CinemaSTop: cinque supermaschi per Fury e molto altro

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Da Fury ad Accidental Love: i migliori film per questo weekend al cinema.

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Ah, quell’olio d’oliva che fece perdere la verginità ad Eisenstein in Messico!
Temevamo di avere un po’ perso per strada il talento visionario del regista gallese Peter Greenaway, ambizioso autore di un’idea di cinema totale e gender, che mescola varie arti (pittura, scultura, musica, letteratura, teatro), allo zenith della sua espressività negli anni ’80 (Lo zoo di Venere, Il ventre dell’architetto, Giochi nell’acqua). Lo ritroviamo in buona forma nell’affascinante Eisenstein in Messico, nel quale ricostruisce i dieci giorni del 1931 che il grande regista russo de La corazzata Potëmkin trascorse nella cittadina messicana di Guanajuato mentre girava Que viva Mexico! rimasto poi incompiuto. Qui si ipotizza che Sergej Eisenstein (Elmer Bäck, in un’accattivante interpretazione survoltata, clownesca e naïf) s’innamori ricambiato della seducente guida Palomino Cañedo (Luis Alberti, magnetico), insegnante di religioni comparate, sposato e con due figlioletti.
Attraverso eleganti invenzioni visive (split screen, innesti fotografici, rotazioni vorticose della macchina da presa, carrellate con moltiplicazioni del set), Greenaway rende esplicito e fiammeggiante l’amore gay tra Eisenstein e Cañedo con parecchi nudi liberatori e una potente, lunghissima scena di sesso in cui Sergej perde la verginità grazie a una provvidenziale colata di olio d’oliva paragonando l’iniziazione erotica alla presa del Palazzo d’Inverno nel 1917 quando aveva 19 anni. Nello stesso tempo si restituisce pienamente la profonda fascinazione che Eisenstein ebbe per la cultura messicana, in particolare il rapporto ravvicinato col culto dei defunti (“nel cimitero camminiamo insieme con la morte, sotto lo stesso parasole”).
Da vedere.

Cinque supermaschi, da Brad Pitt a Michael Peña, sul carrarmato antinazista Fury
Ragazzi, che cast: il divino Brad Pitt, quel satiro capriccioso di Shia Laboeuf, l’apotesi virile Jon Bernthal, pelle di pesca Logan Lerman, il fascino latino di Michael Peña, la bellezza ‘ereditaria’ di Scott Eastwood. Il sestetto hot è protagonista del bellico Fury di David Ayer in cui, nell’aprile 1945, il sergente dell’esercito americano Don Collier detto ‘Wardaddy’ (Brad Pitt) comanda un’unità di cinque soldati in una pericolosa missione dietro le linee tedesche a bordo di un carro armato Sherman chiamato appunto ‘Fury’. Pur essendo disarmati, con una giovane recluta inesperta e in evidente inferiorità numerica, il drappello di soldati cercherà di infliggere un colpo mortale al cuore della Germania nazista ormai al collasso.
“Wardaddy rappresenta la colonna portante dell’esercito in un’epoca in cui sergenti e sottufficiali imbracciavano davvero insieme le armi – spiega Ayer -. È un uomo molto pratico e pragmatico e l’unica cosa che gli interessa è portare a termine la propria missione. Sta cercando di redimersi attraverso questo incredibile atto di penitenza che consiste nel combattere per liberare l’Europa. Ha un suo codice morale, ma si tratta di una moralità molto diversa da quella di un civile qualsiasi. È lo specchio di quell’epoca. È stoico, ma pieno di vita e spiritoso. Un grande affetto lo lega ai suoi uomini e nutre un odio profondo per i nemici”.

La sublime Kate Winslet volitiva paesaggista alla corte di Re Sole: ecco Le regole del caos!
Se vi piacciono i film romantici in costume, scegliete senza esitare questa stilosa commedia di pizzi e lazzi ambientata nel 1682 alla corte di Re Sole e diretta da Alan Rickman che si ritaglia proprio il ruolo di Louis XIV. La sublime Kate Winslet interpreta Sabine De Barra, una volitiva paesaggista in lizza per l’assegnazione di un incarico a Versailles ma l’artista di corte André Le Notre (il fascinoso Matthias Schoenaerts) non la vede di buon occhio, in particolare per la sua teoria destrutturalista del ‘little chaos’. Nel periodo concessole a corte, Sabine progetta e realizza la sala da ballo all’aperto di Rockwork Grove, venendo a conoscenza delle piccole e grandi rivalità di corte, manipolate abilmente dall’influente e pericolosa Madame de Montespan (Jennifer Ehle), la più potente maîtresse di Francia, che diede sette figli al re, di cui sei legittimati. Sabine riuscirà a entrare a contatto col re e ottenere la fiducia di suo fratello Philippe (Stanley Tucci).
“Pazienza, cura e un po’ di sole”: quello che ci vuole per i fiori e una storia d’amore riuscita, secondo la teoria di Sabine.

Accidental Love, stravagante commedia americana con Jake Gyllenhaal e Jessica Biel
Bislacca commedia drammatica dalla produzione assai travagliata: iniziata nel 2007, fu abbandonata dal regista David O. Russell tre anni dopo e rimontata da un altro produttore quest’anno col credit di regia Stephen Greene, uno pseudonimo di Russell. Una cameriera ingenua (Jessica Biel) si ritrova un chiodo in testa e comincia una lunga battaglia con la burocrazia americana essendo priva di copertura sanitaria. Tra gli effetti collaterali al cervello, anche un incontrollabile impulso pulsionale che la fa cadere tra le braccia di un politico libertino interpretato da Jake Gyllenhaal. Nel cast rilevante anche Catherine Keener, James Marsden e James Brolin.
Sulla carta un prodotto stravagante che potrebbe rivelarsi cinesfizioso anche se incompiuto e, a quanto pare, piuttosto incoerente nel suo complesso.

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