di un celebre politico, Massimo Arati (Filippo Plancher) impegnato in una campagna elettorale incerta e difficile, su cui indaga un misterioso detective privato (Massimo Poggi, affascinante attore ronconiano e ozpetekiano di La finestra di fronte e Cuore Sacro). Sotto una pioggia battente senza tregua, l’investigatore prende contatti con vari personaggi – Iris, ossia l’algida moglie dello scomparso in attesa di un figlio, la madre immobilizzata a letto, il padre paranoico, un collega di lavoro ben informato – per fare luce sull’immotivata scomparsa. Nel corso della narrazione, si sviluppa anche un curioso nucleo sentimentale esplicitamente gay tra il protagonista e un suo collega di lavoro perdutamente innamorato di lui, Edoardo, interpretato da Maurizio Patella che con Adriatico aveva già lavorato a teatro nel pasolininano Orgia. Il cast comprende anche Francesca D’Aloja, Milena Vukotic, Corso Salani e, nel cameo di una tassista dai molti piercing, la magnetica Eva Robin’s.

«Vogliamo raccontare la storia di un uomo che, a un certo punto della sua vita, avverte la distanza tra sé e ciò che lo circonda. E allora scompare» spiegano gli autori. «Il film non è solo un discorso sull’identità, ma anche sulla politica, regno indiscusso dell’indifferenza e del cinismo. È in questo mondo che Andres può vivere e mimetizzarsi, un mondo senza relazioni vere, ma con l’obbligo dell’appartenenza. Ed è da questo mondo che fugge prima di tutto, lasciando come piccola traccia della sua inquietudine la scrittura di discorsi politici pieni di pathos ed emozione, inusuali in una campagna elettorale come quella in cui si svolge il film».

Insomma, un dramma che più attuale non si può. Da scovare e, quindi, vedere.

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