Lo sperimentale film gender rumeno Touch Me Not vince l’Orso d’Oro a Berlino

Verdetto a sorpresa alla 68esima Berlinale: trionfa l’opera prima queer di Adina Pintilie su una donna terrorizzata dal contatto fisico. Due premi al lesbico Las Herederas.

La ‘toccata’ gender vince la 68esima Berlinale. È davvero una sorpresa la vittoria dell’Orso d’Oro da parte di Touch Me Not, film sperimentale rumeno sull’intimità sessuale che ha scioccato pubblico e critica, sospeso tra fiction e documentario, e diretto dall’esordiente Adina Pintilie che si è anche aggiudicata il premio per la migliore opera prima. È stato il titolo più divisivo del concorso, immerso in un’algida fotografia lattea e parlatissimo, “superbamente girato con puro gusto postmoderno” secondo Deborah Young dell’Hollywood Reporter, ma non convincente per Jay Weissberg di Variety, perché “intenzionato a trattare più argomenti di quelli che riesce ad affrontare in modo persuasivo”. Molti altri giornalisti l’hanno detestato, al punto da finire in fondo alla classifica di Screen International con la media bassissima di 1,5. Era anche in concorso al Teddy Award ma, pur finendo tra i tre finalisti, è stato battuto dal brasiliano Tinta Bruta di Filipe Matzembacher e Marcio Reolon.

Non ci aspettavamo questo premio – ha esordito sul palco, visibilmente emozionata, la giovane regista rumena – Vorrei che questo film ci aprisse tutti al dialogo al di là di ogni frontiera”.

La protagonista di Touch Me Not è una cinquantenne di nome Laura (Laura Benson) affetta da afefobia, una strana nevrosi che le impedisce di toccare gli altri. Tra una visita e l’altro al padre malato in ospedale, inizia una serie di sedute speciali con una sex worker trans MtoF attempata, Hannah (la vera terapista transessuale Hannah Hofmann) che oltre al contatto fisico utilizza la musica di Brahms, per poi passare a un prostituto bulgaro che osserva mentre lui si masturba ma non riesce a toccare. Passerà a una terapia di gruppo dove un disabile grave, Christian (Christian Bayerlin), affetto da atrofia spinale muscolare, viene stimolato a percepire sensazioni tattili toccando il corpo senza peli di un uomo affetto da alopecia totale, Tomas (Tomas Lemarquis). Si ritrovano poi quasi tutti a una serata bizarre in un sex club BDSM dove le frontiere di orientamento sessuale verranno superate a colpi di harness e frustini. Ogni tanto compare la regista stessa di fronte alla macchina da presa, con un effetto metacinematografico che fa molto film-terapia.

Verrà distribuito in Italia da I Wonder Pictures.

Due premi importanti sono andati al dramma saffico paraguayano Las Herederas (Le Ereditiere) di Marcelo Martinessi: l’Orso d’Argento Alfred Bauer che premia l’innovazione e l’originalità, e il premio per la migliore attrice, Ana Brun nei panni della lesbica Chela che convive da trent’anni con la compagna Chiquita ma problemi economici mettono in crisi la relazione.

Las Herederas è stato comprato per l’Italia da Lucky Red.

Sul versante maschile è stata premiata l’interpretazione di Anthony Bajon in La Prière (La Preghiera) di Cédric Kahn.

Miglior regia all’animazione canina di Wes Anderson per Isle of Dogs, Gran Premio della Giuria alla polacca Malgorzata Szumowska per Mug, commedia nera sull’accettazione del diverso in cui un giovane riceve un trapianto facciale dopo un incidente sul lavoro e non viene più riconosciuto dalla sua comunità profondamente cattolica. Mug è stato girato con la tecnica del fuoco selettivo, ovvero con una fotografia che lascia sfocate alcune parti dell’inquadratura per concentrarsi su un unico elemento.

L’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura è infine andato a Manuel Alcal e Alonso Ruzpalacios per Museo diretto da quest’ultimo, su due slacker che nel 1985 tentano il colpo grosso al museo antropologico di Città del Messico, interpretati dai super-sexy Gael Garcia Bernal e Leonardo Ortizgris.