Archie e Gregory, una coppia rosa confetto

Nel falso documentario inglese ‘Confetti’ due gay organizzano la serata finale di un concorso per il matrimonio più originale dell’anno. Una trovata carina che si esaurisce dopo mezz’ora di film.

Tra le baggianate proposte al cinema in questa stagione di scampoli in saldo, ce n’è una perlomeno curiosa e stravagante: si chiama ‘Confetti’ ed è un finto documentario inglese diretto da Debbie Isitt.

Una rivista patinata specializzata in nozze e dintorni che si chiama per l’appunto ‘Confetti’ organizza un concorso per il matrimonio più originale dell’anno mettendo in palio una splendida villetta da 500.000 sterline. Vengono selezionate tre coppie per la sfida finale: due timidi borghesucci appassionati di musical, due atletici giocatori di tennis e due giovani naturisti. Gli organizzatori della serata finale sono un’affiatata coppia gay formata dalla premiataUn’affiatata coppia gay premia il matrimonio più originale, ma sono loro gli unici due ad amarsi davvero ditta Heron & Hough, ovvero Archie e Gregory (Vincent Franklin e Jason Watkins), professionisti del perfetto rito matrimoniale al grido di un rassicurante ‘Bastano i vostri sogni’. Una sorta di Gilbert & George dell’altare, tant’è che in casa hanno un’opera del duo italoinglese modificata con i propri volti di eleganti signori un po’ frollati e sottilmente snob.

Archie è un orsone calvo con pizzetto e occhialino nero, dai modi composti e garbati, mentre Gregory è la quintessenza dell’effeminatezza: fare svenevole, mani non solo svolazzanti ma anche a ragno, in torsione, mai ferme, al punto che quando Archie ha una crisi di nervi con pianto a cascata Gregory lo rimbrotta chiarendogli i ruoli: «Tu sei il maschio, io sono la checca!». E per presentarsi ai clienti non si trattiene dall’esclamare con l’entusiasmo di una bambinetta e la voce garrula: «Siamo matte come due cavalle!».

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La prima mezz’ora è a tratti divertente e alcune situazioni funzionano alla bisogna anche se l’humour tipicamente inglese fa sorridere un po’ a denti stretti: nella prima inquadratura l’editore della rivista si presenta come «il migliore amico di una sposa» e, dopo una pausa, puntualizza: «Non sono gay». Ben oliato anche il primo ingresso nel campo naturista funestato dai dilemmi sulla cerimonia

senza vestiti (notare che la regista privilegia il nudo maschile esibito in tutto il film rispetto a quello femminile) al pari dello sketch sulla gelosia del tennista nei confronti dell’esotico allenatore mentre il narcisismo della fidanzata dalle narici dilatate la porta a farsi operare al naso in tempo per le nozze, ma con esiti disastrosi. Poi lo stile paratelevisivo del mockumentary – documentario fasullo come ‘Zelig’ di Woody Allen o il recente ‘Death of a President’ di Gabriel Range – contribuisce a renderlo un po’ barbosetto e risaputo. Anche lo show finale, tra coreografie geometriche alla Busby Berkeley e posticci eden paradisiaci, non riserva grandi sorprese.

La satira alla telemania per i reality show sull’argomento che impazzano anche in Italia, vedi i nostrani ‘Adesso sposami’ della Clerici o ‘La sposa perfetta’ con Lanfranchi e Cadeo, è in fin dei conti abbastanza blanda ed emerge – ma solo in filigrana – una critica appena accennata all’industria del matrimonio come mero

business speculativo.

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Da notare come, in questo bailamme di organze preziose e candidi pizzi, l’unica coppia del film che sembra amarsi davvero sia proprio quella gay formata da Archie e Gregory.

Una cosuccia, ma in mancanza di meglio si può vedere.