#CinemaSTop: Sorpresa Golden Globes, Carol in testa con 5 nominations

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Todd Haynes batte Tarantino che si ferma a tre segnalazioni. Molte le candidature lgbt.

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Sorpresa ai 73esimi Golden Globes, anzi, più d’una. Ci aspettavamo una pioggia di candidature per The Hateful Eight, il nuovo lavoro di Quentin Tarantino, dopo i toni entusiastici all’anticipata stampa americana: eppure il nuovo western – pare neanche troppo pulp – del maestro americano si accontenta di tre segnalazioni (sceneggiatura, attrice non protagonista Jennifer Jason Leigh e colonna sonora del nostro Ennio Morricone), bucando così clamorosamente miglior film e regia.

Batte tutti la raffinatissima, fulgida estetica Fifty del mirabile Carol di Todd Haynes che avevamo recensito a Cannes, la cui divina Cate Blanchett – ci aveva spiegato quanto il suo coming out bisex a Variety fosse in realtà una manipolazione giornalistica – si rifà dello smacco per il mancato Prix d’interprétation con una sacrosanta candidatura condivisa con la calibratissima Rooney Mara, premiata sì sulla Croisette ma insieme a Emmanuelle Bercot per il suo ruolo oltre l’isteria nel brutto e nevrotico melò Mon Roi di Maïwenn. Le altre candidature sono la crème che proietta direttamente Carol in zona Oscar come sicuro frontrunner: miglior film, regia e colonna sonora di Carter Burnwell. Sarà distribuito da Lucky Red il 5 gennaio 2016.

La seconda sorpresa è l’inattesa candidatura di Lady Gaga per il suo ruolo flamboyant nel televisivo American Horror Story: Hotel, candidato come miglior miniserie tv (vi ricordate che pubblicammo le foto di lei valchiria erotica che cavalcava un bellone a fianco di Matt Bomer inedito stalloncino etero?).

Anche le altre nominations rivelano una vistosa tendenza queer: tra i migliori film drammatici spicca il giornalistico Spotlight di Tom McCarthy sul caso di preti pedofili smascherato da un drappello di giornalisti del Boston Globe a cui fu attribuito il premio Pulitzer. È stato segnalato anche nella categoria riservata ai registi e alle sceneggiature.

Molti i ruoli lgbt scelti dalla novantina di giornalisti della stampa estera residenti a Hollywood: oltre alle straordinarie attrici di Carol, troviamo Eddie Redmayne e Alicia Wikander per il biopic The Danish Girl di Tom Hooper sulla prima trans al mondo operata negli anni ’30, la pittrice danese Lili Elbe/Einar Wegener. La Wikander ha una doppia nomination, anche per il suo ruolo di malinconico robot nel mediocre e futurista Ex Machina. Nella categoria delle interpreti in un musical/commedia, troviamo la veterana Lily Tomlin risoluta lesbica nel road movie Grandma di Paul Weisz, nominata anche nello spassoso serial tv Grace And Frankie in cui è moglie di un omosessuale. Se la vedrà con un altro pezzo da novanta (non anni: solo ottanta!), la sublime Dame Maggie Smith barbona invadente nella commedia The Lady In The Van di Nicholas Hytner sulla strana (e vera) amicizia tra la signora in questione e il commediografo gay Alan Bennett che si ritrova il suo pulmino lercio nel vialetto di casa da cui non scollerà per quindici anni.

Tra i migliori film stranieri sarà lotta dura tra il geniale e gender The Brand New Testament di Jaco Van Dormael (in italiano s’intitola Dio esiste e vive a Bruxelles) e lo sconvolgente Saul Fia (Il figlio di Saul) dell’ungherese Laszlo Nemes su Auschwitz visto dall’interno, un Sonderkommando ebreo alla ricerca di una degna sepoltura per un bimbo che crede essere suo figlio. Ma attenzione: il terzo incomodo potrebbe essere il cileno The Club del maestro Pablo Larrain su una conventicola di preti pedofili che coinvolge persino suore conniventi.

L’Italia, oltre a Morricone, si consola con due nominations a Youth – La giovinezza di Paolo Sorrentino: miglior canzone, Simple Song #3 di David Lang, e attrice non protagonista (Jane Fonda, dolente e fulminata nella scena più folle dell’anno: la sua crisi isterica in aereo).

Più prevedibili le candidature per i prodotti televisivi, Lady Gaga a parte: immancabili ormai da anni Orange Is The New Black prodotta da Netflix, miglior serial e attrice, la perla nera Uzo Aduba, e l’innovativo Transparent con tre candidature: ovviamente Jeffrey Tambor è pronto ad agguantare il suo secondo Golden Globe nei panni del papà/mamma transgender Maura, ma sono in lizza anche Judith Light come miglior attrice non protagonista e l’intera serie come miglior commedia tv . Fra gli attori non protagonisti spicca il bisex dichiarato Alan Cumming per l’acclamata The Good Wife prodotta dalla CBS.

Il gran bottino di nomination la fa però l’ammiraglia Twentieth Century Fox con ben dodici nominations complessive per il cinema e la nuova arrivata Netflix, per la tv, con otto.

I 73esimi Golden Globes saranno assegnati il 10 gennaio al Beverly Hilton Hotel di Los Angeles. La cerimonia di gala sarà condotta dal comico Ricky Gervais.

P.S.: vi segnaliamo nel weekend, da oggi a domenica 13, il Salento Rainbow Film Festival che si terrà alle Manifatture Knos di Lecce. L’ingresso è gratuito.

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