Cécile de France, mamma gay tentata dalla babysitter per Klapisch

Nel gradevole ma frammentario “Rompicapo a New York” l’attrice belga tradisce la compagna

In Italia il nome di Cécile de France non dice ancora molto, eppure nei paesi francofoni (lei è belga) è considerata una delle migliori attrici emergenti, coccolata in modo particolare dalla stampa specializzata (Variety l’aveva definita una delle dieci attrici internazionali su cui puntare). Noi l’abbiamo apprezzata soprattutto nel ruolo dell’amorevole parrucchiera nell’umanista “Il ragazzo con la bicicletta” dei Dardenne e diretta con acume da Clint Eastwood nell’apocalittico “Hereafter” dove era una giornalista sopravvissuta a un devastante tsunami. La ritroviamo volentieri nel godibile “Rompicapo a New York”, terzo capitolo delle avventure internazionali ‘romanticatastrofiche’ dello scrittore Xavier Rousseau, sempre Romain Duris, dirette come dodici anni fa da Cédric Klapisch. Cécile interpreta nuovamente il ruolo della lesbica Isabelle che le aveva fatto vincere i premi César e Lumière per gli episodi precedenti.

Pur essendo la storia corale, lo spazio riservato alla sua storia d’amore con la sinoamericana Ju (Sandrine Holt, assai contenuta) ha una lodevole rilevanza e non sembra il classico riempitivo per dare un po’ di pepe alla vicenda.

Se la sottotrama del bebè desiderato dalla coppia e finalmente avuto grazie allo sperma di Xavier – che considera da sempre Isabelle “un suo amico” – è osservato soprattutto dal punto di vista del maschio, anche con ironia (l’imbarazzante seduta nella clinica, in cui, per eccitarsi, Xavier s’immagina Isabelle che seduce un’infermiera), ci sembra più interessante la parte in cui Isabelle tradisce la placida Ju con la giovane babysitter (Flore Bonaventura) perché la fa sentire più vitale ed energica. Se la coppia di donne accasate ha il solito, trito côté di ‘perfettismo’ piuttosto scontato (entrambe avvenenti, con appartamento a Brooklyn stracool e lavori top ma non si sfiorano mai), la digressione sul tradimento ridimensiona questa idealizzazione della coppia saffica infondendole più problematicità e umanità – finalmente anche carnalità, in quanto non mancano scene intime non voyeuristiche. Se il vero sdoganatore del tradimento lesbico restano le varie combinazioni multisessuali del televisivo “The L Word” (più che l’approccio diretto d’autore del superlativo “La vita di Adèle”), non è da sottovalutare il fatto che un ‘feel good movie’ come questo, diretto a un pubblico generalista, affronti l’argomento evitando banalità didascaliche: e l’irruenza butch di una scatenata Cécile de France, solare e spontanea, contribuisce a rendere accattivante il suo personaggio.

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Per il resto “Rompicapo a New York”, pur restando un piacevole cine-passatempo con qualche curiosa idea di regia (il riassunto dell’antefatto della coppia lesbica costruito come un découpage colorato, l’incontro immaginario del protagonista con grandi filosofi come Hegel e Schopenhauer che gli si materializzano davanti), risulta un po’ troppo frammentario e i singoli personaggi hanno spazi definiti come negli episodi di una sitcom televisiva senza interagire molto fra loro.

Una particolare attenzione è stata prestata alla scelta di location newyorchesi non ovvie, soprattutto cantieri in ebollizione (metafora della nuova vita oltreoceano del protagonista, tutta da costruire), terrazzi graffitati e una Chinatown brulicante di umanità operosa.

Si può vedere.