CANNES 2006, FESTIVAL AL VIA

di

La pornocommedia 'Shortbus' di John Cameron Mitchell è lo scandalo annunciato sulla Croisette mentre la Palma d'Oro potrebbe andare finalmente ad Almodóvar con l'amatissimo 'Volver'.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1271 0

Molti film storici e un’attenzione particolare ai nuovi autori. Cannes 2006 (17-28 maggio) si preannuncia come il ‘festival delle scoperte’, rinuncia a molti grandi autori (Lynch e il suo ‘Inland Empire’ perché non pronto, ‘Black Dahlia’ di De Palma e ‘Maradona’ di Kusturica forse ‘soffiati’ da Venezia) e punta invece sui nuovi emergenti, molti dei quali si guardano indietro reinterpretando la storia con occhi nuovi: potrebbe essere l’occasione per la riconferma della talentuosa figlia d’arte Sofia Coppola con ‘Marie-Antoinette’, ritratto anticonformista di una delle più trasgressive regina d’Europa, con Kirsten Dunst e Asia Argento nei sontuosi panni di Madame Du Barry (Asia sarà anche nel film di chiusura, ‘Transylvania’ di Tony Gatlif, in cui interpreta il ruolo antitetico di ‘Zingarina’); il controverso Bruno Dumont dividerà sicuramente la critica con la sua nuova provocazione ‘Flandres’, su un giovane contadino francese che diventa un crudele sterminatore non appena giunge in Irak; il fronte francese antinazista del ’44-’45 è invece il teatro degli orrori in ‘Indigènes’ di Rachid Bouchareb (che produce anche Dumont) mentre il grande Ken Loach racconta della guerriglia irlandese del 1919 in ‘The Wind That Shakes The Barley’ con l’androgino Cillian Murphy di ‘Breakfast On Pluto’; l’America del futuro prossimo – 2008 – sconvolta da un attacco nucleare è l’inquietante panorama dell’opera seconda dell’autore di ‘Donnie Darko’, Richard Kelly.
Tra le coppie vip hollywoodiane potremo vedere Brad Pitt e Cate Blanchett in ‘Babel’ di Iñarritu ed Ethan Hawke e Patricia Acquette in ‘Fast Food Nation’ di Linklater.
Tra i favoriti il minimalista ‘Le luci del viale’ di Aki Kaurismäki con un’apparizione della fedele Kati Outinen. L’Italia farà la sua figura in concorso con lo splendido ‘Il Caimano’ di Moretti e ‘L’amico di famiglia’ di Sorrentino che potrebbe lanciare la rivelazione del festival, l’attore teatrale sessantasettenne dal profilo lunare Giacomo Rizzo. Il barocchissimo nuovo film di Marco Bellocchio con un ambiguo Sergio Castellitto, ‘Il regista di matrimoni’, sarà al Certain Regard e l’acclamata opera prima di Kim Rossi Stuart ‘Anche libero va bene’ alla Quinzaine. Apertura con lo strombazzatissimo ‘Codice Da Vinci’ di Ron Howard dal best seller di Dan Brown (la ‘sfinge’ Sir Teabing è interpretato dal vero sir outed Ian McKellen, nuovamente Magneto in ‘X-Men 3’ fuori concorso): le proteste della Chiesa indignata per l’ipotesi di un Gesù papà di una bambina avuta dalla Maddalena sembrano far parte integrante dei 4.5 milioni di euro spesi in Italia per la gigantesca macchina promozionale – l’intero film ne è costato ben 125. Il film è stato accolto gelidamente e con qualche fischio alla prima proiezione stampa in cui non è mancata qualche risata quando Tom Hanks dice alla crittologa interpretata da Audrey Tautou: “Ma allora tu sei l’ultima discendente di Cristo!”. Ecco infine i titoli di interesse gay (non molti, per la verità) annunciati sulla Croisette:
Continua in seconda pagina^d
VOLVER di Pedro Almodóvar

