Cinema: presentato il 22° ‘Da Sodoma a Hollywood’

Più di 180 titoli per il 22° Togay: tendenze pop (Andy Warhol, Joe Dallesandro, la disco anni ’80), il western gay e un focus sulla videoarte più trasgressiva. In concorso ben 5 asiatici e 2 italiani.

È stato presentato alla Mole Antonelliana il 22° cinefestival ‘Da Sodoma a Hollywood’ (19-26 aprile, apertura e chiusura al Cinema Ideal, il resto delle proiezioni all’Ambrosio) che si preannuncia molto pop, tra un miniomaggio a Andy Warhol nel ventesimo anniversario della morte – i tre classici ‘The Chelsea Girls’, ‘Lonesome Cowboys’ e ‘My Hustler’ – un tributo teatrale a Giuni Russo e le rievocazioni disco della versione integrale di ’54’ firmata da Mark Christopher comprensiva delle scene gay con Ryan Philippe nonché ‘Thank God It’s Friday’ di Robert Klane con Jeff Goldblum e Debra Ginger. Spicca inoltre una corposa retrospettiva su Kenneth Anger con una videolettura a lui dedicata e un tuffo alle origini della settima arte con quattro film visionari di George Méliès.

Alberto Barbera, direttore del Museo Nazionale del Cinema sotto la cui egida viene presentato il Festival, introduce così la manifestazione dal budget di circa 400.000 euro: “Pensavamo di non aver più bisogno di battaglie perché gli omosessuali fossero trattati come cittadini uguali agli altri mentre i recenti episodi di intolleranza dimostrano che c’è ancora molto da fare: questo festival non ha perso la sua ragione d’esistere né le motivazioni per cui 22 anni fa Giovanni Minerba e Ottavio Mai hanno dato vita a questo evento. Siamo qui per testimoniare la nostra solidarietà ai nostri amici che si battono per vedere riconoscere i propri diritti”

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“È stato difficile arrivare al 22° anno” ha aggiunto il direttore Giovanni Minerba. “Quello che è importante è il programma che va al di là delle polemiche che quotidianamente ci sono rispetto a queste tematiche”.

Giovanni Oliva, assessore alla cultura della Regione Piemonte, ricorda “il clima d’intolleranza che si percepisce ancora riguardo all’omosessualità in un mondo in cui il futuro fa paura ai giovani. Le scuole dovrebbero portare gli studenti al Festival Gay”. “I giovani sono fragili” continua Fiorenzo Alfieri, anch’egli assessore alla cultura ma della città di Torino. “E il caso del sedicenne suicida ci fa domandare: possibile che siamo ancora fermi a questo punto?”.

Il curatore del programma Cosimo Santoro spiega le caratteristiche del programma di quest’anno: “Presentiamo 180-190 titoli e non c’è più il concorso video in quanto i lunghi sono aperti ai formati in digitale. Abbiamo 14 lunghi in concorso, molti asiatici, una cinematografia molto attenta alle tematiche gay. Per la prima volta ci sono due titoli italiani. Tra i film vi segnalo (fuori competizione, n.d.r.) ‘Brand Upon The Brain’ di Guy Maddin che ci è piaciuto moltissimo”. “Nella sezione che ho curato io, ‘Queer in the west'” continua Davide Oberto “presentiamo otto film di genere di Lizzani, Questi, Corbucci e altri, sui cowboy gay ma non solo. L’abbiamo pensata molto prima che uscisse ‘Brokeback Mountain'”.

La curatrice dell’omaggio a Jenni Olson, Ricke Merighi, unica donna del team di selezionatori, spiega che “la Olson è una grande collezionista e archivista americana di film glbtq. Quando ci ha proposto i titoli ci sembrava che non fossero legati tra loro, poi abbiamo capito che c’era un tema trasversale alle varie opere, quello dell’infanzia. Presenteremo anche il bellissimo ‘L’assassinio di Sister George’ di Aldrich”.

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Tra i membri della giuria lungometraggi, oltre al presidente Joe Dallesandro, segnaliamo l’attrice spagnola Monica Cervera di ’20 centimetri’.

La sezione più deviante del Festival, ‘Voice Over’, consiste quest’anno in un focus sulla videoarte più trasgressiva di vari artisti-performers quali Ron Athey, Franko B e il duo italoamericano Lovett/Codagnone.

Il festival circuiterà alcuni dei film presentati a Bologna (28-30 aprile), Padova (2-4 maggio), a giugno forse a Roma e poi nel Salento.

(RS)