CinemaSTop: che stranezza Predestination, thriller fanta-intersex

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Viaggiatori nel "gender" spazio-temporale per il film dei gemelli Spierig con Ethan Hawke

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Predestination, thriller fantascientifico intersex con viaggi nello spazio-tempo e nel gender

“Chiunque ti dica di sapere di cosa Predestination parli… Sta mentendo” dice il protagonista Ethan Hawke. Proviamoci lo stesso. Insolito thriller fantascientifico-concettuale alla Nolan/Wachowski, Predestination dei gemelli Peter e Michael Spierig vede Ethan Hawke nei mutevoli panni di un misterioso agente viaggiatore nello spazio-tempo all’ultimo incarico: la ricerca di un criminale che è sempre riuscito a sfuggirgli.

Basato sul racconto Tutti voi zombie (1959) di Robert Anson Heinlein, ha un fulcro narrativo gender che si dipana in un’intricata serie di vicende connesse fra loro: un giornalista che usa lo pseudonimo di Madre Nubile (la rivelazione Sarah Snook) racconta la propria vita di intersex a un barista incuriosito (lo stesso Hawke). Nata orfana, reclutata da una finta agenzia spaziale che si occupa in realtà di ben altro, Jane scopre di avere un apparato genitale sia maschile che femminile alla nascita della propria figlia e intraprende un non facile e complesso percorso per la transizione da donna a uomo.

“Trasformare belle donne in uomini è compito per lo più del trucco e delle protesi – spiega il direttore della fotografia Ben Nott – ma ho messo molta attenzione sul modo in cui lei fosse illuminata, che era la cosa più importante. Per il personaggio femminile abbiamo usato una luminosità molto alta per vederla in tutta la sua bellezza. Per il personaggio maschile una luce più scura e più pensierosa. Questo aiuta molto il trucco e le protesi perché non viene mai sovraesposta frontalmente, è sempre avvolta nell’ombra. Il resto è costruito attorno a lei e il suo atteggiamento. Ma abbiamo aiutato dove potevamo.”

Torna il Festival Mix milanese: “Un anno zero, ci sarà sperimentazione musicale” ci spiega il direttore Marzi

Da stasera a lunedì la 29esima edizione del Festival Mix al Piccolo Teatro Strehler di Milano, in forse fino all’ultimo per carenza di finanziamenti ma il cui crowdfunding è arrivato a circa 18000 euro: “È come un anno zero, una ripartenza – ci spiega il direttore Giampaolo Marzi -. Dobbiamo riscrivere un format di festival che rimette al centro il cinema, con nuove dimensioni sonore ispirate alle radio libere degli anni ’70. Sul sagrato dello Strehler ci sarà sperimentazione musicale con collages di estratti delle colonne sonore per una riscrittura del Mix in chiave nuova. L’idea della masterclass di Maria Arena sul crowdfunding, che va visto come una rivoluzione, la partecipazione diretta al processo produttivo, nasce dal fatto che abbiamo fatto la scuola di cinema insieme: Maria Arena si occupa di documentaristica. Sarà una riflessione sull’accesso alle tecnologie digitali e ai meccanismi di partecipazione alla produzione che di fatto diventano anche di distribuzione. Oggi ci sono grandi possibilità in questo campo ma c’è meno formazione e preparazione: per esempio nel documentario si tende a fare il reportage televisivo ma il doc ha una sua sintassi di cinema.

Come contributi per il Festival Mix abbiamo solo ventimila euro che ci dà il Comune insieme alla concessione dello spazio dello Strehler”.

Stasera si inaugura alle 20.30 col road movie argentino Jesse & James di Santiago Giralt, uno degli otto titoli presentati dallo sponsor The Open Reel, distribuito in streaming sul suo portale dal prossimo ottobre.

Will Ferrell teme abusi gay in carcere nel semidemenziale “Duri si diventa”

Non lasciatevi ingannare dal nome del regista Etan Cohen: non è uno dei due celebri fratelli, anche se il nome sembra un refuso di Ethan, bensì uno sceneggiatore di successo negli Usa (Tropic Thunder) che esordisce dietro la macchina da presa. Non si tratta quindi di un film d’autore, ma nemmeno di un soft hard visto il titolo porno-macho, quanto piuttosto di una commedia semidemenziale con Will Ferrell e Kevin Hart su un milionario condannato per frode che si ‘allena’ insieme a un amico tostissimo all’esperienza del carcere.

“È un vero e proprio incubo dove entra in ballo la sopravvivenza – sostiene Ferrell -. Ci si immagina di tutto, che bisogna imparare a battersi, che si dovranno concedere favori sessuali, che forse sarà utile unirsi a una gang, e tutte quelle cose che si vedono nei film ambientati nelle prigioni, dove la prima cosa a cui si pensa è: «Mi farebbero subito fuori, oppure diventerei la puttana di qualcuno?»”.

Un film leggero per famiglie? Eccovi servito “Annie, la felicità è contagiosa”

Vi ricordate quello scricciolo gender che illuminava il liquido Re della terra selvaggia che l’ha fatta diventare la più giovane candidata all’Oscar della Storia? Rieccola, ora quasi dodicenne – all’epoca aveva nove anni – la baby bomb Quvenzhané Wallis nel fiabesco Annie – La felicità è contagiosa di Will Gluck prodotto da un altro Will, questa volta Smith, remake di un classico di Broadway degli anni ’70. Già radio show nel 1930 e comic strip addirittura nel ’24, fu creato da Harold Gray (Little Orphan Annie), portato al cinema nel 1982 da John Houston e in tv nel ‘99 da Rob Marshall. Orfanella segregata in una casa famiglia sotto tutela dell’isterica signorina Hunnigan (Cameron Diaz), la piccola Annie incontra un facoltoso boss della telefonia, Benjamin Stacks (Jamie Foxx), che si prende cura di lei per capire ben presto di poterla sfruttare nella campagna elettorale in vista dell’elezione a sindaco della città.

Versione obamiana di un american classic molto musicale, è indicato a famiglie omoparentali con figli intorno al decennio o zii gay con nipotini/e da far tacere per un paio d’ore.

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