‘Altromondo’: film gay, scomodo, che non vedrete al cinema

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L’opera prima di Fabiomassimo Lozzi, ricognizione sperimentale tra teatro e documentario sulla condizione gay in Italia, non vedrà la luce delle sale ma uscirà domani direttamente in dvd.

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Il titolo è alquanto profetico: ‘Altromondo’, quasi ad evocare un destino ineluttabile da film non allineato, ‘inincasellabile’, troppo alieno per le nostre tremebonde case distributrici. Uscirà infatti solo in dvd, da domani per la Millennium, il primo lungometraggio di Fabiomassimo Lozzi, eclettico artista di Colleferro dalla solida formazione cinematografica – ha seguito a Londra i corsi di regia del Panico Workshop, la scuola fondata dai Monty Python – fattosi le ossa sul campo con apprezzati cortometraggi e documentari approdati anche al Festival di Venezia. Nel 2004, Lozzi fondò il movimento di protesta ‘Gruppo 16-12’, composto prevalentemente da autori di opere prime e seconde, a testimonianza dell’ondata di dissenso nei confronti delle politiche culturali del governo berlusconiano di quegli anni.

L’opera prima di Lozzi è un film sperimentale a metà strada fra

un’opera teatrale e un documentario, incentrato sull’omofobia e i pregiudizi nei confronti della diversità sessuale. È costituito da una serie di monologhi adattati da interviste realizzate da Antonio Veneziani e Riccardo Reim a giovani gay tra i sedici e i venticinque anni, contenute nei loro libri ‘Pornocuore. Sogni e desideri segreti dei giovani omosessuali’ (Coniglio Editore) e ‘I mignotti. Vite vendute e storie vissute di prostituti, gigolò e travestiti’ (Castelvecchi). A interpretare questa caleidoscopica opera polifonica, Lozzi ha chiamato a raccolta una cinquantina di attori provenienti dall’Actor Center di Roma, tra cui riconosciamo il delicato Michelangelo Tommaso che interpretava il bisex Paolo in ‘Saturno Contro’ e l’eclettico Francesco Apolloni di ‘Scusa ma ti chiamo amore’.

L’inconsueto ‘Altromondo’, prodotto dal regista Ferdinando

Vicentini  Orgnani (‘Ilaria Alpi – il più crudele dei giorni’, ‘Mare Largo’) per Alba Produzioni, vuole fornire dunque un’articolata mappatura della condizione omosessuale maschile in Italia, una sorta di aggiornamento ‘sperimental-queer’ dei ‘Comizi d’amore’ pasoliniani, da cui emergono stereotipi, pregiudizi, ossessioni, disagi e fantasmagorie anche erotiche su cui si plasma l’identità gay nel nostro Paese che sembra soffrire di diffusa amnesia, proprio in campagna elettorale, riguardo alla necessità legislativa di tutelare le coppie di fatto.

«Realizzare questo progetto è stato una sfida contro tutte le convenzioni» spiega Lozzi. «Quelle della produzione cinematografica italiana che non promuove opere anticonvenzionali, di sperimentazione, ma anche quelle della società e della cultura del nostro paese. Abbiamo cercato di dare una voce e un volto a tante realtà silenziose, nascoste e troppo spesso ignorate. Il film infatti è anche un documento di denuncia, dedicato a tutte le vittime della violenza omofobica che ancora persiste in Italia: oltre duecento morti negli ultimi vent’anni». 

«Sapevamo fin dall’inizio che la tematica e l’impostazione

sperimentale di ‘Altromondo’ non ne facevano un prodotto commerciale ideale, quindi ci siamo diretti ai distributori che potevano essere più interessati a un’opera di nicchia; ma le reazioni hanno espresso chiaramente qual è la problematica situazione dei registi esordienti in Italia: c’è una grossa resistenza di partenza nei confronti dei film italiani, senza grandi nomi nel cast, che cercano di esplorare modi diversi e più sperimentali di fare cinema. Molti distributori non hanno neanche voluto vederlo, proprio per i temi che tratta e i modi in cui vengono trattati. Quello che ci ha veramente sorpresi però è stata la reazione dei festival di cinema (che spesso sono l’unica vetrina per i film non commerciali e sono fondamentali per raggiungere un certo tipo di pubblico e trovare una distribuzione) e che invece hanno spesso rifiutato il film in quanto i suoi contenuti erano troppo forti e controversi. Purtroppo oggi in Italia anche la comunicazione su temi sociali importanti va fatta in modi garbati e consensuali che evitano la polemica, così da non offendere nessuno, il che rende impossibile il confronto. È stato soprattutto questo che ci ha fatto decidere a far uscire il film direttamente in dvd grazie a una piccola distribuzione indipendente molto coraggiosa».

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