Cannes 61, italiani alla riscossa e pochi film gay

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Doppia chance italiana per la Palma d'Oro: "Gomorra" di Garrone e "Il divo" di Sorrentino. Scarsi i titoli queer: "Serbis" di Brillante Mendoza su alcuni escort filippini e...

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Allarme: quest’anno, sulla Croisette, ci sarà penuria di film lgbt. L’atteso Milk di Van Sant non è ancora pronto e probabilmente sarà a Venezia mentre Almodóvar ha appena iniziato a girare sulle nere spiagge di Lanzarote il suo nuovo melò noir Los abrazos rotos (Gli abbracci spezzati) ambientato negli anni ’90 e ai giorni nostri con la sua fedelissima Penelope Cruz in versione biondo platino nel ruolo di un’attricetta cagna legata a uno scrittore fotofobico. 

Così, al 61esimo Festival di Cannes in programma dal 14 al 25 maggio, spulciando nella selezione ufficiale, troviamo solo un film gay in concorso, il drammatico Serbis (Servizio) di Brillante Mendoza, autore filippino di Masahista e Kaleldo apprezzato dalla critica ma mai distribuito in Italia, scoperto dal Festival di Locarno e dal Togay. La sua ultima fatica racconta di un gruppo di prostituti che esercita all’interno di un cinema porno di Angeles, cittadina a nord delle Filippine, specializzato in film erotici degli anni ’70 e gestito tra mille difficoltà, economiche e non, dalla famiglia Pineda. La protagonista femminile di Serbis è Gina Pareño, sconosciuta nel mondo occidentale ma una vera celebrità in patria, nel ruolo della capofamiglia cinquantottenne Nanay Flor, costretta ad affrontare un processo per poligamia in cui è implicato suo marito.

Tra le proiezioni speciali, il biopic Of time and city (Del tempo e della città) di Terence Davies (nella foto) ci rivelerà aspetti inediti della movimentata vita del regista gay inglese raccontati da lui medesimo: «Sono un omosessuale, un outsider, e ho vissuto in un paese in cui per lungo tempo l’omosessualità era ritenuta un reato» dichiarò Davies l’anno scorso a Taormina. Il nuovo Of time and city viene descritto come un "poetico viaggio visuale attraverso Liverpool", la città natale del regista abbandonata per Londra nel 1973, anno in cui si conclude il documentario. «Quando la lasciai, era un brutto posto, ma ritengo che adesso si sia come rivitalizzata e con essa anche il mio cuore» spiega Davies. «Davvero non mi aspettavo che succedesse semplicemente facendo questo film, ma così è stato».

Un personaggio gay, il regista Golfiero (Alessio Boni) che lancia la diva fascista Luisa Ferida (Monica Bellucci) innamorata del collega Osvaldo Valenti (Luca Zingaretti) e poi diventa partigiano col nome d’arte di Taylor, si vedrà nello storico Sanguepazzo di Marco Tullio Giordana che non approderà nelle sale ma verrà trasmesso dalla Rai in due parti distinte.

E la tematica lesbo? Non pervenuta, a parte la scena che si preannuncia davvero hot tra Penelope Cruz e Scarlett Johansson – con inserzione del terzo Javier Bardem, pittore inquieto conteso dalle due donne – nella commedia brillante Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen presentata fuori concorso. Certo, si spera che tra le centinaia di film presentati al Marché spunti qualche titolo lgbt, e certamente sarà così, ma il sospetto è che sia una stagione di risacca per la produzione queer con vari titoli quali I love you Philip Morris, Coming Out e Memorie di Adriano ancora in fieri a causa di una lavorazione lunga e complessa. 

Dopo il digiuno dalla competizione dell’anno scorso, il cinema tricolore torna alla riscossa con due titoli dei migliori talenti della nuova generazione: il drammatico Gomorra di Matteo Garrone tratto dall’omonimo best seller di Roberto Saviano e il ritratto a tinte fosche di Giulio Andreotti nel controverso Il divo di Paolo Sorrentino con un sorprendente Toni Servillo – presente anche in Gomorra – per il quale già si parla di candidatura alla Palma come miglior attore. Alla Quinzaine des Réalisateurs, stranamente anch’essa priva dei consueti spunti lgbt che solitamente la caratterizzano, ci sarà Il resto della notte di Francesco Munzì su una domestica rumena fidanzata fidanzata con un cocainomane che decide di rapinare la casa degli industriali da cui è stata licenziata la ragazza col sospetto di aver rubato alcuni oggetti preziosi.

Altro tassello della compagine italiana sulla Croisette, la presenza dell’attore e regista Sergio Castellitto in giuria al fianco, tra l’altro, del regista tailandese Apichatpong Weerasethakul, autore del superpremiato dramma gay Tropical Malady.

Tra i must di questa edizione, il giallo ambientato negli anni ’20 Changeling (Lo scambio) di Clint Eastwood con Angelina Jolie madre di un bambino rapito a cui viene restituito il pargolo che lei sospetta non sia il suo; il nuovo mistery di Egoyan Adoration (Adorazione) su un gruppo di adolescenti che tramite Internet e le nuove tecnologie gioca con la propria identità; il monumentale biopic "back to back" su Guevara – 4 ore e mezza divise in due parti

distinte, The Argentine e Guerrilla – intitolato semplicemente Che, con l’ursino Benicio Del Toro nell’impegnativo ruolo del protagonista. 

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