“Cary Grant era bisex”: il documentario presentato al Cinema Ritrovato di Bologna

È la tesi sostenuta in ‘Becoming Cary Grant’, documentario passato a Cannes e presentato alla rassegna bolognese.

La classe, lo charme, la bellezza virile, la sicurezza che ispira il suo sguardo. Cary Grant è da sempre icona del divo maschio e rassicurante, protettivo e dominante.

È la star suprema che si getta per terra all’arrivo di un aeroplano nel capolavoro hitchcockiano Intrigo internazionale oppure brilla sulla Sunbeam Alpine MK I cabriolet blu zaffiro a fianco della leggendaria Grace Kelly su per la Moyenne Corniche tra Cap Ferrat e Montecarlo nel cosiddetto ‘champagne di Alfred’, perché ‘film molto effervescente’, il cultissimo Caccia al Ladro. Proprio durante le riprese Grace Kelly conobbe Ranieri di Monaco e iniziò la sua fiabesca vita da principessa.

Ma torniamo a Cary. Cary bello, certo, e forse pure bisessuale. Lo sostiene un doc presentato alla rassegna Cinema Ritrovato di Bologna, cripta lucente per cinefili alla scoperta di chicche sconosciute e ignorate dalla grande distribuzione: si tratta di Becoming Cary Grant di Mark Kidel, già presentato in anteprima mondiale all’ultimo Festival di Cannes.

A subire il suo fascino erano sia uomini che donne – sostiene nel documentario David Thomson, storico del cinema. Sì, la bisessualità di Cary Grant è una questione aperta: a Hollywood c’è chi sostiene di aver vissuto lunghi periodi con Cary Grant. Resta comunque qualcosa di irrisolto”.

Il riferimento neanche troppo velato è al celebre costumista George Orry-Kelly, di cui si era già parlato nel doc di due anni fa Women He’s Undressed di Gillian Armstrong in cui si sosteneva esplicitamente che “Cary Grant e George Orry-Kelly erano legati da rapporto stretto e affettuoso, e convissero per lunghi periodi”. Nel diario di Orry-Kelly si legge inoltre un passaggio chiave: Cary tornava sempre a casa da me nonostante le tre mogli che si susseguirono nell’articolata vita sentimentale del divo (Dyane Cannon, Betsy Drake e Virginia Charrill: ebbe solo una figlia, Jennifer, dalla prima).

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Per non dire, poi, degli sguardi languidi di Randolph Scott, da sempre considerato amante di Cary Grant – lo sosteneva persino George Cukor – conosciuto sul set di Hot Saturday (i due vissero insieme per interi anni in un appartamento upper class a Malibu). Anche nei saggi Hollywood Gay di Boze Hadleigh e How Gay and Lesbians Shaped Hollywood (1910-1969) di William J. Mann si alimenta la tesi che Cary Grant fosse bisessuale: alcuni ritratti del celebre fotografo Jerome Zerbe documenterebbero anche la frequentazione dei due divi in locali gay segreti di quegli anni, sparite poi per garantire massima privacy alle star.

Crolla un altro mito di indefessa eterosessualità sbandierata ai quattro venti?