CINEMA: LEONE GAY IN ARRIVO

Conto alla rovescia per il Leone gay. Sulle ali i colori simbolo del Gay Pride dipinti a mano dagli artigiani della laguna. Dalle pagine de l’Unità, le anticipazioni di Delia Vaccarello.

Ruggirà l’otto settembre per la prima volta. Ha le ali striate dei colori dell’arcobaleno e, nella postura delle zampe anteriori, il piglio della fierezza e del gioco. Il Queer lion, il premio che la sessantaquattresima mostra internazionale del cinema di Venezia darà al miglior film con tematiche omosessuali e trans, è cucciolo ma a settembre sarà già grande.

Nel fare la cronaca di questa sua prima infanzia fissiamo alcune tappe evolutive: il sei agosto alle 15.30 Franco Grillini, che da anni si adopera per la nascita del leone gay, e Daniel Casagrande, direttore delle Giornate di Cinema Omosessuale di Venezia nonché coordinatore del Queer Lion, incontreranno Marco Muller, patron per il quarto anno.

Porteranno al Lido, al Palazzo del Cinema, il simbolo (nella foto) che verrà inciso su targa 20×15 di ottone satinato con rivestitura d’oro contenuto in un astuccio di seta rossa. Non solo: gli artigiani del laboratorio Santi di Venezia – lo stesso che realizza il Leone d’Oro – dipingeranno a mano i sei colori simbolo della bandiera del Gay Pride e il rito della pittura delle ali verrà ripetuto di targa in targa.

Grillini e Casagrande non torneranno a casa a mani vuote: avranno l’elenco completo di tutti i film della mostra 2007 che contengono la tematica lgbt. Una riserva che può sciogliere solo il patron visto che l’ottanta per cento dei film in mostra a Venezia è in anteprima mondiale.

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Siamo in grado di dare però qualche primizia: l’elenco di Muller potrebbe includere «Nightwatching» di Peter Greenaway che narra il crocevia maledetto della vita di Rembrandt, lì dove perse la moglie e i tre figli. Probabile candidato anche il thriller «Lussuria» di Ang Lee, il regista dei cow boy innamorati, ambientato a Shanghai durante la Seconda Guerra Mondiale. Con certezza ci sarà «24 battute», film francese del 2006 di Jalil Lespert, che mette in scena una notte di Natale tra quattro sconosciuti dall’esito imprevisto. Proprio i francesi ci invidiano il premio, per una volta almeno. Dopo l’annuncio dell’istituzione, alcuni giornali titolarono: «Dopo Berlino e Venezia, a quando una palma d’oro gay?».

Il leone queer nasce dopo l’orsetto omo di Berlino, il Teddy award. Viene concepito, non a caso, dallo stesso «padre», cioè durante la conduzione della mostra di Venezia da parte di Moritz De Hadeln che sbarca al Lido dopo 21 anni di direzione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino. «Ne avevamo parlato con De Hadeln – racconta Casagrande – e in teoria il premio doveva partire dal 2004 ma poi il direttore andò via, per motivi tuttora oscuri, pare legati all’esclusione di un film in cui recitava un’attrice molto cara all’allora ministro della cultura». Se il patron lascia il lido, resta in laguna invece la speranza del premio, e Grillini e Casagrande nel 2005 ne parlano con l’attuale direttore Muller.

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L’idea piace e ad accelerare il parto, piombano, sul leone in gestazione, le polemiche dello scorso anno sulla rassegna «Venice gays». Si tratta delle «giornate di cinema omosessuale» che fino al 2006 si sono tenute al cinema comunale Astra del Lido in contemporanea con la mostra internazionale del cinema. Il parroco dell’isola le contesta duramente, mentre la Lega Nord propone un contro festival etero-hard. E Muller prende la sua decisione. «Nel 2006 il direttore ci convoca e decide l’istituzione del premio», aggiunge Casagrande.

Le polemiche non scemano. Mentre finalmente la cinematografia a tematica gay, oltre ad essere presente nei pregevoli festival di settore (Torino e Milano in testa) approda ufficialmente al Lido con un riconoscimento, da destra si grida al «premio frocio», ben «foraggiato» dallo Stato (su Libero, ripreso anche dall’Avvenire). Ma si tratta di armi spuntate. Nessuno può dimenticare «I segreti di Brokeback Mountain» di Ang Lee premiato nel 2005 a Venezia e poi baciato dagli Oscar. Un film d’amore e basta che aveva per protagonisti due cow boy. Segno che il pregiudizio, se resta tale, oscura lo sguardo del mondo sulle tante risorse dell’eros ed è obiettivo contrario di qualunque rassegna d’Arte che si rispetti.

Le contestazioni intanto si riaccendono con il caldo e in vista della nuova edizione delle giornate di cinema omosessuale di Venezia, dirette da Casagrande, che quest’anno dovevano tenersi al cinema Aurora di Mestre il week end successivo all’otto settembre. La sala però è parrocchiale, e il padre Benvenuto insorge. La soluzione sembra comunque in dirittura di arrivo. Una sala appena restaurata che contiene 220 posti sarebbe disponibile a Mestre. Si chiama ancora «ex Gil» (Gioventù italiana littorio), e attende un battesimo migliore. «Lo abbiamo ottenuto al 99 per cento dal 14 al 16 settembre» aggiunge con entusiasmo cauto Casagrande. Venice gays dunque si farà, proprio nei giorni in cui all’Aurora di Mestre verranno proiettati nel corso della rassegna «Esterno notte» le pellicole della Mostra internazionale del Lido.

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Il queer lion intanto avrà sferrato la sua prima zampata. Sarà stato assegnato da una giuria presieduta dal regista ed attore inglese Alan Cumming: tra i suoi film «Eyes Wide Shut» di Stanley Kubrick, le serie «Spy Kids» e «X-Men», in tv i cult «Sex and the City», «The L World». Mentre il lavoro dei giurati, coordinato da Casagrande, sarà svolto da Sandro Avanzo (Radio Popolare), Vincenzo Patanè (Pride) e da chi scrive questo articolo. «Liberi tutti» di carta (visitate in agosto la pagina on line) vi rimanda al 4 settembre, con un affresco dalla laguna e un ruggito tutto gay.

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di Delia Vaccarello