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Palma d'Oro a Moretti, bene i film gay

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Dopo 23 anni (‘L’albero degli zoccoli‘ di Ermanno Olmi del 1978) la Palma d’Oro torna in Italia grazie a Nanni Moretti e al suo

La stanza del figlio‘, film bello, semplice e triste sull’elaborazione di un lutto da parte di un’ordinaria famiglia borghese italiana. Ben tre riconoscimenti sono andati al glaciale e geometrico film di Michael Haneke ‘La pianiste‘ (Gran Premio della Giuria, Miglior Attrice e Miglior Attore) in cui una splendida Isabelle Huppert è un’insegnante di pianoforte frigida e nevrotica che va nei sexy shop ad annusare fazzoletti intrisi di sperma e poi si innamora del bel bruno (e perverso) Benoit Magimel.

Miglior regia ex-aequo agli americani David Lynch per ‘Mulholland Drive‘ e i fratelli Coen di ‘L’uomo che non c’era‘.

Molti i film gay presentati al Festival: in concorso si è vista ‘La répétition‘ di Catherine Corsini, storia d’amore e amicizia tra due ragazze che si sono perse di vista per dieci anni (le splendide Emmanuelle Béart e Pascal Bussières). Poco entusiasmo da parte di critica e pubblico.

Ricca la sezione laterale della Quinzaine des Réalisateurs: nel thriller classico americano ‘The Deep End‘ la meravigliosa Tilda Swinton, musa del mai dimenticato Derek Jarman, è una madre protettiva di tre figli che per difendere il maggiore, gay non dichiarato, arriva a nascondere il cadavere dell’amante di lui nel lago vicino a casa ma viene ricattata da un losco figuro che è in possesso di una videocassetta in cui i due fanno l’amore. Trama lineare, ben costruita ma senza grande suspence; ottima l’interpretazione materna e addolcita della perfetta protagonista.

In ‘Hush!‘ di Ryosuke Hashiguchi, autore del magnifico ‘Come granelli di sabbia‘, vincitore al Festival Gay di Torino nel 1997, il regista cambia decisamente stile, passando da un film drammatico lentissimo e con molti piani sequenza a una commedia divertente e ritmata su una coppia gay il cui equilibrio viene minato da un’amica single che vuole avere un bambino.

Nel documentario ‘La traversée‘ il regista francese Sébastien Lifshitz racconta la storia vera del suo fidanzato che va in America a cercare il suo padre biologico, toccante réportage di un ragazzo complessato (nevrotico, insicuro, pauroso dei cani) alla ricerca delle sue radici in un’America provinciale e accogliente.

In chiusura, caldi applausi per ‘Queenie in Love‘ di Amos Kollek (‘Fast food fast women‘, attualmente nelle sale italiane) commedia-affresco su vari personaggi bizzarri in una New York contemporanea: Queenie è un’attrice alla ricerca del successo ma anche del vero amore che si lega a un cinquantenne in crisi perché malato di cancro; una coppia di anziani molto innamorati cerca di tirar su un po’ di soldi organizzando ridicole feste sado-maso; una ragazza lesbica depressa per essere stata abbandonata dalla fidanzata diventa amica degli altri personaggi e si tira un po’ su. Il tono è accorato e complice e dà un messaggio positivo, con molte scene ironiche e intelligenti, sulla bellezza della vecchiaia e l’importanza dell’amicizia.

Queenie in Love‘ arriverà nelle sale italiane, gli altri film saranno quasi sicuramente al prossimo Festival Gay di Torino ‘Da Sodoma a Hollywood’.

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d'amore Viennese.

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