Arriva nelle sale il buffo cinesordio di Madonna

Il “Sacro e profano” della diva suprema del pop è un’operina underground col gypsy Eugene Hutz non presuntuosa ma nemmeno graffiante. Molto meglio l’effervescenza vintage di “I love Radio Rock”

«Nanni chi?» domanda spiazzata Madonna a Giuseppe Videtti del quotidiano La Repubblica che le spiega chi ha portato "Sacro e profano" in Italia, singolare esordio da regista della diva suprema del pop, splendida cinquantenne alle prese in questi giorni con le prove del tour estivo che la porterà il 14 luglio a Milano e il 16 a Udine. Chi l’avrebbe detto, Moretti catturato da un’operina piccola piccola della "post-Material Girl" apparsa alla Berlinale, al punto da mostrarla in anteprima italiana al Torino Film Festival durante l’ultima edizione da direttore e poi distribuirla nelle sale cinematografiche di fine stagione, e quindi senza grandi pretese di cassetta, grazie alla sua Sacher Film.

Il segreto di questo esordio underground e a suo modo intimista che ha attratto vari distributori in Europa (ma il titolo originale Filth and wisdom suona meno misticheggiante: "Sporcizia e saggezza") sta forse in questa sua caratteristica peculiare: non sembra affatto di Madonna. E quindi evita tutto ciò che si sarebbe potuto aspettare e temere da Lady Ciccone regista: ossia grandiosità pacchiane, provocazioni a buon mercato, volgarità gratuite. Invece Sacro e profano è un buffo pastiche di microstorie non presuntuose che a tratti comunicano anche una certa simpatia e in cui, in filigrana, è rintracciabile qualche riferimento alla Madonna degli esordi off: l’ucraino A.K. (sta per un impronunciabile Andriy Krystiyan ed è interpretato da Eugene Hutz dei Gogol Bordello, vera anima sorniona e sbruffoncella dell’intero progetto) è un cantante gypsy in stile Kusturica che per mantenere il suo gruppo nella Londra dei sobborghi fa l’escort sadomaso che frusta e cavalca gaiamente i propri clienti – si traveste persino da Margaret Thatcher coi più benpensanti! – mentre la risoluta Holly vuole sfondare come ballerina ma è costretta a esibirsi come lap dancer in un night scalcinato. La più integrata di tutti, ma in realtà la più inquieta, è l’implosa Juliette che lavora come farmacista alle dipendenze di un indiano integralista ma vorrebbe andare nel continente nero per poter aiutare sul campo i bimbi malati di Aids (non vuole adottare, ma lo spirito da charity africana è in tutto e per tutto quello dell’ultima Madonna).

Originariamente, "Sacro e profano" è stato concepito come cortometraggio, e infatti la sceneggiatura ha decisamente il fiato corto, dovendo essere rinfocolata continuamente da personaggi-corollario poco più che abbozzati, tra cui uno scrittore gay non vedente e depresso (Richard E. Grant) che filosofeggia a più non posso e un estetista effemminato e sventagliante con un debole per i "pizza boys". La loro eccentricità poteva sembrare tale probabilmente solo negli anni Ottanta e anche dal punto di vista queer non ci sembra affatto che abbiano uno spessore di qualche rilievo. Lo stile è da film pseudo-autoriale low budget, quindi fotografia sgranatella (onestamente un po’ sciatta) e montaggio ruvido. Il messaggio è proprio esile esile: «sporcizia e saggezza sono due facce della stessa medaglia» dice il protagonista, e nella lotta alla sopravvivenza per il raggiungimento dei propri ideali è necessario affrontare esperienze anche umilianti ma formative.

Madonna al cinema ha funzionato solo quando ha saputo gestire ciò che sa fare meglio, ossia le canzoni (tipo Who’s that girl ed Evita): eppure qui, a parte il folk zingaresco dei Gogol Bordello ed Erotica della stessa Madonna che gli intenditori apprezzeranno, l’ossatura musicale è poco più di un sottofondo. Molto meglio, a questo proposito, la riuscita commedia vintage I love Radio Rock di Richard Curtis, sulle emittenti piratesche anni ’60 che trasmettevano il proibitissimo rock da mare aperto, in barba al governo britannico che cercava di sopprimerle. Cast strepitoso – Philip Seymour Hoffman, Kenneth Branagh, Emma Thompson – regia ultradinamica e una leggiadra verve che trasuda ottimismo e spensieratezza (c’è pure un personaggio lesbico positivo e non stereotipato, la femminile cuoca di bordo Felicity che si innamora, ricambiata, di una magnifica virago bionda). Insomma, visto che sono entrambi usciti venerdì scorso, dovendo scegliere, tra il folk "profano" di Madonna e il rock "sacro" di Curtis vi consigliamo senz’ombra di dubbio quest’ultimo. Come dice John Waters, «il rock’n’roll ha una sorta d’aura di rivoluzione permanente, senza tempo, di sfida a tutto, inclusa la natura stessa».