CinemaSTop, ecco il “filmenù” per un cineweekend tutto da gustare

Commedie come primo e secondi di carne (ben macellata) negli horror in uscita al cinema.

Tris di commedie leggere

Non aspettatevi alte cu-Cine, in questo periodo di bassa stagione filmica si tratta soprattutto di ripescaggi dai famigerati fondi di cinemagazzino. Se cercate una commedia easy easy potete scegliere fra la francese “Babysitting” e le americane “Insieme per forza” e “The Best Man Holiday”. La prima ha il suo principale motivo d’interesse nell’attraente protagonista nonché coregista, Philippe Lacheau, soprannominato ‘Fifì’, rivelazione televisiva in patria. Qui interpreta un impiegato modello, Franck, che si ritrova a gestire per un weekend il piccolo Rémy, moccioso e capricciosissimo figlio del suo boss a corto di babysitter. Nella rom-com variamente triviale “Insieme per forza” di Frank Coraci ritroviamo Drew Barrymore e Adam Sandler genitori single con figli, costretti a convivere forzatamente durante una vacanza in Sud Africa. È la terza volta che recitano insieme dopo “50 volte il primo bacio” e “Prima o poi me lo sposo”.

Se invece scegliete “The Best Man Holiday”, commedia corale all black del cugino di Spike Lee, tale Malcolm D. Lee, fate attenzione perché è il sequel di un film uscito ben 14 anni fa e se non avete visto l’originale rischiate di non comprendere i rapporti tra i vari personaggi che si ritrovano nella magione di uno di loro per le feste natalizie. Sennò, passate direttamente al secondo cine-piatto.

Carne al sangue ben macellata

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Un altro classico estivo sono gli horror/slasher, spesso però di serie infima. Porta il marchio Lucky Red, da sempre una garanzia, “Le origini del male” di John Pogue, su un gruppo di studenti di Oxford che, nel 1974, tentano psico-esperimenti di guarigione su una ragazzina disturbata in cui, manco a dirlo, si è insinuato il maligno. Produce la rinata Hammer che dagli anni ’30 firmò grandi classici del genere. Dal trailer ci sembra più affidabile dell’italiano “Surrounded” diretto da Federico Patrizi e Laura Girolami in cui un’insegnante, lasciata per un giorno da sola in una casa di campagna isolata dal marito avvocato che si assenta per motivi di lavoro, viene minacciata da un individuo mascherato senza possibilità di fuga dall’abitazione (il sottogenere si chiama ‘home invasion’ e ha prodotto recentemente “La notte del giudizio” e “You’re Next”). Budget minimo e doppiaggio fuori sincrono già nelle clip di presentazione. Paura.

A qualcuno piace doc

Chi preferisce il cosiddetto cinema della realtà, ecco due prodotti ‘d’origine controllata’ di un certo interesse: “Jason Becker: ancora vivo” di Jesse Vile racconta attraverso interviste e materiale di repertorio la storia di un talento dell’heavy metal, chitarrista dei Cacophony, che a soli 19 anni è stato colpito dalla sclerosi laterale amiotrofica con una diagnosi ferale in cui la speranza di vita si riduceva a qualche anno. Oggi ne ha quasi 45 e, seppur paralizzato, riesce a comunicare e persino a fare musica attraverso uno speciale programma informatico che decodifica il movimento degli occhi. Una cineanalisi su ampia scala del mercato internazionale degli stupefacenti è invece “Come fare soldi vendendo droga” di Matthew Cooke in cui si propone ironicamente la ricetta per diventare uno spacciatore di successo in un florido mercato che vale più di 400 miliardi di dollari. Testimonianze di celebri artisti che sono transitati nell’illegalità come Eminem o il rapper 50Cent e una perla queer, la ridicola frase antigay al tempo dei governi Nixon e Reagan che istituirono la squadra antidroga DEA dichiarando: “La marijuana conduce all’omosessualità e quindi all’Aids”.

La mancia è un classico di Sergio Leone

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Se volete andare sul sicuro e adorate il western, ecco a voi la versione restaurata dalla Cineteca di Bologna e da Unidis Jolly Film di un cult immortale come “Per qualche pugno di dollari” del maestro illustrissimo Sergio Leone. Come dimenticare gli epici duelli di quel temerario cacciatore di taglie, il Monco (un leggendario Clint Eastwood) e del Colonnello bounty killer (Lee Van Cleef, altrettanto leggendario) all’inseguimento del ‘desperado’ psicopatico messicano, il temibile Indio (Gian Maria Volontè, nell’empireo)? Questo è il classico che ha dato dignità artistica al cosiddetto ‘spaghetti western’ o ‘western all’italiana’, adorato a livello internazionale da grandi fan del genere come Quentin Tarantino che a Cannes l’ha presentato come film di chiusura tra i ringraziamenti dei figli Raffaella e Andrea Leone: “Dedicare la serata di chiusura a nostro padre è il più grande omaggio che il Festival di Cannes potesse riservargli”. All’epoca incassò l’incredibile cifra di tre miliardi e mezzo di lire.