CinemaSTop: Louisiana e The Tribe, due film-sfida sulla marginalità

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Ma escono anche il catastrofico muscolare San Andreas e l’horror all’italiana Hybris.

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L’altra faccia del sogno americano nell’intenso doc Louisiana (The Other Side)
Cinque minuti di applausi hanno accolto a Cannes, nella sezione Un Certain Regard, questo intenso documentario dell’emergente Roberto Minervini, dedicato a esistenze marginali nella Louisiana più povera, quella del nord, dove il 60% della popolazione è disoccupata, schiava della droga e dell’indigenza. Attraverso uno stile molto sorvegliato in cui la macchina da presa non invade mai la scena e sembra non venire percepita da chi è filmato (e questo sensibile ‘scarto’ tra finzione e non finzione è una delle peculiarità maggiori del significativo lavoro di Minervini), ci si immerge nella vita di Mark e Lisa, tossicodipendenti innamorati dipendenti di crystal meth ossia la metanfetamina purissima che ha di fatto sostituito il crack, e di uno strano gruppo di paramilitari che si esercita nei boschi inneggiando contro Obama.
L’altra faccia del sogno americano, quella più ombrosa, cruda e disperata, viene ripresa con obiettività lucida, senza ricerca di scandalo a tutti i costi – anche nelle scene più estreme, come quella dell’iniezione di droga alla spogliarellista incinta – ma cercando di cogliere elementi di intima rivelazione a tratti poetica anche grazie a un pregevole effetto di massimo naturalismo ottenuto dopo una lunga convivenza del regista con i protagonisti del film. Distribuisce e coproduce Lucky Red.
Da vedere assolutamente.

Volete un film-sfida? Fa per voi l’ucraino The Tribe, girato nella lingua dei segni, muto e senza sottotitoli!
Ecco un film-sfida mai visto: girato nella lingua dei segni e senza sottotitoli. Rivelazione della Semaine de la Critique a Cannes 2014 dove vinse il Grand Prix Nespresso e il Fipresci della critica internazionale, diretto dall’impronunciabile regista ucraino Myroslav Slaboshpytskiy, racconta del sordomuto Sergey che giunge in un collegio per ragazzi col suo stesso problema. Ma l’istituto è dominato da un gang criminale che gestisce violenze e mercato carnale. Sergey, per essere accettato, deve partecipare a una serie di furti ma l’amore per la prostituta Anna lo porterà a infrangere le regole del branco.
“Era un mio vecchio sogno rendere omaggio al cinema muto – dichiara il regista -. Realizzare un film che potesse essere compreso senza che nessuna parola venisse pronunciata. Non che stessi pensando a qualche tipo di film ‘esistenzialista’ europeo in cui gli eroi rimangono in silenzio per metà del film. Nei film muti gli attori non erano muti, anzi, comunicavano attivamente attraverso le azioni e il linguaggio del corpo. Riuscivano a comunicare emozioni e sentimenti senza pronunciare una sola frase e, non a caso, la maggior parte delle stelle del cinema muto veniva dalla mimica. Questo è il motivo per cui ho sempre voluto realizzare un film sulla vita dei sordomuti. Senza dialoghi e senza sottotitoli. E con la partecipazione di veri sordomuti”.

Un megaterremoto da cento milioni di dollari: ecco il catastrofico e muscolare San Andreas di Brad Payton
Action catastrofico muscolare diretto da Brad Payton, ipotizza che uno sciame sismico generato dalla faglia di San Andreas distrugga mezza Los Angeles per propagarsi, con un’onda d’urto devastante, fino a San Francisco. Il pilota di elicotteri Ray Gaines (Dwayne ‘The Rock’ Johnson) deve salvare la moglie da cui sta per divorziare e la figlia Blake che si trova a San Francisco col compagno della madre.
Girato fra Los Angeles, San Francisco, Gold Coast e Brisbane, vanta un top budget da cento milioni di dollari, grazie ai quali sono stati realizzati effetti speciali di straordinario realismo piuttosto impressionanti. In un ruolo secondario troviamo il grande Paul Giamatti nei panni del dottor Lawrence che lancia l’allarme prevedendo l’ultraterremoto ma non viene minimanente ascoltato.
Per gli amanti del genere disaster-videogame il divertimento è assicurato, per i più cinefili meglio guardare altrove.

Hybris, una casa nel bosco per l’horror all’italiana del giovanissimo Maione
In greco antico la ‘hybris’ è la tracotanza, ed è un tipico topos della letteratura ellenica. Nell’horror soprannaturale del ventunenne Giuseppe Francesco Maione, si evoca la tracotanza che fece precipitare Icaro in mare per essersi avvicinato troppo al sole con le sue ali di cera e si riprende un altro topos del genere horror: un gruppo di ragazzi si ritrova in una vecchia casa abbandonata nel bosco per rispettare la volontà di un loro amico defunto. Neanche a dirlo, la notte sarà un vero incubo, con la sparizione improvvisa di porte e finestre nonché altri inquietanti segnali di spiriti poco spiritosi: il gioco al massacro è servito.
“L’idea nasce da due esigenze – spiega il regista -: da una parte, la necessità di girare un film di genere, prendendo in prestito ingredienti tipici del cinema horror d’oltreoceano unendoli a quelle che sono alcune delle peculiarità del cinema italiano, ovvero l’analisi del dramma e le relazioni tra i personaggi. Dall’altra, la voglia di girare un film fruibile ai più”.

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