CinemaSTop, arriva La teoria del tutto candidato a cinque premi Oscar

Ma escono anche Hungry Hearts di Costanzo, l’epico Exodus, dei e re e il doc Striplife

Il bravissimo Eddie Redmayne potrebbe ‘soffiare’ l’Oscar a Cumberbatch nel biopic ben fatto ma un po’ troppo melò “La teoria del tutto”

Cinque nominations agli Oscar (miglior film, attori protagonisti – Eddie Redmayne e Felicity Jones, sceneggiatura non originale e colonna sonora) dietro al simpatico ma lezioso “The Grand Budapest Hotel” e al visionario “Birdman” con ben nove, seguiti dal vibrante biopic “The Imitation Game” sul matematico gay Alan Turing con otto e dal favorito “Boyhood” a pari merito con “American Sniper” (sei segnalazioni). Ma “La teoria del tutto” di James Marsh potrebbe prevalere tra i migliori attori, dove il bravissimo Eddie Redmayne potrebbe ‘soffiare’ la statuetta al principale contendente, l’altrettanto valido Benedict Cumberbatch per “The Imitation Game”. Sarebbe una sfida tutta britannica, tra l’altro. L’inglese Redmayne, infatti, lascia il segno con la sofisticata interpretazione dell’astrofisico Stephen Hawking, massimo teorico dell’origine dell’universo e dei buchi neri, costretto su una sedia a rotella da una malattia del motoneurone: risulta credibile, evita troppe smorfie, conserva il carisma genialoide di Hawking (consigliamo la visione in lingua originale). “La teoria del tutto” è un biopic ben fatto e accattivante ma vira un po’ troppo verso il melò nella seconda parte, quando il baricentro del film si sposta sulle vicende sentimentali dei protagonisti trascurando gli studi e i lavori scientifici del protagonista. Si può vedere.

“Hungry Hearts”, follie di una madre per Saverio Costanzo in trasferta a New York

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Vincitore di due coppe Volpi a Venezia, andate ai protagonisti Alba Rohrwacher e Adam Driver, “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo è un thriller sulla possessività genitoriale tratto dal romanzo “Il bambino indaco” di Marco Franzoso ma ambientato a New York. Esperto cantore del cinema sul disagio (“In memoria di me”, “La solitudine dei numeri primi”), il sensibile Costanzo ci racconta della coppia italoamericana formata da Mina e Jude, il cui primo figlio, anche a causa delle suggestioni di una medium, viene allevato dalla madre ossessiva al riparo dal mondo esterno, per la paura di inesistenti contaminazioni, e con un pericoloso regime alimentare di millantata ‘purezza’.

“Ho cercato di raccontare la vita di tre personaggi senza giudicarli, con tenerezza, con dolcezza – ha dichiarato il regista a Loudvision -. Per me è stata una catarsi, un esercizio: riuscire a guardare me stesso con più amore e tenerezza. È stata questa la sensazione predominante quando ho finito di leggere il romanzo, e vorrei che lo spettatore guardando il mio film provasse lo stesso, e riuscisse così a liberare le proprie emozioni”.

Annunciato come un thriller emozionale dalle sfumature horror tra Polanski e Hitchcock, potrebbe confermare la bravura di Costanzo nel tratteggiare interessanti personaggi in crisi esistenziale alla scoperta soprattutto di loro stessi.

“Exodus, dei e re”, kolossal biblico di Ridley Scott con Christian Bale nel ruolo di Mosè

Fluviale kolossal biblico da 150 milioni di dollari per due ore e mezza di durata, diretto dal grande Ridley Scott, “Exodus, dei e re” cerca di adattare sullo schermo, attraverso un sofisticato 3D immersivo, nientemeno che il Libro dell’Esodo dell’Antico Testamento. Siamo all’incirca nel 1300 avanti Cristo. Mosè (Christian Bale) è impegnato nella lotta contro il faraone egizio Ramses (l’attore australiano Joel Edgerton), allevato con lui come un fratellastro, e guida 400.000 schiavi in un epico viaggio per fuggire dall’Egitto e dalle sue dieci piaghe mortali.

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Nel cast di prim’ordine troviamo anche John Turturro, Sigourney Weaver, Ben Kingsley.

L’estetica si direbbe meno queer dei peplum alla “300” (meno muscoli esibiti, meno dialoghi camerateschi) e la critica l’ha accolto storcendo un po’ il naso per la necessità di cercare a tutti i costi la verità storica e trascurare il fascino del mito – pare proprio che il classico “I dieci comandamenti” di Demille sia davvero su un altro livello. Rischio polpettone in vista?

“Striplife”, la vita sulla striscia di Gaza in un doc d’autore diretto da un collettivo di registi

Vi segnaliamo infine, pur non essendo a tematica lgbt, un coraggioso documentario d’autore diretto da un collettivo di registi (Nicola Grignani, Alberto Mussolini, Luca Scaffidi, Valeria Testagrossa e Andrea Zambelli) che raccontano una giornata particolare nella Striscia di Gaza in cui si spiaggiano misteriosamente centinaia di mante sul litorale dando vita a un improvvisato mercato del pesce da parte dei locali che si accorgono dell’insolito fenomeno. Rispetto a immagini di guerra e conflitto, si privilegia la quotidianità di lavoratori qualsiasi, come la mezzobusto in chador di una tv locale, un fotografo senza gambe a una manifestazione pacifista, un gruppo di ragazzi acrobati specializzati nel parkour.

Distribuito da Lab 80 inizialmente a Roma, Milano, Mantova, Pisa e Prato, ha bisogno del passaparola per riuscire a ottenere una diffusione nazionale.

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