CINEMA ALCOLICO

di

Esce nelle sale "Ubriaco d'amore" del regista di "Magnolia" e "Boogie Nights". Un film in bilico tra realismo triviale e surrealismo misterioso. Da vedere un po' alticci.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
859 0

Volete ubriacarvi d’immagini e distrarvi dalla brut(t)a realtà che ci circonda vedendo un film bislacco, originale, davvero diverso dagli altri (anche se non gay)? Entrate nel cinema giusto e lasciatevi andare al flusso non alcolico ma visivo di ‘Ubriaco d’amore‘, il nuovo, anomalo, folle film di Paul Thomas Anderson, l’enfant prodige americano di ‘Magnolia‘ e ‘Boogie Nights‘, uno dei più dotati e personali registi americani della nuova generazione. Eh sì, perché Anderson ha macinato molta letteratura americana, dai libri-patchwork su umanità borderline di Thomas Pynchon e Tom Robbins fino alle devianze mentali approfondite negli splendidi libri di William Faulkner; e l’ha saputa miscelare abilmente con la tecnica cinematografica dei grandi, da Altman al geniale, glaciale e semisconosciuto svedese quasi omonimo Roy Andersson (‘Canzoni dal secondo piano‘) di cui riprende lo stile dei piani quasi fissi a campo lungo qui alternati a lunghe carrellati laterali. E non a caso è stato premiato a Cannes per la miglior regia (Andersson aveva vinto in altra data il Premio della Giuria) ex-aequo col calligrafico ‘Ebbro di donne e di pittura‘ del coreano Im-Kwon Taek.
Attenzione però: non aspettatevi una melassosa commedia romantica americana, come sembra dal trailer italiano. La storia che sta dietro è banalotta: lui, Barry Egan (il comico Adam Sandler) è un impiegato commerciale in una grande officina che compra quintali di pudding per collezionare miglia aeree gratuite ed è perseguitato da una molestatrice telefonica e da sette sorelle ossessive che lo vogliono sposato.

Incontra un’altra lei (Emily Watson), se ne innamora, la segue per il mondo. Paul Thomas Anderson ha dichiarato a proposito: “un uomo e una donna, in sé, nulla di più semplice, a priori! Perché nello stesso tempo è tutto l’universo che vi si apre”. In realtà, in questo film, è lo stile che conta: i primi cinque minuti del film, con un brusco salto da un realismo triviale (un incidente d’auto violentissimo) a un surrealismo misterioso (una pianola catapultata da un camion davanti all’officina invece delle rane cadute dal cielo di ‘Magnolia’) sono girati talmente bene che da soli varrebbero tutto il film.
Ma in realtà ‘Ubriaco d’amore‘ soffre dei postumi dell’ebbrezza visionaria del regista che, per strafare, si perde un po’ in vagheggiamenti sofisticati (immagini flou con colori rilassanti, lunghe ed elaborate inquadrature di personaggi incastonati nei loro ambienti di lavoro) e la vicenda dei due amanti sciroccati inizia a barcollare dopo il primo tempo senza sapere bene che strada prendere. E dire che i protagonisti sono azzeccatissimi: lui è una celebrità amatissima negli Stati Uniti (“Adam è una persona molto speciale. Non dà mai interviste, neanche negli Stati Uniti dove il suo successo è enorme. Conserva una parte di mistero. E’ molto timido, molto più umano di quanto si creda” ha dichiarato Anderson) e rende bene i sottili disturbi caratteriali di Egan che danno luogo a violenze improvvise. Lei è l’indimenticabile Bess de ‘Le onde del destino‘ del sublime Lars Von Trier capace di miracoli grazie alla sua capacità di amare, ma qui un po’ imbambolata in un ruolo in cui si può esprimere solo grazie ai suoi meravigliosi occhioni chiari. E di amore non ce n’è poi tanto in questo film un po’ troppo cerebrale e sottilmente nevrotico che vanta però almeno una scena davvero splendida: i due amanti che finalmente si rincontrano sotto un portico in ombra mentre intorno a loro la gente corre frenetica e sullo sfondo si possono ammirare le splendide spiagge hawaiiane. Consiglio spassionatissimo: da vedere un po’ alticci.

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...