È il solano, il vento caldo che soffia nella Mancha responsabile di incendi e pazzia, il vero protagonista del nuovo, attesissimo lavoro di Almodóvar che uscirà nelle sale italiane dopodomani. Una tragicommedia vagamente autobiografica tutta al femminile dopo l’esperienza all-male e non facile di ‘La mala educación’ («girarlo era stato un inferno» ha spiegato Pedro «questa volta non ho affatto sofferto»). La volitiva Raimunda (Penelope Cruz) non fa in tempo a realizzare di essere vedova quando si vede costretta a tornare al paisiello manchego per la morte dell’adorata zia Paula. Scoprirà che il fantasma della madre Irene (Carmen Maura), morta in un incendio col marito anni prima, è tornato per farsi giustizia. volver significa ‘ritornare’: è non solo un ritorno per il maestro spagnolo ai toni di commedia brillante dei suoi primi film ma soprattutto un’immersione benefica nei luoghi e nella cultura popolare della sua infanzia, ispirata dalla recente scomparsa della mamma. Grande favorito per la Palma d’Oro che potrebbe risarcirlo di un premio minore che scontentò molti, la miglior regia per ‘Tutto su mia madre’ nel 1999. Il presidente della giuria Wong Kar Wai, tra l’altro, è un grande fan di Almodóvar.
SHORTBUS di John Cameron Mitchell

Il film scandalo del Festival presentato fuori concorso, un ritratto ardito e corrosivo sulla New York post 9/11 sconvolta da paura e incertezze. Un gruppo di artisti e varia umanità frequenta un locale underground, lo ‘Shortbus’, ispirato a veri club di Down Manhattan dove ci si esibisce in readings e performances sessuali pubbliche. Bizzarri i protagonisti: una terapista sessuale che non riesce a raggiungere l’orgasmo, una dominatrice in bolletta, un uomo gay che propone al fidanzato un’esperienza a tre. Per scegliere gli attori è stato effettuato un videocasting in cui si domandava di raccontare la propria vita sessuale: solo i maschi hanno inviato video hard. Commedia adrenalinica ai confini del porno, potrebbe colpire al cuore o rivelarsi una bufala. Dal regista del coloratissimo e rockettaro ‘Hedwig – la diva con qualcosa in più’.
ON NE DEVRAIT PAS EXISTER di HPG
Uno dei film potenzialmente più trash e artigianali: la vera vita di un ex attore porno bisex che al Togay si era esibito in uno strip improvvisato sul palco per presentare un suo cortometraggio, ‘Hypergolique’. Il trentasettenne Hervé, specializzato nel ruolo del supereroe ‘Condoman’ (!), lascia la carriera dell’hard per consacrarsi al cinema tradizionale ma si scontra con un mondo ostile e diffidente. HPG è l’acronimo di Hervé Pierre-Gustave, unica star del porno francese a cui la prestigiosa Cinémathèque Française ha dedicato due serate. Scheggia impazzita o autore rivelazione?
UNITED 93 di Paul Greengrass

La ricostruzione del quarto aereo dirottato l’11 settembre, il volo 93 della United Airlines partito da Newark, New Jersey, destinazione San Francisco, 45 passeggeri, dirottato da quattro terroristi e schiantatosi in Pennsylvania e non sulla Casa Bianca grazie all’intervento di alcuni eroici passeggeri. Potrebbe essere il trampolino di lancio del bellissimo Cheyenne Jackson, attore gay dichiarato specializzato in musical di Broadway nel ruolo di un giocatore di rugby omosessuale che si ribella ai dirottatori. Un film spettacolare molto rispettoso della memoria delle vittime, con la regia del sempre accorto Paul Greengrass di ‘Bloody Sunday’, inglese e non americano: questo può fare la differenza.
MALA NOCHE di Gus Van Sant (proiezione speciale)

Mercoledì proiezione alla Quinzaine di una riedizione dell’opera prima del grande Gus Van Sant, che sarà sulla Croisette per incontri e dibattiti. Tratto da un romanzo di Walt Curtis, racconta l’amor fou di un gay per un sedicenne immigrato clandestino messicano. Di Van Sant, al Certain Regard, anche uno dei venti episodi (quello dedicato al 4° Arrondissement, con Marianne Faithfull) del film collettivo ‘Paris, je t’aime’.
DANS PARIS di Christophe Honoré

Dal regista del cupo ‘Dix-sept fois Cécile Cassard’ e del controverso ‘Ma mère’, le vicende di due fratelli molto diversi nella Parigi di oggi. Il loro motto è: “Prenditi la briga di ignorare la tristezza dei tuoi”. Con gli emergenti Romain Duris (‘L’appartamento spagnolo’) e Louis Garrel (‘The Dreamers’).
UN LEVER DE RIDEAU di François Ozon

Un cortometraggio fuori concorso (30 minuti) per uno dei più importanti autori gay contemporanei francese: Pierre e il suo amico Bruno aspettano Rosetta nella garçonniere parigina di quest’ultimo. Ma Bruno è impaziente: se Rosetta non arriva entro tre quarti d’ora ha deciso che la lascia.
Clicca qui per discutere di questo argomento nel forum Cinema.

Guarda una storia
d'amore Viennese.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...